“Scandalosi amori e Pinocchio”: romanzo storico sulla vita e gli amori di Collodi

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Risultato di un’attenta analisi degli scritti dell’autore toscano e delle testimonianze finora ignorate di uomini e donne che lo conobbero personalmente. Su Collodi emerge un aspetto della sua personalità poco conosciuto. Secondo il nipote Paolo, lo zio scapolo fu un donnaiolo che conservava gelosamente nel cassetto le lettere di innumerevoli amanti. Missive d’amore che dopo la sua morte furono bruciate dal fratello per non compromettere signore ancora viventi e salvaguardare il buon nome di uno scrittore di libri per bambini.

Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, ha scritto “Le avventure di Pinocchio”, l’opera che secondo un recente sondaggio è la più tradotta nel mondo con 260 traduzioni.
Sul suo  autore sono stati scritti centinaia di saggi e biografie, ma solo adesso, con “Scandalosi amori e Pinocchio” (Vito Costantini, Youcanprint, Lecce, 2021) emerge un aspetto della sua personalità poco conosciuto.
Il nipote Paolo sostiene che lo zio scapolo fu un passionale, un donnaiolo che conservava gelosamente nel cassetto le lettere di innumerevoli amanti.

Missive d’amore che dopo la sua morte furono bruciate dal fratello per non compromettere signore ancora viventi e salvaguardare il buon nome di uno scrittore diventato famoso scrivendo libri per bambini.
Ci si chiede: è importante approfondire questo argomento  a 130 anni dalla morte dello scrittore?
Natalino Sapegno, uno dei più grandi critici letterari del XX secolo, afferma: “Le opere di un autore possono essere comprese pienamente solo attraverso un esame della sua formazione umana e culturale, che tenga conto di tutti i dati, anche psicologici della sua personalità…”.

Della stessa opinione il critico francese, Charles Augustin de Sainte-Beuve: “Finché su uno scrittore non ci saremo posti un certo numero di quesiti e non avremo dato ad essi una risposta, non potremo essere sicuri di conoscerlo veramente. Ad esempio quale era il suo regime di vita, la sua esistenza di tutti i giorni? E quale era il suo vizio e il suo punto debole? Nessuna risposta a queste domande è senza importanza.
Il punto debole dell’autore della celeberrima favola, seguendo le parole del critico francese, furono “le donne”.
Nel romanzo si parla delle donne di Collodi, alcune reali e documentate, ma soprattutto delle motivazioni che spinsero lo scrittore a una loro ininterrotta e assidua frequentazione.

“L’eros segreto di Dante”: il libro che svela tutti i segreti del Sommo Poeta

Riceviamo e pubblichiamo
Sessualità e ambigui passaggi: “L’eros segreto di Dante” di Renato Ariano (edizione Youcanprint) svela tutti i segreti del Sommo Poeta con una nuova lettura allegorica della Divina Commedia.

Sessualità ed erotismo nell’opera appena editata “L’eros segreto di Dante” di Renato Ariano. Un approccio inedito e sconvolgente per chi lo abbia ritenuto un personaggio rigido e bigotto. L’autore rivela come, in diversi canti della Commedia, Dante, con grande ambiguità e dissimulazione, si spinga sino alla descrizione dei suoi rapporti erotici con Beatrice.
 “Questo libro porta alla luce questa nuova visione, scoprendo e spiegando l’esistenza di questi passi, che si possono definire delle vere e proprie schegge impazzite di erotismo, mai gratuite ma dal carattere mistico, ispirato a un testo sacro come Il Cantico dei cantici, nel tentativo di conciliare i due aspetti dell’umanità, carne e spirito, in un’integrazione suprema” sottolinea l’autore Renato Ariano.
Ci siamo, ecco l’anniversario più atteso e con esso una serie di straordinarie riflessioni e innovazioni sulla vita dell’Alighieri. L’anno di Dante, come è stato ribattezzato il 2021, è destinato a portare alla luce anche i tratti più curiosi del Sommo Poeta. Quest’anno, infatti, con le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, offre la grande occasione per analizzare con occhi inediti la personalità del poeta fiorentino e per cercare di comprenderne i messaggi segreti o meno facili da decifrare. Secondo questo approccio, uno degli aspetti meno noti ma più sorprendenti è quello dell’eros dantesco, che fa capolino, a sorpresa, in mezzo ai versi teologici della Divina Commedia. La scoperta di questo messaggio è di Renato Ariano, medico, scrittore e studioso di Dante, che ne parla nel suo ultimo libro “L’eros segreto di Dante”, edizioni Youcanprint.

