WWF: torna il contest “Urban Nature” con il premio “Violetta”

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Educazione ambientale. Il WWF propone anche per quest’anno il contest “Urban Nature” associato al Premi o”Violetta” per il miglior progetto nelle scuole “Panda Club”. 10 passi per far entrare la natura nelle scuole. Prosegue la raccolta fondi col numero solidale (SMS o chiamata) 45585 per creare Aule Verdi.

Sono stati i Panda Club della Romanina, periferia della capitale, i vincitori del Premio Violetta inaugurato lo scorso anno, premio che si è aggiunto a quelli offerti dal WWF all’interno del contest Urban Nature e dedicato ad aumentare la biodiversità negli spazi urbani. Nell’Istituto Comprensivo Raffaello è stato riqualificato uno spazio arido e in abbandono che oggi è animato da una vegetazione rigogliosa e fiorita, paradiso per una grande varietà di farfalle, api e altri insetti impollinatori. Il Premio verrà assegnato anche quest’anno ad altri due Panda Club, classi iscritte al WWF, all’interno del contest di Urban Nature che si concluderà la prossima settimana con le premiazioni di altre 6 classi (due primarie, due secondarie di primo e due di secondo grado).

Le premiazioni del contest Urban Nature sono uno dei passaggi chiave delle due settimane di raccolta fondi del WWF che, fino al 4 ottobre, vuole stimolare la generosità degli italiani per creare, grazie al numero solidale (SMS o chiamata) 45585 il maggior numero possibile di Aule Natura dal nord al sud del paese. 
Il WWF vuole allestire negli spazi esterni delle scuole aree di supporto alla didattica in grado non solo di garantire la sicurezza degli alunni attraverso un opportuno distanziamento interpersonale ma di arricchire la didattica in un’aula letteralmente “fatta di natura”.
IL PREMIO VIOLETTA
Il Premio Violetta è il prodotto di un felice connubio tra l’esperienza pluridecennale dei Panda Club, il contest di Urban Nature (l’evento WWF dedicato al verde urbano), il Comitato Scientifico del WWF e la storia dell’educazione ambientale. 
Il Premio è legato ad un progetto di amore: quello per la natura e tra due ragazzi appassionati di ambiente. Violetta era, infatti,  un’insegnante di scuola elementare convinta che un mondo migliore e rispettoso dell’ambiente debba passare dall’educazione e che il futuro sia in mano ai più piccoli. Violetta era anche la mamma del marito di Francesca,  una ragazza che ha mantenuto negli anni la passione e l’amore per la natura grazie all’esperienza positiva fatta nel 1996 nella classe elementare di Udine coinvolta in un ambizioso progetto di educazione ambientale realizzato col WWF. Così, in occasione del suo matrimonio, Francesca si è ricordata di quell’esperienza e ha deciso con suo marito, Stefano, di fare una donazione per un progetto di educazione affinché gli altri bambini possano avere l’opportunità di conoscere e rispettare la natura.
I progetti premiati con il Premio Violetta sono realtà vive che durano nel tempo, come dimostra quello premiato nel 2019 nell’Istituto Comprensivo Raffaello, nella capitale. Per tutto l’anno scolastico 2018-19   sotto la spinta delle classi iscritte al WWF, gli insegnanti avevano svolto un’intensa attività di educazione ambientale coinvolgendo praticamente tutta la comunità, le 25 classi, bambini, docenti e famiglie con  incontri di educazione ambientale, realizzazione di video, canzoni, sessioni di letture ma soprattutto tanta pratica di giardinaggio, orticoltura, compostaggio, etc. Il piccolo miracolo di verde nato da questo lungo percorso è ancora oggi vivo e accoglierà i bambini e ragazzi pronti a riprendere il loro percorso scolastico. Dopo aver ricevuto il Premio Violetta la scuola ha arricchito il proprio spazio verde con una siepe fiorita resiliente che è sopravvissuta al lockdown.

