Violenza sulle donne: non vergognarsi di chiedere aiuto

di Roberta Pelizer
Oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e la titolare del brand RP, Roberta Pelizer, ci propone una profonda riflessione.

Ma non ti vergogni? Ma non ti fai schifo da solo?
Certo che no perché tu così facendo ti senti furbo, ti senti forte, ti senti potente e pensi di essere chissà chi quando in realtà sei solamente una nullità, uno scarto della società, perché tu non sei un uomo, un maschio, tu sei soltanto un demone in un corpo umano.
Questo è quello che mi viene da dire a chi pratica violenza sulle donne perché, come ben sapete, ci sono vari tipi di violenza: psicologica, fisica e morale.

Sono una peggio dell’altra e la cosa brutta è quando, purtroppo, tutti questi elementi sono uniti tra di loro.
È troppo facile prendersela con una donna che il 99% delle volte fisicamente è la tua metà, un terzo della tua forza fisica e soprattutto è messa sotto pressione da tutto ciò che riguarda il mondo femminile.
Nella stragrande maggioranza delle famiglie la donna è colei che gestisce il nucleo familiare in tutto e per tutto: pulisce, lava, stira e cura i figli ma se qualcosa va storto la colpa è sempre della donna; al contrario se le cose funzionano, chissà come mai, la meritocrazia va sempre nella direzione degli uomini.

Anche se siamo nel 2020, purtroppo, la violenza nei confronti delle donne si continua a manifestare in ogni parte del mondo, in qualsiasi ceto sociale e, spesso, anche nelle famiglie cosiddette “insospettabili” e chi subisce violenza, spesso e volentieri, non denuncia un po’ per paura, un po’ per vergogna e per decine di vari motivi.
Questo è un dato purtroppo confermato e che fa davvero venire i brividi.
Io sono una donna di quarant’anni, mamma di un ragazzo di quindici e in passato, purtroppo, è capitato anche a me di subire violenza psicologica: vi posso assicurare che è una cosa davvero brutta ma l’aspetto più scioccante sta nel fatto che quando si è dentro in questo vortice non si è lucide e non si capisce chiaramente che cosa si sta subendo.

Il problema è che ci dobbiamo aiutare da sole perché nessuno può intervenire al nostro posto e, quindi, deve avvenire un processo di autodiagnosi per potersi ribellare a queste situazioni inaccettabili.
Il percorso successivo non è facile però bisogna armarsi di grandissima forza senza vergognarsi di chiedere aiuto perché solo con un processo di questo tipo si può contrastare la violenza subita e allo stesso modo si può diventare più forti per poter aiutare chi, come noi, ha bisogno di essere aiutata.

Vanessa Incontrada: Nessuno mi può giudicare… e non è poi così difficile!

di Fabrizio Capra
La copertina di Vanity Fair da oggi in edicola è di grande impatto e ci trasmette un messaggio importante grazie a Vanessa Incontrada.

Mafalda, il famoso personaggio dei  fumetti disegnato da Quino, in una “nuvoletta” di un disegno che la raffigurava diceva: “Io sono perfetta, ho tutti i difetti al posto giusto”.

Quando ho visto la foto della copertina di Vanity Fair, in edicola da oggi, che ritrae Vanessa Incontrada ho immediatamente pensato al fumetto che ho citato sopra.
La donna è  bella anche con tutte le sue imperfezioni, i suoi difetti, il suo essere reale.
Invece ci ritroviamo in un mondo fatto di stereotipi che porta ad additare la donna non perfetta fisicamente perché non paragonabile a quello che ci vuole far passare il mondo mediatico, un mondo che incensa una perfezione che invece non esiste.
Ecco che il coraggio di Vanessa Incontrada, una donna che ho sempre apprezzato, di presentarsi fiera e determinata davanti all’obiettivo per lanciare un messaggio importante qual è il “Nessuno mi può giudicare” è un qualcosa che ci deve far riflettere.

