Giornata internazionale del Mar Mediterraneo: cinque mete per celebrare il Mare Nostrum

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Per festeggiare l’8 luglio il tour operator digitale Tramundi ha studiato e creato cinque viaggi perfetti per un’immersione nel luogo simbolo della biodiversità marina del pianeta.

Il Mare Nostrum, come lo chiamavano i Romani, è il forziere della biodiversità marina del nostro pianeta: pur avendo una superficie pari a circa l’1% di tutti gli oceani, ospita oltre 12 mila specie marine e racchiude tra il 4 ed 12% della biodiversità marina mondiale. Per celebrare la giornata internazionale del Mar Mediterraneo, oggi, 8 luglio, Tramundi (https://www.tramundi.it), il tour operator digitale italiano creato da viaggiatori per viaggiatori, ha ideato cinque viaggi per scoprire gli angoli italiani più magici e sorprendenti del Mar Mediterraneo. Parola d’ordine? Salvaguardia. Toccarne la ricchezza durante una vacanza è uno dei modi migliori per trasformarsi da turisti in viaggiatori.

Crociera in barca a vela: le Isole del Tirreno (link)
Il mar Tirreno è quella parte del mar Mediterraneo che si estende a occidente della nostra penisola fino alle coste della Corsica e della Sardegna. Un mare pieno di isole, ognuna con le proprie particolarità. Con questo viaggio si salpa a bordo di una barca a vela dalla Campania per arrivare fino in Lazio: da Capri a Ponza, da Ventotene a Procida.

Sardegna: regno del surf (link)
La Sardegna, collocata proprio nel centro del Mar Mediterraneo, è famosa per le sue acque cristalline ma pochi la conoscono come la regina del surf italiano.  Tramundi vuole portare i suoi viaggiatori alla scoperta del Mar Mediterraneo da un punto di vista privilegiato: la tavola da surf. Di base in una Surf-house a  Buggerru, ci si sposterà per esplorare luoghi straordinari come Capo Mannu, S’Archittu e Chia. Surf tra le onde del Mare Nostrum, ma non solo: yoga per legarsi alla natura e cooking class per scoprirne i sapori in cucina.

Tour delle Isole del Golfo di Napoli (link)
Insenatura del mar Tirreno che ospita mare cristallino, spiagge da sogno e tanta cultura: questo è il Golfo di Napoli. Immancabile un viaggio nelle sue splendide isole per ricaricarsi di energie. Tra Ischia, Procida e Capri ci si può innamorare ad ogni sguardo, tra il blu del Mediterraneo, i colori sgargianti dei paesini di mare e il giallo dei limoni di Sorrento.

In catamarano alle isole Eolie (link)
Scendiamo più a sud fino ad arrivare in Sicilia, l’isola più grande del Mar Mediterraneo. Da Palermo si parte alla scoperta delle Isole Eolie che da un punto di vista paesaggistico-ambientale rappresentano un unicum nel bacino del Mediterraneo meridionale. Alicudi, Filicudi, Salina, Stromboli, Panarea, Lipari e Cefalù: a bordo di un catamarano si naviga alla volta delle sette perle del mediterraneo.

Isole Egadi in Barca a Vela (link)
Restiamo in Sicilia e dalle isole Eolie passiamo alle Egadi. Il Mar Mediterraneo in Sicilia regala luoghi meravigliosi da esplorare. Questa volta si issano le vele in direzione Isole Egadi, i paradisi galleggianti della Sicilia. Da Levanzo a Favignana, passando per Marettimo: un tuffo nelle baie più belle dell’arcipelago dove il Mar Mediterrano sfoggia i suoi colori più belli.

Tramundi – www.tramundi.it
Fondata nel febbraio 2020 da Alessandro Quintarelli (CEO), Alberto Pirovano (CTO) e  Rodolfo Lironi (COO), Tramundi è la travel company digitale creata da viaggiatori per viaggiatori che propone percorsi in tutto il mondo in compagnia di guide locali esperte. Tramundi si rivolge a giovani professionisti appassionati di viaggi e cultura e avvezzi alla tecnologia, proponendo destinazioni ed esperienze autentiche che sarebbe complesso vivere e organizzare in autonomia. Grazie al supporto di guide locali, Tramundi si propone di rendere ogni viaggio memorabile, garantendo assistenza e immersione totale, a contatto con le realtà e le persone del posto.