Le giovani generazioni, che potrebbero aspirare a guidare la difesa della natura, paradossalmente hanno sempre meno a che fare con essa: secondo una ricerca del National Trust, a partire dagli anni ’70 l’area in cui i bambini possono vagare senza sorveglianza è diminuita di quasi il 90%. Il ‘deficit di natura’ è stato ormai accertato dai ricercatori e colpisce una grande maggioranza di bambini e ragazzi, portandoli a disturbi dell’attenzione, ansia e persino depressione. Le scuole hanno un ruolo fondamentale in questo contesto così eccezionale: possono rispondere, e farlo per tutti, anche i più svantaggiati, alla carenza di verde, di spazi aperti e di relazioni con essi progettando in maniera diversa la proposta educativa. I cortili scolastici hanno ruoli spesso marginali, sono vuoti, senza identità. Per trasformarli in luoghi di apprendimento il WWF propone il coinvolgimento e consenso dell’intera comunità scolastica e delle famiglie per innestare la Natura all’interno del percorso educativo. I passaggi, descritti in un ‘Decalogo’ WWF partono dalla PROGRAMMAZIONE educativa che deve inserire gli spazi esterni e prevedere più attività educative da svolgere all’aperto dove scoprire la biodiversità e le connessioni con il nostro vivere quotidiano. Nel progettare questi spazi,  arricchirli di specie vegetali e piccoli animali, anche un luogo piccolo può bastare, piantando cespugli e  siepi per creare una foresta scolastica che produrrà bacche e semi e attrarrà varie specie di uccelli. Può diventare un gioco anche costruire piccoli rifugi per insetti impollinatori o altra piccola fauna scolastica o curare un punto d’acqua da realizzare sfruttando l’acqua piovana, piccoli stagni dove osservare il miracolo della vita acquatica di anfibi e insetti e imparare il ciclo delle risorse idriche. E per ‘chiudere il cerchio’  concimare le piante utilizzando gli scarti della mensa, una vera lezione pratica di piccola ‘economia circolare’. Creare un orto scolastico per seguire la crescita di piccoli frutti, erbe aromatiche, verdure tutto l’anno. Allestire poi aule verdi e laboratori per consolidare in classe le osservazioni fatte in natura e infine uscire sul territorio, incrementando l’esperienza dei bambini e ragazzi in aree verdi pubbliche o aree protette e oasi limitrofe, rendendoli anche più consapevoli del bene comune che li circonda.
UN NUMERO SOLIDALE PER CREARE AULE NATURA: DONA AL 45585
Oggi in Italia ci sono più di 40000 cortili scolastici, ma tantissimi sono completamente inagibili o non fruibili, oppure sono fazzoletti di cemento, utilizzati soltanto per una breve ricreazione. Il WWF Italia vuole regalare alle scuole aule all’aperto dove bambini e ragazzi possano giocare, imparare, relazionarsi con i compagni e riconquistare il rapporto con la natura.
Per questo, fino al 4 ottobre ha attivato la raccolta fondi straordinaria del WWF Italia che attraverso il numero solidale 45585 sta raccogliendo risorse per costruire le prime 10 Aule Nature distribuite da nord a sud nella penisola. Investire sulla scuola significa investire sul futuro.
Dona al 45585 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali. Oppure dona 5 e 10 euro per ciascuna chiamata da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali, e 5 euro per le chiamate da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile. 

Capodoglio intrappolato nelle reti alle Eolie: l’appello del WWF

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foto Carmelo Isgrò (direttore Museo del Mare di Milazzo)
Dal WWF un appello a chiunque sia in navigazione nel tratto di mare delle Eolie: chi avvista il capodoglio intrappolato lo segnali immediatamente alla Guardia Costiera (1530).

Lanciamo un appello a chiunque si trovi in navigazione nel tratto di mare eoliano e avvisti il capodoglio in difficoltà a segnalarlo immediatamente al numero 1530 della Guardia Costiera. Il fattore tempo, ora, è fondamentale per salvarlo”. Lo dice la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

Dopo “Spike”, il capodoglio delle Eolie liberato dalle reti a fine a giugno grazie al prezioso intervento della Guardia Costiera, “Furiaun altro magnifico esemplare rimasto vittima del bycatch al largo dell’isola di Salina è stato avvistato il 18 luglio.
Quella per salvare il giovane capodoglio, che, nonostante la grande rete che lo mette in pericolo, riesce a compiere immersioni della durata anche di 40 minuti, è una corsa contro il tempo. Il Corpo della Guardia Costiera insieme a biologi ed attivisti di diversi enti e associazioni tra cui il MuMa di Milazzo, Sea Shepard e Filicudi Wildlife Conservation, hanno trascorso, infatti, gli ultimi due giorni e due notti con l’individuo per monitorarlo e seguirne i movimenti. L’attività di liberazione è risultata difficile a causa dell’agitazione del giovane capodoglio di circa 10 metri, ferito e impossibilitato nei movimenti.
I Capodogli, i più grandi predatori del Mare Nostrum, nuotano regolarmente nelle acque profonde del Canale di Sicilia e dell’arcipelago Eoliano, dove riescono a trovare in prossimità delle scarpate abbondanza di cefalopodi (seppie e calamari), le loro principali prede. Sono animali incredibili e indiscussi campioni di immersioni: possono arrivare oltre i 1000 metri di profondità e restare in apnea per oltre 90 minuti. Nonostante la loro grande mole (gli esemplari maschi possono arrivare fino ai 18 m di lunghezza e alle 50 tonnellate di peso), sono dei Giganti fragili.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) considera la specie in pericolo di estinzione nelle acque del Mediterraneo e le minacce che minano il suo stato di conservazione sono principalmente di origine antropica: plastica, collisioni con le grandi imbarcazioni, rumore sottomarino e bycatch. E Furia, la giovane femmina di capodoglio, è proprio vittima di quest’ultimo: è intrappolata in una grossa rete che costringe e limita i movimenti della pinna caudale, non riesce a nuotare liberamente e potrebbe avere dei problemi nell’immergersi per alimentarsi.
Catture accidentali (Bycatch) 
Uomini e Cetacei utilizzano il mare per procurarsi il cibo e possono entrare in competizione con effetti negativi sia per l’economia ittica che per gli animali; alcune specie come il tursiope, la stenella, il grampo, il capodoglio e il delfino comune, si avvicinano occasionalmente alle attrezzature da pesca, interagendo più spesso con alcune, sottraendo il pesce dalle reti, causando buchi e strappi e, in alcuni casi, possono rimanerne intrappolati. L’attrezzo più pericoloso da questo punto di vista è la rete pelagica derivante, la spadara, messa al bando in tutto il mondo sin dai primi anni novanta dalle Nazioni Unite e vietata dalla Commissione Europea dal 2002 e dal 2005 in tutto il Mediterraneo, ma ancora utilizzata illegalmente. Altre interazioni possono avvenire con le reti da posta fisse, più raramente con le reti a strascico, con quelle a circuizione, con le lenze e i palangari.