Del resto la stessa Incontrada sulla copertina di Vanity Fair dell’ottobre 2008 dichiarava “Dedicato a chi mi ha detto grassa”.
Torniamo alla copertina di oggi.
Tolti gli immancabili imbecilli, leoni della tastiera capaci di nascondersi dietro a un computer, ho notato che questa foto ha suscitato molti consensi, sia da parte delle donne sia da quella degli uomini.
Accettare il proprio corpo e farne un punto di forza deve essere la filosofia di ogni donna (e credo anche di ogni uomo) perché anche la più stereotipata, quella che risponde ai canoni di bellezza che ci vengono troppo spesso imposti anche in modo subliminale, ha sicuramente le sue imperfezioni e molte volte i tanto odiati paparazzi lo evidenziano con i loro scatti rubati.
Vanessa Incontrada è da ammirare per questa sua decisione perché mettendosi a nudo senza volgarità ed eccessi è riesciuta a lanciare un messaggio che, poi, è il concentrato di una battaglia che da tempo porta avanti, quello di contrastare l’odioso “body shaming”, ovvero il bullismo contro il corpo e le sue forme.

Allora fermiamoci un attimo e ragioniamo su quanto Vanessa Incontrada ci vuole trasmettere e pensiamo al male che possiamo arrecare giudicando una persona quotidianamente (e non solo dal punto di vista del corpo, purtroppo) e rispondiamo a una semplicissima domanda: Chi siamo per giudicare?
Vanessa Incontrada afferma: «È il punto d’arrivo che vede il mio corpo diventare un messaggio per tutte le donne (e per tutti gli uomini): dobbiamo tutti affrontare, capire e celebrare una nuova bellezza».
E io da uomo sto dalla parte di Vanessa: proviamo per una volta a non giudicare ma, piuttosto, ad apprezzare.
Non è poi così difficile!

Essere mamma oggi…

di Roberta Pelizer
La titolare del brand RP torna a interrogarsi sul ruolo di mamma oggi. Una interessante riflessione.

Cari lettori, tempo fa mi sono già dedicata nello scrivere un’articolo dedicato a noi mamme e quest’oggi voglio riprendere “in mano” il discorso perché nell’arco di un anno circa da quando ho scritto l’articolo sono cambiate un mare di cose e purtroppo mio malgrado lo devo ammettere in peggio.

Come già ho scritto c’è il famoso detto “bambini piccoli problemi piccoli ragazzi grandi problemi grandi” ed è proprio così perché io ho un figlio adolescente di quindici anni ed è nel pieno sviluppo ormonale e fisico
Soprattutto ha fatto il passaggio dalle scuole medie alle superiori ed è stato una vera e propria tragedia o forse addirittura un trauma perché ha vissuto il vero e proprio stacco da quelli che erano gli insegnanti un pochino malleabili, appunto delle scuole medie, a quelli con il polso più duro delle superiori.

Mio figlio è alto 1.80 e fisicamente potrebbe sembrare quasi un uomo ma realtà è ancora piccolo e mi rendo conto che forse questa è la fase più delicata della sua crescita, stiamo crescendo comunque assieme, perché non è più piccolo ma non è neanche ancora abbastanza grande da riconoscere il pericolo, che peraltro si nasconde dietro ad ogni angolo e ad ogni persona, e come tutti i ragazzi della sua età compie gesti senza cognizione.

Noi mamme, purtroppo, in questi casi siamo letteralmente con le spalle al muro, io per prima, perché veniamo accantonate per gli amici di turno che si spacciano come la “famiglia” solo perché tutti assieme compiono malefatte di ogni genere spinti, soprattutto, da quello che in questo momento i social ti propongono e mi riferisco ai vari profili presenti su Instagram, Facebook e tutti gli altri veicoli di comunicazione che propongono video specifici che incitano a fare uso di stupefacenti, picchiarsi per strada, bistrattare le forze dell’ordine e molte altre stupidaggini (se così si possono chiamare).
Insomma essere genitori oggi è una vera e propria guerra contro tutto e tutti: il problema è che le cose si sanno ma nessuno fa niente per fermarle perché è troppo facile nascondersi dietro ad un dito anziché risolvere il problema che è lampante davanti nostri occhi.

Le persone logorroiche… altri casi umani

di Roberta Pelizer
Roberta Pelizer, titolare del brand RP, torna a scrivere di “Casi Umani”… oggi al centro della sua riflessione le persone logorroiche.

Le persone che parlano troppo appaiono inizialmente come molto socievoli e alla mano, infatti, quando conosci una persona il linguaggio è il modo più immediato per farti un’idea più concreta di chi hai di fronte e quando incontri qualcuno che ti accoglie come un fiume in piena ti sembra di giocare a carte scoperte e si ha quasi la sensazione di conoscerla da sempre.
Succede perché coloro che ti accolgono con fare colloquiale e amichevole stimolano una parte del nostro cervello che si sente al sicuro.
Quando una persona ha la tendenza a parlare troppo alla lunga stanca e stanca anche parecchio perché ti sembra sempre che a parlare sia solo lei e si ha la sensazione di essere testimone di infiniti monologhi in cui protagonista indiscusso è sempre il logorroico del gruppo.