Pula, le spiagge caraibiche della Sardegna spopolano su Instagram

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Grazie a Temptation Island e ai surfisti, le baie sconosciute di Pula prese d’assalto dai fan della serie. In questi giorni si sta girando la nona edizione del format televisivo Sui social è caccia alla foto perfetta, la possibilità di arrivare al mare dalle mille tonalità di azzurro è migliorata grazie all’intervento di Abaco, esperta in mobility.

Arriva il gran caldo e per la nona stagione consecutiva si sta girando a Pula, in Sardegna, Temptation Island, il docu-reality estivo di Canale 5. Il programma, condotto da Filippo Bisciglia, è un viaggio nei sentimenti che mette alla prova le relazioni. Sei giovani coppie, non sposate e senza figli in comune, devono comprendere la vera natura del loro amore vivendo nel Resort dell’Is Morus Relais a Santa Margherita di Pula, in provincia di Cagliari.
Un luogo caraibico, che ben rappresenta le spiagge minori dell’isola, baie incorniciate tra lingue di bianca e sottile sabbia e un mare cristallino dalle mille tonalità di azzurro, un’oasi mediterranea popolata da olivi millenari, allori, carrubi, mirti selvatici e ginepri che hanno reso Pula e le sue spiaggette una delle mete più “instagrammate” dell’estate. Sui social l’hashtag #pula sta infatti crescendo di giorno in giorno.
Merito di acque basse e tiepide dalle tonalità verdi, con fondale tanto limpido che è perfettamente osservabile anche senza immergersi. Alle spiagge si accede lungo stradine che fiancheggiano gli hotel o che passano in mezzo a pinete, offrendo l’opportunità di scoprire luoghi indimenticabili, insenature con lingue di sabbia bianchissima e fine, con sprazzi di graniti rosati e l’ineguagliabile profumo di pineta.

I servizi dedicati alla viabilità e i parcheggi per i turisti migliorano di anno in anno. Recentemente Abaco, azienda veneta specializzata in progetti per la sosta, su incarico dell’Amministrazione comunale di Pula, è intervenuta con tecnologie e servizi per facilitare l’accessibilità a tutte le spiagge del litorale, grazie a parcheggi a pagamento, custoditi, costantemente presidiati da personale incaricato.
In un paesino dove vivono settemila abitanti, che nella stagione del mare si riempie fino a settecentomila presenze complessive, le oasi di bellezza assoluta sono molte. Ci sono i vip che ormeggiano i loro yacht di superlusso, ma anche gli appassionati di kitesurfing che approfittano delle location dove il vento impera. Ecco perché la caccia allo scorcio perfetto per l’immagine sui social è diventato un trend.
Oltre alla celeberrima Nora, la spiaggia simbolo della cittadina di Pula, spostandosi verso sud ovest nella frazione di Santa Margherita, il litorale offre scenari da favola, dove il mare dalle sfumature turchesi e le sabbie dorate la fanno da padrone. Santa Margherita di Pula è infatti composta da una serie di baie intervallate da scogli e piccoli promontori. La prima spiaggia, percorrendo da Pula verso sud la statale 195, è la “Campumatta”: acqua limpidissima, fondali subito alti e poco riparo dal vento. Per questo, come la vicina Spiaggia di “Cala d’Ostia”, dove si trova l’omonima torre costiera di avvistamento, è meta abituale degli amanti del surf, windsurf e kitesurf.

Proseguendo verso sud ci troviamo in una delle perle del litorale la spiaggia Abamar (prende il nome da uno degli hotel più antichi del litorale). Si trova subito dopo il Forte Village Resort, uno degli hotel più importanti al mondo e meta ogni anno di personaggi dello spettacolo, del cinema, dello sport e dell’alta finanza (con annessi i curiosi di turno, a caccia del selfie col vip). La spiaggia dell’Abamar è anche la più attrezzata in quanto sono presenti numerosi stabilimenti balneari con servizi di noleggio attrezzature, gommoni, giochi acquatici e aree ristoro. La zona è battuta dal vento amata, anche in autunno e in inverno, dagli appassionati di surf. I suoi fondali sono apprezzati da chi pratica snorkeling o pesca subacquea. A chiudere il territorio di Pula le caratteristiche Cala Bernardini e Pinus Village con le sue insenature particolarmente amate da chi ama la pace e la tranquillità.

Rigenerarsi nell’estremità più intima e naturale della Sardegna

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A Chia (CA), tra ginepri secolari, dune selvagge e acque cristalline, in estate riapre Aquadulci, dove scoprire il carattere più profondo dell’isola, tra mare, relax ed enogastronomia.  Dimenticate le scarpe e le pareti di casa.