Si stima che ogni anno muoiono nelle reti da pesca mondiali circa 300.000 esemplari di Cetacei, ben 1.000 al giorno. Nonostante il divieto dell’UE, la Guardia Costiera Italiana continua a sequestrare ogni anno chilometri di spadare: nel 2005 ha sequestrato ben 800 km di reti spadare seguiti dai 600 Km del 2006, ma i sequestri continuano anche oggi con numerosi casi di cronaca nel 2019 e nel 2020. Nel Mediterraneo effettuare stime è difficile a causa della scarsità di dati scientifici e di controlli puntuali, tuttavia non risulta difficile credere che siano migliaia i cetacei che rimangono vittime del bycatch.

“Diamo una casa alle api”: al via il progetto

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WWF Italia e Intesa Sanpaolo insieme per la cura delle api e degli altri impollinatori. Si stima che negli ultimi 30 anni abbiamo perso il 75% delle api. Prendersi cura delle api e degli altri impollinatori vuol dire prendersi cura del nostro cibo.

WWF e Intesa Sanpaolo hanno avviato una sinergia per aiutare l’ambiente. All’interno di questo percorso, che si integra nella strategia di supporto al terzo settore dell’azienda, è nato il progetto “Diamo una casa alle api per sostenere la salvaguardia degli impollinatori,  indispensabili per la vita sulla Terra. Attraverso For Funding, la piattaforma di crowdfunding creata da Intesa Sanpaolo per mettere insieme persone e organizzazioni che propongono progetti concreti per costruire un futuro migliore, sarà possibile sostenere il lavoro del WWF per fare in modo che nel nostro futuro continuino ad esserci le api e tutti gli altri impollinatori, un tassello fondamentale della nostra sicurezza alimentare. Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà in prima persona al progetto con una donazione per ogni mutuo Green e per ogni prestito Green erogato.

L’impollinazione rappresenta uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla Natura per il benessere umano e per la nostra economia. Delle circa 1.400 piante che nel mondo producono cibo e altri prodotti, quasi l’80% richiede l’impollinazione da parte di animali. In Europa l’84% delle principali colture coltivate per il consumo umano, come molti tipi di frutta e verdura, hanno bisogno dell’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei raccolti. Considerando le sole api selvatiche si tratta di un vero e proprio esercito di oltre 20.000 specie che insieme garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale. Oggi più del 40% delle specie di invertebrati, in particolare api e farfalle, rischiano di scomparire per sempre a causa dell’agricoltura intensiva e della crescente urbanizzazione, in quanto diventa sempre più difficile per loro trovare luoghi dove poter nidificare. Si stima che negli ultimi 30 anni abbiamo perso il 75% delle apiPrendersi cura delle api e degli altri impollinatori vuol dire prendersi cura del nostro cibo.

Grazie al sostegno ricevuto da chi parteciperà al progetto di crowdfunding, WWF Italia realizzerà in almeno 20 Oasi WWF aree per l’alimentazione degli impollinatori attraverso la semina di piante nettarifere in aree dedicate, collocherà in orti, parchi urbani e Oasi delle Case delle Api o “Bee Hotel”, rifugi specifici per api e altri insetti per favorire la nidificazione ed infine posizionerà alcune camere trap per misurare le abitudini delle api e la manutenzione periodica delle aree affinché possano essere sempre accoglienti per gli impollinatori e visitabili dagli ospiti delle Oasi.

Emergenza inquinamento. WWF: non solo Oceani. Piove (e nevica) plastica

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La plastica è ovunque, anche in rocce, pioggia e neve. “Plastica, una storia infinita”, il report WWF giunto alla seconda puntata. La campagna GenerAzioneMare prosegue l’appello per un accordo globale: FIRMA QUI>>

Non solo Oceani, dove la plastica è presente nel 70% al 90% dei rifiuti in mare: la firma ‘indelebile’ di questo materiale, che ci accompagna massivamente dagli anni ’50, è stata trovata persino nelle rocce come elemento stratigrafico distintivo di un’epoca geologica che ormai viene definita Antropocene.

Lo denuncia il WWF nella seconda puntata del suo report “Plastica-una storia infinita, lanciata nell’ambito della campagna GenerAzioneMare e che marcherà settimanalmente questo argomento anche con eventi di pulizia sul territorio.
Nel report si segnala un recente studio che dimostra come i processi geologici abbiano iniziato a incorporare in rocce litoranee la plastica finita in mare: la presenza della plastica è evidente nei depositi terrestri, e sta diventando tale anche nei depositi sedimentari marini sia di acque profonde che poco profonde. Lo studio ci dice quindi che la plastica è ormai diventata un ‘tecnofossile’ ed è destinata a restare negli strati geologici al pari di ciò che oggi osserviamo nei sedimenti come testimonianza delle ere passate, dalle ammoniti ai resti di mammut.