Dopo aver trascorso un po’ di tempo con una persona logorroica si ha la sensazione di non aver ricevuto nulla di concreto da quella persona, se non addirittura un senso di fastidio, peso sulle spalle e addirittura stanchezza mentale perché questi personaggi sono vampiri sociali che con i loro immensi monologhi succhiano l’energia dei poveri interlocutori malcapitati sfinendoli mentalmente.
Infatti gli psicologi identificano questa fastidiosa tendenza di alcune persone con il termine logorio e in psicologia è un vero e proprio disturbo…
Quindi stiamo parlando di persone realmente disturbate ma bisogna fare una distinzione tra logorroico patologico e logorroico egocentrico: esistono semplicemente persone talmente piene di sé da amare sempre soltanto il suono della propria voce (ce ne sono davvero tante ).

Più che disturbo da logorrea qui siamo in casi di sindrome da narcisista altrettanto pericoloso e quindi da evitare come la peste, difatti le persone che parlano troppo nascono spesso con un disturbo molto profondo e da lì tendono spesso a parlare e straparlare per nascondere invece una grande insicurezza.
Parlare troppo di sé equivale a difendersi dalle domande altrui e raccontando molto della propria vita impediscono all’interlocutore di interromperli e dunque di intraprendere un vera e propria discussione fatta di parole e di confronti.
Quindi fare monologhi e sempre molto più semplice che sostenere un confronto, quando nascondono queste insicurezze e si ricorre all’eccessivo uso del linguaggio per ostentare beni posseduti o azioni fatte verso il prossimo o peggio ancora imporre la propria idea e/o opinione su un fatto accaduto.

Ci troviamo di fronte all’esempio classico di colui che crede di essere un “Tuttologo” e quindi di sapere tutto riguardo a qualsiasi argomento.
I logorroici sono soggetti che una volta individuati vanno assolutamente evitati perché ti portano allo sfinimento per ottenere ciò che vogliono che sia semplice attenzione per quello che hanno da dire o nel peggiore dei casi per qualcosa che vogliono ottenere perché se si accorgono che di fronte hanno una persona debole il loro gioco è fatto.

Ogni evento ci deve far riflettere

di Roberta Pelizer
Proponiamo una riflessione della titolare del brand RP sull’evento che sabato notte ha sconvolto Alessandria. 

Cari amici lettori come ben già sapete nella serata di sabato 1° agosto Alessandria è stata colpita da un violento quanto inaspettato nubifragio che ha coinvolto tutta la città in lungo in largo.
Il giorno successivo, ovvero domenica, sono uscita a circa metà mattinata perché avevo un appuntamento di lavoro e ho potuto constatare con i miei stessi occhi il grandissimo danno che ha subito la città nella quale vivo e lavoro e nella quale sto crescendo mio figlio.

Avevo già capito dalla sera precedente che sicuramente questo maltempo aveva causato molto danno perché da casa, io vivo in un condominio di nove piani, affacciata alla finestra vedevo coppi del tetto che volavano assieme pezzi di piante, oggetti vari che cadevano dal balcone e la cosa che più mi ha più spaventata era vedere volare i pezzi di vetro delle plafoniere dei nostri balconi, ciò significa che eravamo dentro a un vero e proprio inferno che, per fortuna, è durato poco ma è stato sufficiente per metterci nuovamente tutti quasi in ginocchio.

Si sono abbattuti molti alberi e, purtroppo, alcuni sono finite su automobili posteggiate, tantissimi tetti sono stati scoperchiati, insegne divelte, per non parlare di tutti gli oggetti leggeri che si sono dileguati in questa tormenta.
Ho voluto scrivere queste poche righe con una mia personalissima riflessione perché in casi come questo ci si deve obbligatoriamente fermare a pensare.

Pensare quanto è preziosa la vita e quanto è importante capire che “la vita è veramente un attimo che scivola via” (come dice una nota canzone )  perché poteva capitare qualcosa di molto più grave con la caduta degli alberi o lo scoperchiamento dei tetti ma per fortuna non ci sono stati feriti ed è per questo penso che sia fondamentale non perdersi dietro alle stupidaggini, alle cose futili ed alle sciocchezze.