Nella punta più estrema del sud della Sardegna, in località Spartivento di Chia (CA) c’è un’oasi naturale baciata dalla luce calda del Mediterraneo, dove dune di sabbia trattenute da ginepri secolari, acque cristalline dalle infinite sfumature del blu e dello smeraldo, aromi di mirto ed elicriso trasportati dal vento, creano uno scenario di rara bellezza, in cui liberarsi da ogni pensiero e incombenza quotidiana.
In questo angolo di isola selvaggia protetto da una natura generosa, nell’estate 2021, l’Aquadulci accoglie gli ospiti in un’atmosfera intima e avvolgente, espressione del carattere più profondo della terra sarda.
Il nome richiama la denominazione antica del luogo in cui nasce acqua sorgiva.

Una struttura le cui camere, spesso con patio e giardinetto privato o con balcone, sono dominate dai colori del giunco, del salice, dell’asfodelo, usati da sempre dagli artigiani dell’isola per tessere cesti, coperte, arazzi e tappeti, e dalle nuance del verde del grande giardino in cui rilassarsi tra piante officinali respirando aria di mare.
Oppure godendosi il sole dopo un tuffo nella piscina con idromassaggio, o sorseggiando un drink sulla terrazza del bar.
A piedi nudi si arriva a Su Giudeu, la spiaggia considerata tra le più belle della Sardegna, con la sua soffice sabbia bianca, le sue acque limpide, il contatto con un ambiente straordinario che è stato preservato.

Per raggiungerla, si passeggia su una passerella che attraversa lo stagno punteggiato da fenicotteri che collega l’Aquadulci alla spiaggia.
Il tratto costiero di Chia è tutto da esplorare: affascinanti spiagge e calette nascoste tra rocce e vegetazione sono posti in cui ogni scenario diventa emozione.
L’hotel mette a disposizione le biciclette, organizza escursioni in mountain bike, gite in barca, passeggiate a cavallo, corsi di kitesurf e windsurf, tennis e golf nel vicino campo a 18 buche, per vivere l’essenza più autentica di questo scorcio primitivo di Mediterraneo.
Al ritorno, ad inebriare i sensi ci sono i piatti del ristorante à la carte Aquadulci che propone le specialità più note della gastronomia isolana: dall’aragosta di Sant’Antioco al prosciutto di Villagrande, dalla bottarga di Cabras ai pomodori Camona di Pula, e poi le paste fresche tradizionali e il pescato del giorno.

I prodotti utilizzati dallo Chef sono selezionati sul territorio, fin dal mattino quando tra le tavole si spandono i profumi della pasticceria locale.
Per momenti di totale relax, l’Aquadulci invita gli ospiti nella zona lounge esterna per sorseggiare un aperitivo o un mirto ghiacciato dopo cena.
C’è anche un’accogliente sala lettura con il camino.
Inoltre, in un’area riservata del giardino, ci si possono concedere rilassanti massaggi open air con gli oli essenziali estratti dalle piante della macchia mediterranea che colorano il paesaggio.
Prezzi a partire da 75 euro a persona a notte con pernottamento e prima colazione.
Aquadulci Hotel
Località Spartivento, Chia, 09010 Domus de Maria, Cagliari (CA)
Tel. 070 9230555
E-mail: info@aquadulci.com
Sito Web: www.aquadulci.com

Bentu Luna e l’inestimabile tesoro delle vecchie vigne nel cuore di Sardegna

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Famiglia Moratti firma un nuovo capitolo del suo umanesimo vitivinicolo con una cantina a Neoneli (Oristano). Sobi e Mari i primi vini a esordire sul mercato.

Bentu Luna è il nuovo progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’AD Gian Matteo Baldi al centro della regione Sardegna, l’unico in Italia a basarsi totalmente su vecchie vigne, che vanno da un minimo di 35 fino ai 115 anni di età. La cantina ha sede a Neoneli, in provincia di Oristano, mentre l’attività si sviluppa tra il Barigadu e il paesaggio policolturale del Mandrolisai, uno dei quattordici in Italia iscritti al Registro nazionale dei Paesaggi rurali d’interesse storico e l’unico della regione.
Lo stile Bentu Luna pone al centro l’essere umano e la sua capacità di interpretare la natura secondo creatività e scienza. Il valore intrinseco di quest’area è il terroir, inteso come intersezione tra microclima, qualità del suolo e lavoro dell’uomo. “I vigneti sono il frutto di una cultura millenaria rimasta pressoché invariata, fondata sul concetto di non proprietà e di naturale ereditarietà familiare che rischiava di essere abbandonata poiché non creava più reddito – spiega Gian Matteo Baldi – Insieme ai contadini e agli abitanti di Neoneli abbiamo concordato per la gestione condivisa dei vigneti, così da integrare la manodopera e il sapere locale con le nostre competenze tecniche e tecnologiche”.

