Congiura di Racconigi: una pagina della storia ancora oscura

di Roberto Maggio
Altezza tutto è pronto. I Documenti, l’atto di abdicazione e la rinuncia al trono sono stati approntati da persona di fiducia”.
“Bene”
“Dovremmo agire con la massima celerità. Gli eventi incalzano”.
“Agite Maresciallo. Il tempo gioca contro di noi…

CASTELLO RACCONIGIMi trovavo all’interno del Castello di Racconigi (To) e mentre osservavo la magnificenza del gabinetto etrusco ho immaginato che un dialogo del genere qui possa essere avvenuto…
Andiamo con ordine.
1938. Racconigi. Settembre. All’orizzonte si stagliano nubi di guerra. La crisi dei Sudeti si aggrava di giorno in giorno. La guerra in Europa fra la Germania e le Potenze democratiche sembra inevitabile. Cosa farà l’Italia? Che atteggiamento assumerà nei confronti di Hitler a cui è legata non solo da una “amicizia ideologica”? E nei confronti della Gran Bretagna a cui, storicamente, la casa reale Savoia non è stata mai ostile?PROTAGONISTA 1Questi, probabilmente, i dilemmi che in quei giorni sollevarono alcuni elementi dell’establishement militare e diversi componenti della casa reale che nel meraviglioso Castello sulle rive del Maira si incontrarono in segreto per prendere una iniziativa che avrebbe condotto l’Italia fuori da quella difficile situazione di empasse: rovesciare il regime di Mussolini ed esautorare Re Vittorio Emanuele III.
È quanto emerge da documenti britannici rintracciati a fine degli anni ’70 dalla storica Elisabetta Bolech Cecchi negli archivi del Foreign Office.
Si tratta di una nota diplomatica dell’Ambasciatore britannico al Cairo datata 1939 in cui si fa accenno ad un incontro avvenuto l’anno precedente, durante la crisi dei Sudeti, nella residenza estiva di Casa Savoia a pochi chilometri da Torino.
PROTAGONISTA 2Secondo questo documento, nel castello di Racconigi, si trovarono la Principessa di Piemonte, Maria Josè, il Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Pietro Badoglio e il capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, Maresciallo Rodolfo Graziani con uno scopo preciso. Organizzare un colpo di Stato per eliminare il fascismo e portare Maria Josè sul trono quale reggente del piccolo Vittorio Emanuele. Infatti, il piano dei congiurati prevedeva anche l’abdicazione di Vittorio Emanuele III e, conseguentemente, la rinuncia al trono dell’erede Umberto.
I documenti  per l’abdicazione e la rinuncia erano già stati approntati.
Al posto di Mussolini, quale Presidente del Consiglio,sarebbe stato nominato Carlo Aphal, avvocato di fiducia della famiglia Agnelli.
Il golpe avrebbe visto la partecipazione attiva del Regio Esercito, soprattutto nelle città del nord Italia,  e di una “armata” di antifascisti provenienti dalla Francia.
PROTAGONISTI 3Questa della congiura di Racconigi è una delle pagine più oscure della storia d’Italia, che lascia tuttora aperti numerosi interrogativi.
Perché la congiura fallì? O meglio, perché al momento di passare all’azione i congiurati si fermarono? Forse perché mentre si progettava il colpo di stato il Primo Ministro inglese lord Chamberlain chiese, per rabbonire Hitler, l’intervento pacificatore di Mussolini? O c’è dell’altro? Chi veramente mosse i fili del complotto?
Sicuramente un ruolo significativo l’avrebbero svolto dati ambienti massonici, considerando che il Maresciallo Badoglio e la gran parte dei quadri maggiori del Regio Esercito faceva parte dell’obbedienza del Grande Oriente d’Italia?
Quale sarebbe stato il ruolo della grande imprenditoria italiana visto che il futuro Presidente del Consiglio sarebbe stato persona di fiducia della più influente famiglia fra gli industriali italiani?
E ancora: i congiurati ebbero contatti con servizi di altri Paesi? Forse proprio con la Gran Bretagna?
Certo è che gli inglesi, temendo il potenziale bellico della flotta italiana, allora una delle migliori al mondo, avrebbero preferito trovarsela alleata che nemica. Per questo, a detta di diversi storici che citano varie fonti, il governo di Sua Maestà in quegli anni avrebbe visto di buon occhio un collasso interno del fascismo con conseguente ascesa al governo di elementi filo inglesi  del regime o comunque non ostili alla Gran Bretagna (Balbo, Ciano) con successivo riallineamento dell’Italia al fianco delle Potenze alleate.
CASTELLO RACCONIGI INTERNOUlteriore dilemma: sembra impossibile che Mussolini, grazie alla capillare presenza in ogni settore della vita italiana dell’OVRA, la polizia segreta del Regime, non abbia avuto sentore di una qualche “macchinazione” ai suoi danni?
In più, la Milizia, la “guardia armata della rivoluzione” non avrebbe certamente contrastato un eventuale colpo di mano nei confronti del Duce?
A differenza di quanto avverrà il 25 luglio 1943, quando la Milizia non mosse un dito per difendere Mussolini, nel 1938 il regime era all’apice del consenso e la situazione interna era sicuramente differente da quella che si sarebbe verificata cinque anni dopo.
CASTELLO RACCONIGI STANZEE poi: come veramente avrebbero reagire i quadri del Regio Esercito strettamente legati da un giuramento di fedeltà alla persona del Sovrano?

Mentre questa serie di interrogativi mi turbina nella mente come una tempesta lascio il gabinetto etrusco e le altre magnifiche sale dirigendomi verso l’immenso parco accarezzato dal Maira, teatro di sontuosi matrimoni reali e l’indimenticabile visita dello Zar lasciandomi alle spalle il Castello, silente testimone di uno dei fatti più enigmatici e controversi nella storia d’Italia. Come sarebbe andata se la congiura avesse avuto successo? Forse…

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