Invece, bisogna pensare alle cose vere e importanti della vita come ad esempio aiutare chi in questo momento è rimasto senza un pezzo della propria casa o addirittura senza la macchina e quindi magari non riesce ad andare a lavorare e si ritrova in mezzo a tante difficoltà.
È troppo facile essere felici e sereni quando tutto va bene e non ci sono ostacoli: bisogna imparare a capire che la vita può cambiare in un solo istante e a volte in maniera definitiva quindi bisognerebbe imparare ad essere un po’ meno superficiali e futili e diventare un pochettino più concreti.

(RP)Eventi: tra crisi e speranze – primo tempo

di Fabrizio A.

Proponiamo una interessante e profonda riflessione scaturita dal momento storico che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo.

Spettacolo di luci dell’artista Gerry Hofstetter

Un enorme cuore si staglia sul monte Cervino, un evento inusuale dettato da fatti dolorosi e commoventi. È la solidarietà di molti riversata sul nostro Paese e che noi stessi abbiamo alimentato e condiviso. La mano tesa che ci siamo dati per aiutarci, dai corridoi degli ospedali alla spesa fatta per i più anziani. Nella foto si vede un’opera realizzata dall’artista Gerry Hofstetter che ha illuminato il Cervino con diverse installazioni di luci quale segno di speranza. Le autorità locali hanno scritto in merito a questo spettacolo di luci di come «La società deve essere forte come il Cervino per poter superare la tempesta che sta attraversando. La luce è stata scelta poiché rappresenta la speranza».
Ci sono momenti in cui bisogna rallentare, quando non anche fermarsi. È la vita che ce lo chiede, e a volte ce lo impone. Ne è testimone questo periodo storico, sul quale i libri verseranno fiumi d’inchiostro, con gli sconvolgimenti avuti e in atto, che hanno trasformato enormemente e modificano tutt’ora il nostro vivere.
Purtroppo questi eventi ci hanno colpito per bene, e per molti il rischio di miseria è dietro l’angolo.
Interi settori messi in ginocchio. Il direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Gheorghieva, racconta come «assicurare un ritorno alla crescita dopo il coronavirus non è abbastanza: c’è bisogno di riforme e investimenti per migliorare significativamente le prospettive economiche dei più deboli», per questo le autorità «devono fare tutto quello che è in loro potere per promuovere una crescita più inclusiva». L’auspicio è che dalle parole si passi ai fatti.
Anche per chi lavora, come noi, nel campo degli eventi non è facile. Coordinare e gestire progetti di comunicazione, coinvolgere il pubblico e la partecipazione mantenendo il giusto distanziamento, organizzare sfilate, notti bianche, media-event, promozioni live e numerosi altri fattori di questo settore sono saltati e saltano come tasti fragili di un pianoforte disarmonico.
Ci sono poi gli eventi personali, i pugni nello stomaco della vita, i timori per i propri affetti. Ci capita di leggere nella“Lettera di primavera” di Brunello Cucinelli come «Domani rifletteremo, con Aristotele, che anche le calamità hanno un’anima e possono divenire maestre di vita saggia».
E in questo vortice di pensieri, paure e speranze giungono inaspettati i sorrisi. Improvvisamente le nuvole nere si allontanano e lasciano intravedere sempre di più l’azzurro del cielo. E sì che in questi giorni ce l’hanno propinata innumerevoli volte la canzone di Rino GaetanoMa il cielo è sempre più blu”. Dalla sua versione a quella dei cantanti uniti insieme a quella di tanti e tanti che da balconi e finestre hanno cantato la loro lotta al virus con l’allegria, la tenacia, con il loro aggrapparsi a un filo di speranza blu.