La struttura organizzativa dell’azienda, come per la tenuta Castello di Cigognola in Oltrepò Pavese, si presenta snella e intergenerazionale, con giovani professionisti coadiuvati da consulenti esterni di caratura internazionale. L’enologa in loco è Emanuela Flore, affiancata dall’agronomo Giovanni Bigot e da altri professionisti tra cui l’enologo Beppe Caviola come responsabile dei blend.
L’approccio umanistico non può prescindere da un profondo rispetto per l’ambiente: dalla gestione dei vigneti all’architettura della cantina, fino ai materiali utilizzati per il confezionamento dei vini, tutto è pensato in ottica di sostenibilità e risparmio energetico.

Al fine di tutelare l’integrità di suolo, piante e grappoli, all’interno della vigna non sono ammessi macchinari ma solo uomini e animali. La raccolta è manuale così come la pressatura. Ciascuna particella è vinificata separatamente all’interno di vasche in cemento crudo di piccole dimensioni per rispettare le specificità di ogni microzona. Tutti i vini sono a fermentazione spontanea, con pied de cuve altamente selezionato e curato al fine di evitare derive. L’alta precisione e il minimo intervento umano, possibile grazie a un grande lavoro preparatorio in vigna, portano alla nascita di vini puliti che compiono subito la fermentazione malolattica.

Le prime etichette a esordire sul mercato sono Mari e SobiMari è un Mandrolisai DOC, da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello. Le uve sono 35% Bovale sardo, 35% Cannonau, 30% Monica raccolte nella prima decade di ottobre. Dopo una lenta e accurata diraspatura del grappolo, prende avvio la fermentazione con piede spontaneo in vasche di cemento. L’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere di secondo passaggio, durante il quale si effettuano leggeri bâtonnage e si attiva la malolattica. Ne nasce un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata; il finale è caldo. Lo stesso processo di vinificazione è adottato per Sobi, rosso di Sardegna da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello, per un naso delicato e una grande struttura. Le varietà che lo compongono provengono da diverse zone di Neoneli. I vitigni sono per il 25% Bovale sardo, 35% Cannonau, 5% Monica e 35% tra Pascale, Cagnulari, Carignano e Barbera.

Sardegna: Cagliari, alla scoperta del capoluogo

a cura della Redazione
Oggi vi proponiamo alcuni spunti su Cagliari, in attesa che si possa riprendere a viaggiare, sempre in completa sicurezza, tra regioni.

Cagliari è caratterizzata da un clima delizioso e da una qualità di vita tra le più alte d’Italia (nel 2020 il capoluogo sardo è al 9° posto) oltre ad essere il porto più importante della Sardegna.
Il capoluogo, situato nella parte meridionale dell’isola, si affaccia nel Golfo degli Angeli.
Sarà il mix di antico e moderno dove la tradizione convive con le moderne tendenze a stupire il visitatore.
Come la capitale d’Italia, Cagliari sorge su setti colli: fu fondata dai Fenici che edificarono il primo nucleo di abitazioni nell’attuale zona di Santa Gilla dove è possibile visitare gli scavi archeologici che ne testimoniano l’origine.

litorale del Poetto

Altra attestazione della presenza fenicia è la più grande necropoli punica esistente al mondo, che si trova sulla collina di Tuvixeddu.
Una delle attrattive principali è il mare cristallino che caratterizza tutta la Sardegna e che raggiunge il suo massimo splendore nel litorale del Poetto che si estende per 8 km tra Cagliari e Quartu Sant’Elena: chilometri e chilometri di spiaggia, lidi, baretti e locali notturni che animano (quando si potrà) il giorno e la notte dei turisti.
Ma esiste anche una natura selvaggia, con lagune e oasi naturalistiche, come lo stagno di Molentargius che offre la possibilità di osservare una avifauna unica in Europa, dove i fenicotteri rosa al tramonto si alzano dall’acqua per deliziare i turisti con una magnifica sorvolata della città.
Altra tappa da non perdere i colli di Cagliari, il Monte Urpinu e il Colle di Bonaria.