PIOVE… (E NEVICA) PLASTICA
Le perturbazioni atmosferiche riescono a trasportare gli inquinanti prodotti dall’uomo anche nei luoghi più lontani dalla “civiltà”, contaminandoli irrimediabilmente.
Sta piovendo plastica” è il titolo di un recente studio che non lascia dubbi sull’enorme quantità di microplastica presente nell’atmosfera. La scoperta è avvenuta durante l’analisi di campioni di acqua piovana nella zona delle Montagne Rocciose mentre si studiavano eventuali segnali di inquinamento da azoto. In oltre il 90% dei campioni prelevati di acqua piovana sono state identificate microfibre di plastica. Le tracce si trovano anche nelle cime oltre i 3000 metri di altezza.
D’altra parte le informazioni provenienti dagli Stati Uniti non sono isolate. Ad aprile del 2019, un altro gruppo di ricercatori ha scoperto che, in una remota località montana dei Pirenei francesi, enormi quantità di minuscole particelle plastiche “piovevano” dal cielo: una media giornaliera di 365 particelle di plastica su ogni metro quadrato a 1500 metri di quota. Non è stato possibile risalire all’esatta provenienza dei frammenti, ma l’analisi delle correnti d’aria ha mostrato che alcuni devono aver viaggiato sospesi dai venti per oltre 100 di km.

Un gruppo di scienziati tedeschi e svizzeri ha trovato plastica e gomma nella neve caduta sullo stretto di Fram, il tratto di mar Glaciale Artico tra le isole Svalbard e la Groenlandia. La presenza di microplastiche nella neve sopra i tratti di mare ghiacciati indica che uno dei modi in cui le microplastiche raggiungono l’Artico è nevicando. Le concentrazioni sono di 10mila frammenti di plastica per litro tra i quali frammenti di pneumatici, di vernice e fibre sintetiche. Analoghi campioni erano stati prelevati anche sulle Alpi svizzere e in varie parti della Germania che hanno mostrato grandi quantità di microplastiche, maggiori (fino a 154mila per litro) nei campioni tedeschi. 
Una ricerca pubblicata a giugno 2020 ha rinvenuto microplastiche anche nel 90% dei campioni di acqua superficiale e di zooplancton e nell’85% dei campioni di sedimento nell’Artico canadese, dalla baia meridionale di Hudson alla punta dell’isola di Ellesmere. Non è stata tanto la presenza di microplastiche ad allarmare il team di ricercatori (sono ormai innumerevoli gli studi che hanno trovato microplastiche nell’Artico) quanto le elevate concentrazioni, “senza alcuna correlazione”  con le dimensioni delle popolazioni locali a monte di ogni sito di campionamento.

Questo suggerisce come la fonte delle microplastiche sia il trasporto a lunga distanza, attraverso le correnti atmosferiche e oceaniche.
Il WWF quindi sottolinea come il drammatico impatto della plastica sia peggio di quanto immaginiamo: non si limita quindi ai mari.
Per combattere l’inquinamento da plastica il WWF sta proseguendo al livello globale un’azione di pressione sui governi affinché venga raggiunto un Accordo globale vincolante che indichi regole e impegni certi per impedire che nell’ambiente si continui a immettere plastica.
La petizione globale ha già raggiunto oltre un milione e 760 mila cittadini: i prossimi appuntamenti internazionali, a partire da settembre, dovranno riprendere le azioni verso un sistema ‘plasticfree’ sospese a causa dell’emergenza Covid.

Non si è fermato intanto il Tour Spiagge Plastic Free del WWF Italia, avviato nell’ambito della campagna GenerAzioneMare: molti i volontari dell’Associazione che, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, da alcune settimane hanno già liberato da plastica e altri rifiuti alcuni tratti di coste italiane con l’aiuto entusiasta dei cittadini, da quella dell’Oasi di Burano in Toscana alle coste della Calabria e della Sicilia.
Oggi, domenica 5 luglio è stata la volta della Puglia dove il WWF Brindisi, insieme al comune di Torchiarolo e la pro Loco Turchellis e i volontari (numero max 80), ha effettuato la pulizia le spiagge di Lendinuso e Torre San Gennaro.
A supporto di questa importante azione di attivazione per la difesa dell’ambiente, il WWF ha in programma a luglio un’iniziativa speciale che coinvolgerà in una grande operazione collettiva singoli cittadini e famiglie

Biodiversità: acquario di Genova e WWF firmano protocollo d’intesa

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La collaborazione per attività di ricerca, divulgazione e conservazione delle specie marine, a partire dal Santuario Pelagos.

La tutela del Mediterraneo e delle specie marine da oggi può contare su un nuovo sodalizio, quello tra Costa Edutainment – Acquario di Genova e WWF Italia.
I due enti hanno appena stretto un accordo quadro che prevede iniziative congiunte su ricerca scientifica, divulgazione e conservazione delle specie marine
Un focus particolare riguarderà l’area del Santuario Pelagos per la difesa dei cetacei sulla quale l’associazione sta svolgendo un’intensa campagna informativa attraverso eventi social e avviando la ricerca sul campo e nel quale l’Acquario di Genova insieme alla Fondazione Acquario di Genova Onlus è attivo da oltre 15 anni in un progetto di ricerca che censisce la popolazione di tursiopi.
L’accordo nasce nell’ambito della campagna GenerAzioneMare di WWF Italia, avviata dal 2017 per difendere il Capitale Blu del Mediterraneo, e vedrà la partecipazione attiva della community  WWF SUB e risponde alla missione di entrambe le realtà, impegnate da sempre nella tutela delle risorse naturali. 