Gli animali dalle montagne si sono avvicinati alle città, i pesci hanno popolato di più il Mediterraneo, i delfini nel porto di Cagliari, le rondini a fare festa nel cielo. Meno liti tra i vicini, più armonia (ma anche più separazioni), più giochi sociali da tavolo in famiglia; e poi la cucina, la riscoperta di piatti di ieri e la farina (come l’Amuchina) finita dagli scaffali on-line e reali dei supermercati.
Certo, molte sono solo bolle che poi spariranno. Le città sono degli uomini. Ma quanto sarebbe bello se governanti e cittadini non si dimenticassero della biodiversità, delle specie che condividono con noi il pianeta, dei polmoni verdi del mondo. Come direbbe Renato Zero, “Non li dimenticate eh”.
Cerchiamo allora di cogliere e trattenere quei riflessi di luce anche da chi vede tutto nero, non solo per mero ottimismo, ma, come dice papa Francesco, con la speranza che non delude. «Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli… Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire… Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi». Una speranza viva.
Sul nostro sito web abbiamo scritto: «Il nostro compito è quello di interpretare i vostri pensieri, seguire lo sviluppo delle vostre idee, organizzarle e costruire insieme un evento su misura per voi. I dettagli fanno la differenza». Noi ci proviamo, per ripartire, insieme.

Ogni tanto bisogna fermarsi…

di Roberta Pelizer
Roberta Pelizer, titolare del brand RP, condivide con noi alcune riflessioni collegate alla prima uscita dall’inizio della Fase 2.

Lunedì mattina sono uscita per la prima volta dopo questa quarantena, che per me è durata più del dovuto, a causa di un problema di salute del quale ho già accennato IMG_0074-25-05-20-07-07qualcosa in un articolo che abbiamo pubblicato lo scorso 17 maggio qui sul nostro giornale.
Mi fa piacere poter condividere con voi alcuni pensieri legati a sensazioni ed emozioni che ho provato proprio in quella mattinata: dovevo fare la medicazione e dato che non posso ancora  guidare ho deciso di andare a piedi da casa mia all’ospedale e mi sono resa conto che il tragitto era un po’ troppo lungo e sono ancora troppo debole, quindi ho preso il bus e sono andata a fare quello che dovevo; al ritorno però ho cambiato idea e quindi con tutta la calma che i medici si sono raccomandati di usare sono andata in centro e la cosa bella è che mi è piaciuto tantissimo gustarmi la città nella quale vivo in una giornata di sole pieno ma ventilata.
Il “post Covid19” ha modificato tutte le nostre abitudini ed ognuno di noi si è dovuto adeguare alle nuove regole di comportamento  nella società, tutti dobbiamo indossare l’ormai famosa mascherina che ad oggi in tanti si sono dilettati a creare in IMG_0071-25-05-20-07-07linea con il proprio stile, infatti, ne ho notato alcune veramente carine dalle romantiche rosa a quelle più rock abbinate ad anfibi e giubbottino di jeans, le ho viste giusto mentre percorrevo il tragitto da casa mia alla via principale della città che è corso Roma.
La maggior parte dei bar sono riaperti e tutti hanno provveduto a sistemare i tavoli come da nuove disposizioni.
Ho avuto il piacere di guardare qualche vetrina, respirare un po’ d’aria fresca, osservare la città nella quale vivo che è a portata d’uomo e in questo periodo, oltretutto, il comune ha provveduto ad abbellirla con fiori e opere di ristrutturazione.
Il “pezzo forte” della mia passeggiata, però, è stato il passaggio dal mercato di piazza Garibaldi, la stessa piazza che tutti lunedì è completamente gremita da banchi e non si trova un posteggio, come si suol dire, neanche a pagarlo ed io tutte le volte che disgraziatamente mi sono trovata a passare da lì borbottavo sistematicamente, oggi, invece me lo sono gustato in pieno perché essendo a piedi sono stata costretta ad attraversalo e ho piacevolmente riscontrato che ci sono dei banchi davvero belli, curati e i mercanti sono tutti gentili e disponibili, infatti ho comprato alcuni fiori finti IMG_0073-25-05-20-07-07talmente belli da sembrare veri.
In corso Roma mi sono seduta “per riprendere fiato”, mi sono gustata un buon caffè e ho pensato, ma perché non apprezziamo mai quello che abbiamo, perché non ci ritagliamo mai un momento per noi e siamo , invece , sempre di corsa , arrabbiati e distratti… queste idee le avevo già prima ma questo periodo delicato e complicato della mia vita li ha confermati per l’ennesima volta, perché è bello poter avere la libertà di fare una passeggiata senza problemi, bersi  un caffè e prendersi un attimo per se stessi… anche solo per stare da soli a pensare a quello che di bello la vita ci ha regalato e ci può ancora regalare.

Gestire i soldi in modo Zen 

di Roberta Pelizer
Oggi Roberta, titolare del brand RP, ci parla di soldi, di gestione finanziaria anche con un approccio zen: una bella riflessione.