Bastione di Saint Remy

Il Monte Urpinu, uno dei luoghi più gettonati tra gli amanti delle escursioni tra pineta, sentieri e laghetti; il Colle di Bonaria, invece, è famoso perché ospita il Santuario di Nostra Signora di Bonaria.
La città di Cagliari propone alcuni monumenti interessanti da visitare.
Uno dei più belli è il Bastione di Saint Remy edificato per collegare il Castello alla città bassa; attraverso una lunga scalinata si può raggiungere la Terrazza Umberto I capace di regalare un panorama mozzafiato sulla città che ripaga lo sforzo fatto per raggiungerla.
Insieme al Bastione, la Torre dell’Elefante e la Torre di San Pancrazio sono il simbolo di Cagliari e se non soffrite di vertigini consigliamo di salire sulle due torri e non ve ne pentirete.

Cattedrale di Santa Maria

Meta immancabile per gli amanti dell’arte è Piazza Palazzo.
Questa piazza offre da una parte la Cattedrale di Santa Maria caratterizzata da tantissimi stili artistici differenti e accanto a questa il Palazzo Regio antica residenza regale aragonese e sabauda (oggi sede della provincia di Cagliari e della Prefettura).
Situato nelle vicinanze della piazza si può visitare il Museo Archeologico più importante della Sardegna.
Terminata la visita di Cagliari è possibile portare a casa un pezzo di Sardegna acquistando prodotti dell’artigianato sardo: le ceramiche, i gioielli in oro, gli arazzi e i magnifici cestini intrecciati.

Caggiulino Sardum visita l’incantevole Tharros

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Ed ecco il secondo cartone animato di Caggiulino alla scoperta della Sardegna. 

Il simpatico cagnolino protagonista del progetto di valorizzazione territoriale Sardum, della PMI innovativa iInformatica, questa volta è nella penisola del Sinis, sulla costa occidentale della Sardegna, che è circondata da mari cristallini, a pochi passi dalla spiaggia di San Giovanni di Sinis e dal promontorio di capo San Marco. Caggiulino ci racconta che tale area è stata riconosciuta nel 1997 come area protetta, e proprio in questa penisola sorgeva un tempo la città di Tharros, fondata dai Fenici nell’ottavo secolo a.C. nei pressi di un villaggio nuragico preesistente, che divenne una città Romana dopo la fine della prima guerra punica e venne governata da varie popolazioni prima di diventare la prima capitale del Giudicato d’Arborea.
A tal proposito Caggiulino incontra Eleonora d’Arborea, che in lingua sarda racconta la storia dei GiudicatiFintzas a su de 8 seculu sa sardigna fiat una provincia de s’imperu bizantinu! Ma in cussos annos ci fiant stettias medas invasiones de sos saracenos chi aprobianta de s’africa de su nord. S’esercitu bizantinu no fiat presenti meda in s’isula, e sos sardos si funti deppius organizzai a solus e a mala ozza si fai indipentendis. Deppiant difendi is territorius e sorus! No si scidi una data precisa de candu funti nascius is judicados, ma scideus po seguru ca funti nominaus in documentus francu e de su papa in seculo de 9“.
Eleonora d’Arborea spiega che esistevano quattro giudicati: quello di Arborea, quello di Cagliari, quello del Logudoro e quello di Gallura. Erano piccoli stati indipendenti con un governo semidemocratico, erano guidati da un re, che veniva chiamato Giudice, ma formalmente i poteri appartenevano a un’istituzione simile a un parlamento, chiamato Corona de Logu.  Era una forma di governo molto moderna per quell’epoca, se pensi che nel resto d’Europa la forma di governo più comune era il sistema feudale.
Eleonora conclude spiegando che “S’epoca de sos judicados s’est accabbada candu su regno de aragona, chi considerada sa sardigna feudo de sa corona, adi bintu sa guerra contra sos sovranos legitimos de sos judikados.”
A questo punto Eleonora saluta Caggiulino e quest’ultimo ci rimanda al prossimo episodio.
Il cartoon nato per riscoprire il territorio, storia e tradizioni, affascinando piccoli e grandi, è stato realizzato da Giulio Setzu, Alessandro D’Alcantara, Emilio Massa, Davide Scintu, Angelo Cucina, Emanuele Malloci e Demetrio Cavara e vede l’importante contributo di Laura Vaccargiu per la voce sarda di Eleonora d’Arborea.
Un ulteriore contributo della pmi innovativa iInformatica per iniziare al meglio il 2021 valorizzando il bellissimo patrimonio sardo in modo nuovo e per trasmettere a tutti fiducia nel futuro, soprattutto per il settore turistico-ricettivo.