LA LETTURA ALLEGORICA DELLA COMMEDIA E LA VENA EROTICA – Tutti sanno che la Divina Commedia di Dante è un’opera allegorica, con diversi livelli di lettura. Ariano ne propone uno inedito e clamoroso, di solito ignorato o addirittura rimosso dai commentatori ufficiali: quello dell’eros dantesco. “Nel corso dei secoli, il Poeta è stato trasformato, nell’immaginario collettivo, in una figura rigida e stereotipata – sottolinea ArianoEppure, sono numerosissimi i passi oscuri e ambigui che il poeta sciorina sotto il naso del lettore, a volte avvertendolo, ma più spesso dissimulandoli con voluta noncuranza. La rivelazione di canti della Commedia, soprattutto del Paradiso, in cui Dante, con grande ambiguità e dissimulazione, inserisce aspetti di evidente sessualità ed erotismo, sino alla descrizione dei suoi rapporti erotici con Beatrice, sarà certo sconvolgente per quanti siano ancora legati alla visione di un Dante bigotto e ortodosso. Al termine del libro il lettore potrà capire che il messaggio segreto di Dante è ancora oggi attuale e rivoluzionario, in una società solo apparentemente permissiva”.

IL LINGUAGGIO COLORITO E LA COMMEDIA COME SOGNO – A testimonianza di un linguaggio molto libero e non senza doppi sensi osceni, l’autore rileva nella Commedia il frequente uso di espressioni molto sboccate come “bordello, culo, femmine da conio, puttana, puttaneggiar, meretrici, merda, natiche, sconcia, sozzo”. A questi elementi facilmente intuibili, va aggiunto il fatto che la Commedia è una “mirabile visione”, quindi è come un sogno e in quanto tale va interpretata non tanto con la razionalità, quanto con l’intuizione. “Nella Commedia Dante utilizza non la prosa ma la poesia, ossia lo strumento più idoneo per trasmettere il rumore di fondo delle energie e degli archetipi che si agitano nell’inconscio collettivo – evidenzia ArianoÈ anche vero che le pulsioni più profonde, come quelle sessuali, che proprio laggiù risiedono, talvolta possono emergere a sorpresa, violando i confini dell’autocensura dell’autore. I sogni descritti da Dante vengono reinterpretati, in questo libro in chiave psicoanalitica”.

L’AUTORERenato Ariano è medico, scrittore e studioso di Dante. In passato ha pubblicato numerosi testi scientifici di argomento allergologico. Si è anche occupato delle relazioni tra cambiamenti climatici e malattie allergiche. Ha già scritto un testo divulgativo per ragazzi “Il vento è un’autostrada per pollini” (Edizioni Leucotea) e nel 2017 un saggio dal titolo “Dante, templare nascosto”. Adesso esce il secondo libro dantesco, “L’eros segreto di Dante” (Editore Bonanno). Nel corso dei suoi studi sul poeta fiorentino e dei suoi scritti e in particolare sulla Commedia, opera straordinaria e in gran parte enigmatica, l’autore ha individuato in essa dei particolari inaspettati e meno ortodossi rispetto a quello che la cultura accademica ci ha tramandato.
Ulteriori informazioni su
https://www.erosdidante.com/ e su https://www.dantetemplare.com/. Il libro è disponibile da oggi, 25 marzo, su https://www.amazon.it/sia in versione cartacea (Euro 14,00) sia in versione e-book oppure si può ottenere in pochi giorni ordinando in libreria (piattaforma editoriale Youcanprint).

L’ultimo libro di Giuseppe Vezzoni, in libreria

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“Tra falci di luna e cembali nell’anima” è il sentiero del tempo che l’autore ha provato a tracciare in forma poetica, anche ricorrendo al dialetto versiliese. Nel viaggio di una esistenza settantennale ha richiamato immagini e ricordi del suo avvertire il territorio delle valli del Cardoso e del Mulina.