foto Roberta Trucchi

La collaborazione tra i due enti si svilupperà con iniziative rivolte al grande pubblico e alle scuole anche attraverso seminari, campagne congiunte di comunicazione sulla tutela degli ambienti marini e della biodiversità marina. 
Per le attività di ricerca congiunte i due enti hanno identificato alcune  specie chiave come i cetacei del Santuario Pelagos, le testuggini palustri (Emys orbicularis ingauna) oggetto di un progetto di conservazione in cui l’Acquario di Genova e la Fondazione Acquario di Genova Onlus sono impegnati insieme ad altri enti e istituzioni dalla fine degli anni ‘90, un mollusco particolarmente minacciato, Patella ferruginea, oggetto di un progetto di conservazione cofinanziato dal programma europeo LIFE, e la tartaruga marina Caretta caretta per cui l’Acquario di Genova è centro di recupero e pronto soccorso.

Per questa specie è previsto il monitoraggio congiunto, la protezione dei nidi di tartaruga e le attività di reinserimento in natura di esemplari di tartaruga recuperati e curati.
E sono state proprio le tartarughe marine protagoniste del primo evento congiunto che si è tenuto ieri a Genova: l’Acquario di Genova ha organizzato il rilascio di due individui di Caretta caretta recuperati e curati presso la struttura nei mesi passati.

Ha partecipato per il WWF Leonardo D’Imporzano, referente della sezione WWF Sub.
L’evento si è avvalso della collaborazione della Capitaneria di Porto, del nucleo Carabinieri Cites di Genova, dell’Esercito Italiano e della Fondazione Acquario di Genova Onlus.
L’evento, per motivi di sicurezza, è stato reso pubblico solo attraverso i profili social dei due enti. 

F. Bassemayousse: uno scatto tributo all’impegno del WWF

di Fabrizio Capra
La Foto della Settimana di oggi  è uno scatto realizzato dal fotografo F. Bassemayousse per WWF France. La scelta di oggi quale tributo del WWF per il suo impegno nella tutela e nella difesa dei nostri mari.
F. Bassemayousse

Quando nei giorni scorsi ho “impaginato” l’articolo del WWF sull’impegno finalizzato alla difesa dei nostri mari ho selezionato alcune foto da pubblicare a corredo dell’articolo.
Una in particolare, che poi non ho pubblicato proprio per riservarla a questa rubrica, mi ha colpito e ho voluto che fosse La Foto della Settimana di oggi.
Si tratta dello scatto che il fotografo F. Bassemayousse ha realizzato per il WWF France.
Uno scatto decisamente significativo della voglia (e della necessità) di vivere il mare con rispetto.
La scelta, oltre per la bellezza della foto, ha un significato molto forte: un tributo all’impegno e all’attività che il WWF sta portando avanti da tempo su molti fronti, sia nazionali sia internazionali.
La difesa e la tutela dei mari non è solo un fatto che deve rimanere isolato nella nostra nazione.
Tutti i mari devono essere rispettati.
Pertanto, per quello che possiamo, sosteniamo l’azione del WWF e una prima azione è quella di essere noi, per primi, rispettosi dell’ambiente marino, di chi lo vive, della fauna e della flora.
Ci vuole veramente poco.

foto F. Bassemayousse

WWF: un’estate in stile ecotips per difendere il mare

Riceviamo e pubblichiamo
Il palinsesto di scoperte, curiosità, incontri con esperti e idee per la GenerAzioneMare.
foto Michel Gunther

Conoscere le specie dei fondali marini più elusive o partecipare alla mappatura delle reti fantasma che minacciano gli ambienti oceanici, scoprire le curiosità sugli abitanti del Santuario Pelagos a tu per tu con esperti e ricercatori seguendo gli AperiPelagos, programmati sui canali social.
E ancora diventare esperti conoscitori di tracce di specie rare come tartarughe marinefratino e imparare a consumare pesce sostenibile con la Guida digitale.
Partecipare alle pulizie delle spiagge, seguire i consigli degli esperti per uno stile di vita amico del mare, imparare nuovi giochi da fare insieme ai più piccoli sulla spiaggia, in vacanza per esplorare i segreti del  pianeta blu che ci circonda.

foto Lio Borelli

Sono alcune delle proposte per la comunità di  GenerAzioneMare che il WWF lancia per tutta l’estate ogni settimana sulla pagina ECOTIPS, lo spazio virtuale nato durante il lock-down e che nei prossimi mesi accompagnerà la campagna del WWF dedicata alla difesa del Capitale Blu del Mediterraneo
Questa settimana il videoclip con Eva Alessi, responsabile consumi sostenibili e risorse naturali del WWF Italia, che insieme al piccolo Livio ci aiuta a non ‘lasciare tracce’ nelle nostre passeggiate e nelle giornate al mare, indicandoci dove conferire le varie tipologie di rifiuto e come rispettare la natura.

foto Paolo M. Politi

In questi giorni prosegue la challenge #traildireeilFARE lanciata insieme a OVS per cimentarsi in sfide concrete, semplici e divertenti da fare in famiglia per costruire insieme il mondo che verrà.
L’estate è il periodo ideale per imparare un modo diverso di vivere la natura, la spiaggia, facendo sport o accompagnando i nostri amici a 4 zampe in natura. 
Ogni gesto, anche il più piccolo, può fare la differenza e darà un sapore nuovo alla vacanza, consentendoci di vivere al meglio la natura che ci circonda.