Nella gestione finanziaria esistono tanti piccoli trucchi o segreti per poter gestire le uscite e le entrate mensili e possono essere così suddivise: liberarsi dei pregiudizi negativi sul denaro tipo “chi è ricco e disonesto”, questa è un’idea sbagliata di cui IMG_9845-05-05-20-12-31sbarazzarsi, oppure più ore lavori più guadagni specie se fai una professione creativa ma è la qualità che conta non la durata quindi bisogna fare un refresh per accogliere un nuovo approccio più positivo e responsabile.
È importante praticare anche la meditazione, infatti, le aziende più importanti del mondo organizzano corsi di meditazione  zen per i dipendenti e i risultati sono molto di positivi perché diminuisce lo stress, aumenta la concentrazione, il rendimento e gli effetti benefici si estendono anche alla gestione IMG_9847-05-05-20-12-31dei soldi dove la componente emotiva può giocare brutti scherzi ad esempio come quando si spende metà del proprio salario in sole scarpe (atteggiamento molto diffuso  tra le donne) .
Spesso si sogna di mollare il lavoro da impiegata per aprire un Chiringuito in Messico ma bisogna sapere che non è la strada migliore per realizzarsi perché a lungo andare anche un’attività opposta a quella che oggi ci stressa può diventare deleteria e spesso i desideri sono frutto di condizionamenti, quindi l’obiettivo deve IMG_9840-05-05-20-12-31essere, invece, quello di ridisegnare la vita in base a un vero talento; ad esempio all’Università di Stenford esiste una materia di studio e si chiama Life designse sogni di cambiare vita e fonte di reddito, per evitare sbagli prima cerca di fare brevi esperienze dirette o contatta chi già svolge quella professione solo così potrai monetizzare la tua vocazione e riuscire a gestire il patrimonio con il giusto Mindset” dice Garzotto  che è appunto docente di life design.
Un’azione Karmica che possiamo applicare è il principio di base presente in molte culture, ovvero, più dai e più ricevi ad esempio come gli induisti che ogni giorno prima di iniziare a lavorare fanno una piccola offerta (un biscotto, un fiore) alla natura; oggi tante IMG_9846-05-05-20-12-31aziende dedicano parte dei guadagni alle iniziative Green e anche noi nel nostro piccolo possiamo seguire questo esempio virtuoso aumentando il nostro impegno per l’ambiente ad esempio preferendo le imprese ecosostenibile e che non fanno esperimenti sugli animali, così facendo diamo il nostro piccolo contributo per un mondo migliore.

Credere nel domani

di Antonio Scafaro
Oggi vi proponiamo una riflessione sul credere nel domani, sulla speranza, sull’incoraggiamento. 