L’ultimo libro di Giuseppe Vezzoni è una raccolta di poesie Tra falci di luna e cembali nell’anima ed è acquistabile presso il sito Youcanprint o le più importanti librerie online.
«È il sentiero del tempo che l’autore ha provato a tracciare in forma poetica, anche ricorrendo al dialetto versiliese. Nel viaggio di una esistenza settantennale ha richiamato immagini e ricordi del suo avvertire il territorio delle valli del Cardoso e del Mulina. Ha dato espressione figurativa a interiorizzazioni che finiscono per essere declinate in nicchie morfologiche dell’ Alta Versilia. Il libro Tra falci di luna e cembali nell’anima sono personali momenti di ascolto, moti interiori a cui Vezzoni è andato incontro e che ha conservato con la scrittura in quella pluridecennale discrezione emozionale che, protraendosi ancora, rischiava di andare perduta se non fosse stata raccolta in un libro. È dunque un tentativo di declinare il territorio fisico ed emozionale con una rigenerazione di momenti di vita che sono diventati l’humus di questa terra di mezzo che diviene l’appartenenza quando si fa profonda e intreccia l’immanente nel trascendente e viceversa, allorché il paesaggio si fonde con il respiro dell’anima e il senso di libertà. Un libro che testimonia il profondo legame con il territorio dell’Alta Versilia ».

“Se la morte fosse un fiore profumato” il nuovo libro di Chiara Saccavini

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I misteri dell’uomo e delle piante nel nuovo libro della scrittrice, filosofa giardiniera friulana edito da Youcanprint.

Chiara Saccavini, la filosofa giardiniera friulana, esce per i tipi di Youcanprint con il suo nono libro, il terzo sotto forma di romanzo. Se la morte fosse un fiore profumato, è il titolo di un libro che si legge facilmente ma che, ad ogni riga, invita ad approfondire, sondare e forse sognare.
Olga Maieron, nella prefazione al volume, giustamente annota che si tratta di un romanzo “che definire non è affatto un’operazione semplice né tanto meno immediata. Sarei tentata di utilizzare un neologismo del tipo “fitofilosofico”, ma è un po’ cacofonico e non mi sembra adatto a racchiudere il caleidoscopico labirinto dentro il quale Chiara Saccavini ci porta, in modo apparentemente casuale”.
È di vita, amori, morte, rinascite che parla questo piccolo, intenso volume di una autrice fieramente friulana che unisce approfonditi studi filosofici, a competenze botaniche (è sua quella che è tra le più importanti collezioni di begonie al mondo), a frequentazioni di teosofie e discipline orientali, mitologia mediterranea, sfiorando anche ambiti altri.
Un lettore potrebbe trovare in Se la morte fosse un fiore profumato risposte sull’al di là che è l’aldiquà, ma anche un filo per inoltrarsi in un viaggio iniziatico (il nome di Gurdjeff torna più volte), ma più semplicemente un piccolo, preciso testo sulle virtù e storie delle piante.
Temi pregni e totalizzanti, che nella misuratissima scrittura di Chiara Saccavini divengono fluidi momenti di fascinazione e racconto.

La protagonista, che è fisiologico immaginare essere la stessa autrice, vive il suo oggi, nel suo Friuli, terra selvaggia e potente. Lei porta dentro e sopra di sé le vicende di altre donne che furono lei e che sono lei. In un continuum, riaffiorante e mobile nel suo mostrarsi, perché – scrive Saccavini citando il “Gorgia” di Platone – “Chi può sapere se il vivere non sia morire / e se il morire non sia un vivere?”.
Ho vissuto tante vite. Lacerti di ricordi mi scorrono davanti agli occhi. Eventi, oggetti, profumi evocano flash improvvisi di situazioni incastonate nel tempo passato”, riconosce la protagonista.
Che, in altre pagine, afferma: “Credo che non abbiamo mai lasciato il Paradiso. Solo che ce ne siamo dimenticati. Non lo riconosciamo. La durezza dei nostri cuori, di fatto, inaridisce il nostro stesso pianeta; la sterilità meschina delle nostre anime lo desertifica velocemente”, afferma ancora.
In linea con il racconto, l’unica immagine che compare all’interno del racconto copertina propone un serpente attorcigliato intorno a infiorescenze di piante diverse. Qui il rettile non si morde la coda, ma ad essere comunque evocata è l’idea dell’uroboro, l’antichissima figura che indica la continuità tra la vita e la morte. Un tempo di circolarità più che di sequenze interrotte.
Rispetto ad altre sue pubblicazioni, qui l’autrice porta per la prima volta in modo compiuto dentro un suo racconto anche la musica, da raffinata cultrice della materia come è. Quasi a voler suggerire una colonna sonora al racconto e un catalizzatore alle emozioni. Che Se la morte fosse un fiore profumato non manca di far affiorare ad ogni pagina.
http://www.ortofiorito.it