Caggiulino Sardum, un cartone animato ambientato a Nixias

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Dopo aver esplorato i bellissimi paesaggi della Basilicata e della Sicilia il simpatico Caggiulino arriva in Sardegna.

Caggiulino, il simpatico cagnetto grigio e bianco dal cappello rosso dopo aver visitato con i suoi cartoni animati la Basilicata e la Sicilia durante queste feste natalizie inizia per i più piccoli il viaggio alla scoperta delle particolarità della Sardegna.

Il viaggio Caggiulino in Sardegna inizia nella Marmilla, dove si incontrano bellissimi altipiani e colline verdeggianti. Caggiulino visita una tomba dei giganti, costruzioni rettangolari formate da enormi pietre piantate nel terreno che avevano la funzione di vere e proprie tombe collettive.
Furono costruite dalle popolazioni nuragiche per accogliere i loro defunti e per rendere loro omaggio.
In questo luogo Caggiulino incontra il Gigante di Nixias che gli racconta storia e tradizioni del luogo in lingua sarda.
Il gigante gli racconta che ‘sa sardigna est sempri stettia unu logu de incontru de medas culturas, e sa civiltadi nuragica est nascia de s’unioni de custas culturas ca esistiant in sardigna de di ora! Fiant agricoltores, pastores, piscadores e ottimus navigadores. Veneranta sas divinidades de su sole e de sa luna, chi teniant puru sa rappresentazione fisica de su boe e de sa dea madre. Fiant puru combettentes balentiosus! Sos Romanos e sos fenicios anti provau med’ottas a conchistai s’entroterra sardu, ma anti sempri acattau una fotti resistenzia‘.
Dopo questo bellissimo incontro Caggiulino saluta tutti e ci rimanda al prossimo episodio.
Il cartone animato Caggiulino è una iniziativa di responsabilità sociale realizzata dalla pmi innovativa iInformatica Srl (rappresentata in terra sarda dall’informatico Emilio Massa e dall’ingegnere elettronico Davide Scintu) all’interno delle iniziative del progetto di valorizzazione territoriale Sardum. Il cartone animato è stato curato da Giulio Setzu (laureato in lingue e culture per la mediazione linguistica ed appassionato di lingua sarda), Emanuele Malloci, Demetrio Antonio Cavara, Alessandro D’Alcantara ed Angelo Cucina.
Un piccolo contributo per allietare e divertire i piccoli sardi con l’allegra scoperta del territorio, con l’obiettivo di valorizzare storia e tradizioni di un territorio unico.
Link al video (visibile anche qui sotto)


Venerdì Rai: Ritorno alla natura, Vienna e Sardegna

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Domani, venerdì 23 ottobre, tra i programmi che andranno in onda sui canali Rai segnaliamo la serie “Ritorno alla natura”, il secondo episodio di “Vienna: impero, dinastia e sogno” e per “Art Rider” puntata dalla Sardegna.

“Ritorno alla natura”: il Saaristomeri
Itinerari insoliti e trekking accessibili a tutti attraverso le terre della Finlandia raccontati da un’appassionata di mito e leggende e dall’autore di un blog di viaggi molto frequentato, Reetta Ranta e Antti Huttunen. È la serie “Ritorno alla natura”, in onda da venerdì 23 ottobre alle 13.30 su Rai5. In nove episodi, i due protagonisti attraversano otto regioni e 24 destinazioni diverse che ripercorrono le terre finlandesi narrate nel poema epico “Kalevala”, combinando avventura, mitologia e narrazione, cultura e tradizione, anche culinaria. Leggenda e storia si mescolano così per portare il viaggiatore lontano dalla città e dai suoi ritmi, presso laghi, foreste, paesaggi da sogno che mostrano quanto il contatto con la natura selvaggia e il rispetto dell’ambiente siano fondamentali soprattutto oggi. Al centro del primo episodio è Saaristomeri, il mare dell’arcipelago. Qui ogni notte la luce calda del faro di Bengtskär lampeggia all’orizzonte. Ma non è lì da sempre a guidare i viaggiatori: le tempeste e le scogliere del Saaristomeri, infatti, sono costate la vita a molti.