#ANDRÀTUTTOBENE, #RINASCERÒ,RINASCERAI, questi sono due, dei tanti auguri, che in questi mesi rivolgiamo a noi stessi per farci coraggio.
Perché lo facciamo? Forse per una semplice questione di sopravvivenza, in quanto WhatsApp Image 2020-04-29 at 16.23.05abbiamo bisogno di credere in un miglioramento, di tornare allo stato di benessere che ci dava tranquillità e stabilità emotiva, anche se spesso non ne eravamo consapevoli.
In sintesi, abbiamo bisogno di sperare.
Ma questo lo facciamo tutti i giorni.
L’essere umano, anzi gli esseri viventi, dal virus (sì, anche quello) ai miceti, dagli invertebrati ai mammiferi, sono esseri perfetti, pur nella loro complessità. L’essere umano, grazie o per colpa della sua intelligenza, (non solo pratica, quest’ultima patrimonio anche degli WhatsApp Image 2020-04-06 at 18.39.54animali), ma intelligenza intesa come “capacità più ampia e profonda di capire ciò che ci circonda, afferrare le cose, attribuirgli un significato o scoprire il da farsi”come descritta dal “Mainstream Science on Intelligence” nel 1994, scambia spesso la perfezione con l’immortalità.
Sì, proprio così, specie tra l’età del giovane adulto e, la prima età adulta che termina intorno ai quarant’anni, l’essere umano crede che il suo corpo possa superare qualsiasi avversità finché un giorno si sveglia e… scopre la cruda realtà e cioè, che il corpo umano possa perdere la compiutezza, si possa ammalare e, con l’insorgere di questa mossa imprevista nello scacchiere della vita, scopre di aver bisogno della speranza e dell’incoraggiamento.
Questi sentimenti sono trasmessi fin dalla nascita: su signora spinga, ancora uno sforzo – dai piccolo respira, apriti alla vita – fatti coraggio, devi combattere e ne verrai fuori.
Il cordone ombelicato viene reciso per costringerci ad abbandonare la vita parassitaria e vivere autonomamente la nostra esistenza, ma la forza e la sicurezza, che per nove mesi WhatsApp Image 2020-04-29 at 16.23.05 (1)ci sono state donate dalla nostra mamma, figlia di Eva, progenitrice del genere umano, vengono recisi anch’essi e allora cos’altro resta all’essere umano, per traghettare la sua esistenza dalla nascita alla morte, se non la speranza e l’esortazione ad andare avanti?
Ho detto due grosse bugie nella mia vita, a mio padre, quando mi chiese “sto morendo?” e al mio migliore amico, quando mi interrogò “ce la farò?”: nel primo caso prevalse l’amore egoistico di figlio, nel secondo la vigliaccheria, che Hemingway definì la più grande sfortuna che può avere un uomo.
Però, a distanza di anni, mi sono sempre più convinto che non è stato un errore essere egoista e vigliacco, perché avrei tolto loro la speranza (“Spes contra spem”dicevano i WhatsApp Image 2020-04-29 at 16.23.04latini, credere sempre in un futuro migliore) perché senza di essa, diventa inutile ogni tentativo di conforto, di sprone ad andare avanti.
Ben vengano dunque gli odierni hastag di incoraggiamento per dare vitalità a un’esistenza che rischia di appiattirsi nella noia e nella conseguente depressione, per la paura del futuro e per l’isolamento forzato, condizione deleteria per l’essere umano, creato per vivere in comunità.
Solo con queste prospettive di positività futura dunque, potremo cantare un domani, tutti insieme, a squarciagola: Siamo fuori dal tunnel…

Le “bufale” che corrono in rete 

di Roberta Pelizer
Oggi vi proponiamo una riflessione di Roberta Pelizer sulle fake news, le cosiddette bufale.

L’arte di inventare fake news e bufale in generale è sempre stato uno “sport” molto 5003-26-04-20-07-35-1praticato ma mai come in questo periodo, durante l’emergenza sanitaria dovuta la pandemia di COVID-19, appunto, bufale e fake news si sono evolute e si stanno diffondendo a macchia d’olio sotto forma di audio.
Durante questi momenti di emergenza e confusione le informazioni false viaggiano e si moltiplicano più velocemente: per evitare denunce per procurato allarme o altri reati IMG_9786-26-04-20-07-35connessi allo stato di emergenza nelle ultime settimane sono stati diffuse informazioni non verificate tramite messaggi audio sulle app, tipo WhatsApp (la più utilizzata), contenenti ipotetici messaggi lasciati da medici, infermieri o addirittura avvocati incaricati di divulgare informazioni utili e urgenti per la popolazione.
Il “bello” di questi messaggi, però, è che non si può risalire all’autore o al primo mittente quindi, automaticamente, nessuno può essere denunciato; i messaggi che ci 5003-26-04-20-07-35sono stati lanciati trattano gli argomenti più disparati: le correlazioni tra i contagi gli animali, le radiazioni, il cibo che mangiamo, i consigli casalinghi su come evitare il contagio, costruire le proprie mascherine ma, soprattutto, come dicevo poc’anzi, sono le testimonianze degli operatori sanitari che lasciano, appunto, presunte terapie innovative per proteggerci o curarci dal coronavirus.
Questi messaggi a contenuto medico, ovviamente anonimi, sono i più pericolosi e FullSizeRender-26-04-20-07-35risultano difficili da verificare, rischiano di minare la fiducia nelle autorità sanitarie preposte a darci le indicazioni per cercare di contenere e ridurre l’epidemia e rischiano, inoltre, di spingere le persone spaventate a tentare strade costose e inutili se non addirittura controproducenti per prevenire l’infezione.
La cosa grave è che ci sommergono di informazioni inutili e in una situazione inedita come questa in cui anche la ricerca scientifica raccoglie dati e informazioni contro un nemico quasi sconosciuto essere attaccati da ogni direzione dà notizie contrastanti ci confonde ancora di più, quindi bisogna assolutamente drizzare le orecchie contro queste fake news e bufale varie perché sono solo ed esclusivamente controproducenti.