Diners Club Italia con WWF per difendere natura e ambiente

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La partnership consentirà ai soci di partecipare e sostenere i progetti di WWF e attiverà una serie di iniziative a favore della sostenibilità, della salvaguardia ambientale, a partire dalla difesa del Capitale Blu.

Oggi, come non mai, la protezione della natura, la tutela dell’ambiente e la necessità di modificare stili di vita rivolti a una cultura diffusa di sostenibilità, sono argomenti all’ordine del giorno. È per essere in linea con questi principi e valori che Diners Club Italia avvia un’importante partnership con WWF, per intraprendere una serie di iniziative a favore dei propri Soci e azioni di sensibilizzazione sui temi della tutela degli ecosistemi, delle flora e della fauna in via di estinzione.
Diners Club sosterrà le attività promosse dal WWF nell’ambito della difesa ambientale e della sostenibilità e, come primo passo, promuoverà alcune azioni della Campagna GenerAzioneMare, appena partita, in difesa del Capitale Blu, essenziale per la sopravvivenza di habitat e specie marine.

I Soci di Diners Club Italia potranno associarsi a WWF e tramite le proprie carte di credito sostenere le iniziative nate sotto il marchio del Panda. Le donazioni e l’adesione alle raccolte fondi potranno essere effettuate con contributi diretti tramite carta o convertendo i punti accumulati con il programma di loyalty “Club Experience” sia nella sezione “charity” sia come premio redimibile per il tesseramento e l’adesione a progetti speciali, come quello delle adozioni a distanza.
L’impegno per lasciare in eredità alle nuove generazioni un Pianeta migliore – spiega Giglio del Borgo, Amministratore Delegato di Diners Club Italia – è uno dei pilastri della nostra attività. Con Dine for Change, il nostro programma internazionale, promuoviamo da tempo azioni di sostegno e incentivo a cause di interesse pubblico. Per questo, in un momento di grande fermento e novità per Diners Club in Italia, abbiamo deciso di affiancarci a WWF per poter contribuire, con adesioni, donazioni e raccolte fondi, a sostenere i progetti di una delle organizzazioni internazionali più prestigiose e maggiormente impegnate nella tutela della biodiversità e dello sviluppo sostenibile”.

La nostra civiltà non può sopravvivere in un mondo malato – dichiara Gaetano Benedetto, direttore generale di WWF Italia – e la crisi di questi mesi ha messo ancor più in evidenza lo strettissimo binomio tra salute dell’ambiente e quella dell’uomo. L’impegno di tutti, anche attraverso piccoli gesti, è fondamentale ed il sostegno che si potrà dare ai nostri progetti e alla divulgazione verso la sostenibilità contribuiranno a far crescere una comunità sempre più consapevole dei limiti e delle risorse del nostro pianeta. Il mondo che verrà è soprattutto nelle nostre mani”.  
Diners Club promuoverà alcuni degli eventi e dei progetti di WWF Italia, favorendo la partecipazione dei propri Soci e il sostegno attraverso una contribuzione diretta. Sarà in futuro possibile contribuire automaticamente in estratto tratto conto e saranno incentivate le iscrizioni a WWF per i Soci, gli esercenti e le aziende che utilizzano le carte aziendali Diners Club.
Inoltre le “Ricette del Club”, nuova rubrica del blog Dtalks presente nel sito di Diners Club Italia firmata da chef stellati, saranno certificate “bio” secondo i protocolli di ecosostenibilità di WWF.

©Joost van Uffelen – WWF

Come avvio della partnership saranno promosse iniziative di sensibilizzazione per far crescere la comunità di GenerAzioneMare, diffondere azioni verso stili di vita sempre più “plastic free” e iniziative di difesa di specie e habitat marini, il nostro Capitale Blu dal quale dipende il sostentamento di milioni di persone, con progetti ad hoc organizzati da WWF con Diners Club Italia.
La partnership strategica con WWF Italia avrà eco su canali internazionali di Diners Club, sui social e sul Magazine con una possibile e successiva evoluzione dell’accordo su altre country.

Manuel Aspidi: il nuovo singolo “Last Call” per la Giornata Mondiale dell’Ambiente

rubrica a cura di Fabrizio Capra
foto di Azzurra Primavera
L’intero ricavato della vendita del brano di Manuel Aspidi, in uscita oggi in rotazione radiofonica e disponibile in digitale, sarà devoluto a sostegno dei progetti WWF. Online il video.

Da oggi, venerdì 5 giugno, è in rotazione radiofonica e disponibile in digitale “LAST CALL”  (Thomas Music & Art) il nuovo singolo di MANUEL ASPIDI. Il brano esce in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2020 (World Environment Day), festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e l’intero ricavato dalle vendite della canzone, che lo stesso giorno sarà lanciata anche nel mercato statunitense, verrà donato al WWF Italia.
Il brano scritto da Phil Palmer (Dire Straits) e Julian Hinton (autore, arrangiatore e produttore britannico che ha collaborato con nomi del calibro di Robbie Williams, Trevor Horn, Seal e molti altri) con la direzione artistica di Numa, lancia un messaggio di speranza per il pianeta devastato dall’uomo.