Vienna: impero, dinastia e sogno: la città barocca
Una città al centro della storia d’Europa dai tempi dell’Antica Roma fino alla Prima guerra mondiale. Lo storico Simon Sebag Montefiore racconta Vienna e le guerre, gli intrighi e le lotte di potere, ma anche l’arte, l’architettura e la grande musica, che dal Medioevo al XX secolo l’hanno contraddistinta, nella serie “Vienna: impero, dinastia e sogno”. Nel secondo episodio, in onda venerdì 23 ottobre alle 20.30 su Rai5, Montefiore ripercorre il periodo barocco: dopo aver arginato le mire espansionistiche ottomane, l’Austria frena le ambizioni francesi sul continente europeo e gli Asburgo si spartiscono con i Borbone un ricco bottino territoriale. Vienna si afferma come città trionfante, dove fioriscono le arti e dove si sviluppa un ricco substrato culturale, che porta in dote Mozart, Haydn e Beethoven e gioielli architettonici come Schönbrunn. 

Art Rider. La Sardegna da Monte D’Accoddi a Sant’Antioco
La Sardegna, culla dell’antica civiltà nuragica, è stata oggetto di numerose dominazioni che hanno contribuito ad arricchirla culturalmente. L’archeologo Andrea Angelucci va alla scoperta di questa terra, nell’ultimo episodio della serie in prima visione “Art Rider” in onda venerdì 23 ottobre alle 21.15 su Rai5. Lo fa seguendo un tragitto che va da nord a sud, passando per luoghi di culto di 6000 anni fa e attraversando sotterranei poco noti fino a giungere verso il mare, a Sant’Antioco. Qui incontrerà una donna che porta avanti la memoria di un’antica tradizione fenicia. Il tutto all’insegna della parola d’ordine: avventura. 

Sardegna: settembre a piedi nudi nella natura selvaggia di Chia

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Spiagge di sabbia bianca, calette sconosciute, dune baciate dal vento, il mare che svela colori inattesi. L’Aquadulci di Chia (CA) è un’oasi di riservata rigenerazione nell’estremo sud della Sardegna.

Il mare a settembre è più rigenerante che in qualsiasi altro momento d’estate. Infonde l’energia per ricominciare con slancio la nuova stagione.

Se poi il mare è quello dalla bellezza indimenticabile di Chia (CA), dove acque cristalline dai colori dell’azzurro accarezzano rocce primitive, sabbia bianca e guidano verso calette sconosciute, allora la rigenerazione diventa privilegio.
L’Aquadulci è qui, dove l’isola svela il suo lato più selvaggio e naturale.

Dove si può camminare a piedi nudi, nelle camere spaziose arredate con le sfumature della terra sarda, tra i colori del giunco, dell’asfodelo, del salice, per poi sentire sotto piedi la freschezza del giardino mediterraneo che profuma di piante officinali, un’oasi di benessere in cui rilassarsi tra la piscina con idromassaggio e i massaggi open air, fino a seguire la passerella riservata che dalla struttura conduce nell’incomparabile meraviglia della spiaggia di Su Giudeu. Dune baciate dal vento, lagune che stupiscono, fenicotteri rosa che si specchiano indisturbati, fragranze di ginepro e mirto.
Tante le esplorazioni, da fare a partire dall’Aquadulci passeggiando, in barca a vela a bordo dell’elegante goletta di 22 metri Milmar o magari a cavallo.

Come il percorso a piedi verso la Torre di Chia, che passa tra le lagune di Su Stangioni de su Sali e S’Acqua Ucci, habitat naturali dei fenicotteri e di altre specie migratorie, per giungere alla spiaggia di Campana, al di là del piccolo promontorio e dell’alta duna che la separano da Su Giudeu. Superando le rocce, la Cala del Morto invita ad un tuffo nelle sue acque limpide, per poi visitare il Porticciolo, un semicerchio delimitato dal promontorio della Torre di Chia e da una piccola altura che lo separa dalla spiaggetta di Su Coldorinu. Da questa si può raggiungere l’isoletta omonima percorrendo una breve lingua di sabbia bagnata da acque trasparenti camminando fra rocce incantevoli.

Sull’isolotto, ci sono i resti misteriosi di Bithia, l’antica città nuragica, abitata ancora nelle epoche fenicio-punica e romana, un luogo magico. Al ritorno all’Aquadulci, il relax è assicurato nella zona lounge esterna per un aperitivo o una gustosa tisana ai sapori dell’isola.