A proposito del singolo, Manuel commenta: «Tornare a lavorare con Phil Palmer, Numa e Julian Hinton è sempre una grande emozione. Come si dice: “squadra che vince non si cambia”. Ho imparato molto da loro ed è sempre stimolante, perché so che le aspettative nei miei confronti sono alte e non voglio deluderli. Phil e Julian hanno scritto “Last Call”, un brano che sento molto, perché parla del nostro pianeta, nel quale viviamo e che per mano dell’uomo sta venendo distrutto. Fin da bambino ho sempre amato e rispettato gli animali e la natura, perché non bisogna essere distruttivi nei loro confronti ma protettivi, ma molto spesso lo dimentichiamo. Sono felice che il WWF supporti questo progetto, al quale dedico interamente tutto il mio tributo».

«Quello di Manuel Aspidi è un gesto importante che sottolinea, ancora una volta, la sua sensibilità verso l’ambiente. Ci auguriamo che Last Call possa diventare un grande amplificatore della richiesta di agire nei confronti della crisi climatica e della perdita di biodiversità a cui è necessario porre al più presto un argine, attraverso scelte concrete, efficaci e soprattutto immediati. Proprio come dice il pezzo di Manuel siamo arrivati all’ultima chiamata: non c’è altro tempo da perdere, questo è il momento di invertite la rotta per costruire un futuro sostenibile ed in armonia con la natura. E proprio per costruire il nostro futuro il WWF Italia ha lanciato la grande consultazione Il Mondo che verrà, a cui tutti possono dare il proprio contributo di idee su wwf.it», afferma Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia.

Il video diretto e montato da Giulio Barlucchi e Pietro Beltrami è stato girato presso il Godzilla Burger Studio di Sovicille (SI).
«Il video mette in mostra i problemi del pianeta per lanciare un messaggio di speranza e di cambiamento. Animali sofferenti, incendi, ghiacciai che si sciolgono e montagne di rifiuti, si alternano a Manuel, portavoce del messaggio, in uno spazio e in un tempo indefinito avvolto da luci crepuscolari e intense, ora fredde, ora calde, come a richiamare gli elementi della natura», commenta il regista.

WWF: dieci cose da sapere sul re dell’Artico. Domani giornata mondiale dell’orso bianco

Riceviamo e pubblichiamo
Domani, 27 febbraio, è l’International Polar bear Day, la giornata mondiale dell’Orso Polare e il WWF coglie l’occasione per raccontarci 10 cose che (forse) ancora non sai sugli orsi polari.

L’Orso polare (Ursus maritimus) è considerato il re dell’Artico: il carnivoro terrestre più grande del pianeta e una delle specie più iconiche al mondo.

Two Polar bears in the snow, Canada

foto David Jenkins

Nonostante questo, i cambiamenti climatici provocati dalle attività umane stanno rendendo sempre più fragile il suo habitat e la sopravvivenza di questa maestosa specie è seriamente minacciata.
Il 27 febbraio si celebra la Giornata Mondiale dell’Orso polare (International Polar bear Day) e in questa occasione il WWF Italia lancia l’allarme sul rischio di perdere questo gigante dell’Artico, già classificato fra le specie vulnerabili nelle Liste Rosse della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

Polar bear (Ursus maritimus) swimming in ice floe. Svalbard, Norway.

foto Richard Barrett

Gli orsi polari hanno bisogno del ghiaccio marino per potersi muovere in vasti territori e andare in cerca di cibo, ma se i trend di fusione delle calotte polari e la scomparsa di habitat idoneo proseguiranno come negli ultimi decenni, da oggi al 2050 potremmo perdere fino al 30% della popolazione di orso polare. A conferma di questa terribile prospettiva, secondo l’organizzazione Polar Bear International, la popolazione di orsi nella baia di Hudson, in Canada, ha già subito una riduzione del 30% fra il 1987 e il 2017.
Per assicurare un futuro all’orso polare è necessario prima di tutto lottare contro il climate change, agendo direttamente sulle cause che stanno provocando il riscaldamento globale, principale causa della scomparsa dell’habitat dell’orso polare.

Two male polar bears sparring, Churchill, Canada

foto Elisabeth Kruger

Occorre per questo fare pressioni su governi e aziende, puntando sempre più su energie da fonti rinnovabili e tagliando drasticamente le emissioni di CO2 provocate dai combustibili fossili, responsabili dell’effetto serra e dell’innalzamento delle temperature.
Il WWF lavora da anni per combattere le minacce che stanno affrontando gli orsi polari e per garantire loro un futuro. Il progetto del WWF “Last Ice Area” si riferisce a una delle zone meglio conservate dell’Artico a cavallo tra Canada e Groenlandia e ha l’obiettivo di gestire e tutelare l’area per il benessere e la sopravvivenza degli orsi polari e delle altre specie artiche, offrendo loro un rifugio sicuro.