Mentre in cucina si spandono i profumi del pescato del giorno e delle produzioni locali che si trasformano nel ristorante à la carte in piatti d’autore: l’aragosta di Sant’Antioco, i pomodori di Camona di Pula, il prosciutto di Villagrande. Da settembre 2020 prezzi a partire da 108 euro a persona con colazione inclusa.
Aquadulci Hotel
Località Spartivento, Chia, 09010 Domus de Maria, Cagliari (CA)
Tel. 0709230555
E-mail: info@aquadulci.com
Sito Web: www.aquadulci.com 

Domenica Rai: il ricordo della tragedia di Marcinelle e l’Isola di San Pietro

Riceviamo e pubblichiamo
Domani, domenica 9 agosto, su Rai Storia il ricordo delle vittime della tragedia di Marcinelle e su Rai5 per "Di là dal fiume e tra gli alberi" l’Isola di San Pietro in Sardegna.

Marcinelle, memorie dal sottosuolo”. Il ricordo nella Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo
In occasione della Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, celebrata l’8 agosto, Rai Storia (canale 54) ricorda le vittime della tragedia di Marcinelle con il doc “Marcinelle, memorie dal sottosuolo” di Giuseppe Giannotti, in onda domenica 9 agosto alle 11.30. L’8 agosto 1956, un incendio scoppiato nella miniera di carbone del Bois du Cazier presso Marcinelle, in Belgio, causa la morte di 262 persone, di cui 136 italiani. I minatori restano intrappolati nella miniera senza via di scampo e vengono uccisi dalle esalazioni di gas. Le operazioni di salvataggio vanno avanti fino al 23 agosto. Inutilmente, perché non ci sono sopravvissuti. Il documentario ripercorre gli anni delle massicce migrazioni italiane in Belgio e la tragedia di Marcinelle, con testimonianze, interviste e filmati di repertorio. 

“Di là dal fiume e tra gli alberi”: l’isola di San Pietro
Nella punta sud-occidentale della Sardegna, di fronte alle coste sulcitane, c’è l’isola di San Pietro. Nel 1738 il re Carlo Emanuele III donò l’isola a una colonia di pescatori liguri che qui fondò il paese di Carloforte. E ancora oggi l’origine ligure di San Pietro è viva in tutti gli abitanti: un cuore ligure in terra sarda! Lo racconta il documentario di Vincenzo SacconeL’isola di San Pietro”, in onda domenica 9 agosto alle 22.10 su Rai5 (canale 23), per la seconda stagione di “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Nell’antichità l’isola fu spesso oggetto di invasione da parte dei saraceni e dei pirati berberi, ma non fu mai abitata stabilmente fino al 1738. In quell’anno il re Carlo Emanuele III, detto Il Forte, donò l’isola a una colonia di pescatori liguri di Pegli che 200 anni prima si era insediata a Tabarka in Tunisia per la pesca del corallo. I pegliesi fondarono qui l’unico centro abitato del paese che, in onore del re, chiamarono Carloforte. E oggi la statua di Carlo Emanuele III è posta proprio di fronte all’arrivo del traghetto come ad accogliere chiunque arrivi sull’isola. Le origini liguri sono ancora oggi più che mai vive e salde e si possono riscontrare nelle tradizioni, nei costumi, nell’urbanistica, nell’architettura e soprattutto nel dialetto. Sorprende infatti la presenza di una rarità linguistica, una sorta appunto di genovese risalente al XV secolo, e sorprende soprattutto l’attaccamento degli abitanti a questa lingua al punto da aver ideato il cosiddetto “sportello della lingua” per insegnare a tutti come scriverlo correttamente. Dall’incontro con tante persone che a Carloforte vivono, emerge su tutto quella che gli stessi isolani chiamano: “la malattia dello scoglio”, ovvero il legame forte e indissolubile di tutti gli abitanti con l’isola. Chi nasce qui, qui vuole rimanere e chi per qualunque motivo è costretto ad andare via, qui poi vuole ritornare; una malattia che colpisce però anche chi sull’isola viene in vacanza, tanto che a volte poi qui decide appunto di rimanere. Di origine vulcanica San Pietro è un paradiso naturale e luogo di sosta e nidificazione di varie specie di uccelli tra i quali primeggia l’elegante falco della regina, un rarissimo rapace che dal Madagascar tutte le estati nidifica sulle ripide scogliere a picco sul mare dell’isola.