Polar bear (Ursus maritimus) on ice floe. Svalbard, Norway.

foto Richard Barrett

Ognuno può decidere di sostenere i progetti di ricerca, monitoraggio e conservazione sul campo realizzati dal WWF che, come quello citato, sono cruciali per la sopravvivenza di questo grande carnivoro.
Per farlo basta adottare un orso polare al link wwf.it/adottaunorso 

Ecco le 10 cose che (forse) ancora non sai sugli orsi polari
1. Sono considerati mammiferi marini
Dato che trascorrono la maggior parte della loro vita sui ghiacci marini dell'Oceano Artico, habitat dove procacciano il loro cibo, gli orsi polari sono l’unica specie di Urside al mondo ad essere considerata un mammifero marino, al pari dei cetacei (balene, orche e delfini) e delle foche.
2. In realtà sono neri, non bianchi
La pelliccia dell'orso polare è traslucida e ci appare bianca solo a causa del riflesso della luce. Sotto tutta quella spessa pelliccia, la loro pelle è nera. 
3. Possono nuotare ininterrottamente per ore
Nelle gelide acque dell’Artico, oltre a raggiungere una velocità che va fino a circa 10 chilometri orari, gli orsi polari possono percorrere a nuoto lunghe distanze per molte ore senza sosta, solo con lo scopo di spostarsi da un pezzo di ghiaccio all'altro. Le loro grandi zampe anteriori sono adatte al nuoto: le usano per pagaiare in acqua tenendo invece le zampe posteriori piatte, come un timone. 
4. Meno del 2% della loro caccia ha successo
Anche se circa la metà della vita di un orso polare viene spesa a caccia di cibo, questa attività ha raramente successo. Le foche dagli anelli e le foche barbute rappresentano le principali prede dell’orso polare, che si alimenta anche di carcasse di cetacei o di piccoli mammiferi, uccelli e uova.
5. Gli scienziati possono estrarre il DNA di un orso polare anche solo dalle sue impronte
Una nuova tecnica innovativa sviluppata dai ricercatori svedesi di AquaBiota e dal WWF Alaska, permette agli scienziati di isolare il DNA di un orso polare anche solo dalla sua impronta nella neve. Due minuscole palline di neve provenienti da una traccia di orso polare sono in grado di rilevare il DNA e il sesso dell'orso polare a cui apparteneva l’impronta.
6. Si trovano ad affrontare molte altre minacce oltre al cambiamento climatico
Nonostante il cambiamento climatico rimanga la principale minaccia per la sopravvivenza dell'orso polare, questo grande predatore deve affrontare molti altri rischi. Le industrie di estrazione del petrolio e del gas stanno rivolgendo i propri interessi verso l’Artico aumentando il  rischio di incidenti e distruzione dell'habitat. Le fuoriuscite di petrolio possono intossicare gli orsi, avvelenando l’habitat e le prede di cui si nutrono. Gli orsi polari sono anche tristemente esposti a sostanze chimiche tossiche come i pesticidi, che vengono assunti tramite le prede. Veri e propri interferenti endocrini i pesticidi alterano la fisiologia della specie e la sua capacità di riprodursi. Come se tutto questo non bastasse, la fusione del ghiaccio marino, causata dal cambiamento climatico, è alla base dell’aumento dei conflitti tra l'uomo e l'orso polare: d’estate nei villaggi gli orsi affamati vanno in cerca di cibo facilmente accessibile. Fortunatamente, le comunità locali stanno imparando ad adattarsi alla presenza dell'orso polare e ad adottare misure preventive per ridurre il rischio di conflitti. Il WWF è impegnato in diversi progetti che mirano a mitigare queste minacce per la sopravvivenza dell’orso.
7. Esistono individui ibridi di orsi grizzly-polari
Nel 2006, i test genetici hanno confermato l'esistenza di individui ibridi tra Orso polare e Orso grizzly, noti anche come ‘grolar bears’ o ‘pizzly bears’. L'orso ibrido assomiglia fisicamente a un incrocio tra le due specie, ma poiché gli ibridi selvatici sono di solito nati da orse polari, vengono allevati e si comportano come tali. La capacità degli orsi polari e dei grizzly di incrociarsi non è sorprendente se si considera che gli orsi polari si sono separati dalla linea evolutiva dagli orsi bruni da “soli” 600000 anni.  
8. Esistono ben 19 sottopopolazioni di orsi polari
La popolazione mondiale di orso polare conta tra i 22000 ed i 31000 individui. I ricercatori la dividono in 19 unità o sottopopolazioni. Di queste solo una subpopolazione è in aumento, 5 sono stabili, mentre 4 sono in declino. Sulle restanti 9 lo status di conservazione resta sconosciuto, a causa della mancanza di dati scientifici attendibili. 
9. Gli orsi polari maschi possono pesare come circa 10 uomini
Un maschio di orso polare può pesare fino a 800 chili, circa il doppio delle femmine, ed arrivare a misurare quasi 3 m di lunghezza. L’elevata mole rende questo animale il più grande carnivoro terrestre del pianeta. 
10. Possono sentire l'odore delle loro prede fino diversi chilometri di distanza
Gli orsi polari hanno un olfatto molto sviluppato, che usano per localizzare le foche (sue prede principali) che escono fuori dalla banchisa polare per respirare. Una volta individuata un’apertura nella crosta ghiacciata, l'orso è in grado di attendere pazientemente l’uscita della preda, e di rilevarla anche sotto un metro di neve e ghiaccio.