Lunedì Rai: “Cronache dall’impero” e i Flavi. Pompei a “Cronache dall’antichità”

Riceviamo e pubblichiamo
"I Flavi: il nuovo volto del potere" a “Cronache dall’impero” e Pompei, cronaca di una catastrofe a "Cronache dall'antichità".

Cronache dall’impero: “I Flavi: il nuovo volto del potere”
La storia dei Flavi ricorda una saga borghese: Vespasiano raggiunge il successo, il primo figlio Tito muore giovane, il secondogenito Domiziano manda tutto in malora. Tra il Colosseo e i palazzi sul Palatino, Cristoforo Gorno racconta una dinastia che, nonostante l’aura di mediocrità quasi ricercata, ha lasciato a Roma alcuni dei suoi paesaggi urbani più importanti. Per scoprire il nuovo volto del potere dell’Impero, appuntamento con Cronache dall’Impero e Cristoforo Gorno lunedì 28 giugno alle 21.10 su Rai Storia.

“Cronache dall’antichità”: Pompei, cronaca di una catastrofe
Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio investe Pompei e Ercolano e il naturalista e ammiraglio Plinio il Vecchio si muove con la flotta da Capo Miseno mettendo in moto un’operazione di soccorso che è considerata il primo intervento di protezione civile della storia. E grazie alle lettere del nipote Plinio il Giovane è possibile ricostruire, ora dopo ora, il percorso di Plinio, dalla partenza con le navi fino alla morte sotto il vulcano. Una catastrofe raccontata da Cristoforo Gorno nell’appuntamento con “Cronache dall’antichità”, in onda lunedì 28 giugno alle 21.40 su Rai Storia

Domenica Rai: castelli d’Italia, Fumone, il carro di Pompei e il Museo Egizio

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Domani, domenica 28 febbraio, tra i programmi Rai: “Paesi che vai” ci porta a conoscere i “Castelli d’Italia”. Frusinate e teramano a “Linea Verde”. Il carro, ultima scoperta a Pompei. Il direttore del Museo Egizio di Torino a “Kilimangiaro”.

Speciale “Paesi che vai…”: Castelli d’Italia… da antiche fortezze a residenze nobiliari
Un racconto avvincente che ripercorre la storia e la geografia del paesaggio italiano, e non solo, sulle tracce delle fortezze e dei manieri più affascinanti.  È la puntata speciale di “Paesi che vai…” dal titolo “Castelli d’Italia… da antiche fortezze a residenze nobiliari”, in onda domenica 28 febbraio alle 9.40 su Rai1. La narrazione si snoderà attraverso un percorso spazio-temporale per conoscere i segreti di alcuni fra i più bei castelli: dal fiabesco maniero di Fenis, in Val d’Aosta, a Castel del Monte, la misteriosa roccaforte di Federico II in Puglia, al Castello di Taufers in Alto Adige, abitato, si dice, da qualche spiritello inquieto. Livio Leonardi inizierà il racconto partendo da Castel Sant’Angelo, uno dei luoghi simbolo della Capitale. In perenne metamorfosi, questo affascinante maniero, nasce nel 123 d.C. come sepolcro dell’imperatore Adriano e della sua famiglia. Poi, nei secoli, si trasforma, diventando prima baluardo a difesa della città, poi roccaforte di senatori e nobili, rifugio di pontefici, tribunale e terribile prigione. La tappa successiva tocca il paese di Fontanellato, nel parmense, per parlare di un castello che per un periodo è stato residenza della moglie di Napoleone, Maria Luigia d’Austria e di sua figlia Albertina. Il viaggio proseguirà  poi verso altri due castelli, uno in Puglia, l’altro in Francia. Li accomuna, in un certo senso, un numero, l‘8, che è anche il simbolo dell’infinito. Il primo è un castello universalmente noto per la sua forma ottagonale; il secondo è famoso anche per una scala, a doppia elica, composta da due rampe che si intrecciano, senza mai incrociarsi. Livio Leonardi terminerà il racconto dal lago di Bracciano dove svetta, dall’omonimo paese, l’imponente castello fatto costruire verso la fine del ‘400 da Napoleone Orsini e da suo fratello, il Cardinale Latino, camerlengo di Papa Sisto IV.

“Linea Verde” alla scoperta di Fumone e del teramano
Fortezza e borgo di origini antichissime, Fumone, in provincia di Frosinone, è al centro del nuovo appuntamento con “Linea Verde”, in onda domenica 28 febbraio alle 12.20 su Rai1. Denominato “L’antenna degli Ernici”, dal nome di una popolazione forte e bellicosa risalente all’Età del Ferro (VII sec. A.C.) che abitava i monti della Ciociaria, Castrum Fumonis, grazie alla sua conformazione strategica, controllava le vie di comunicazione che da Roma portavano al meridione e ha goduto di straordinaria importanza per un lunghissimo periodo, dall’epoca romana al Medioevo. Ma è nell’anno 962 che avviene una svolta fondamentale: il castello viene donato dall’imperatore Ottone I di Sassonia allo Stato Pontificio, insieme alle città di Amiterno (nei pressi de L’Aquila), Rieti, Norcia e Teramo. Ingrid Muccitelli e Beppe Convertini si trovano a Fumone, per scoprire tutti i segreti di questa rocca, da 433 anni di proprietà dei Marchesi Longhi De Paolis. In primo piano anche il teramano, con le eccellenze agricole e architettoniche di Atri e Roseto, e Farindola, in provincia di Pescara, dove Peppone racconta due storie di territorio uniche.

“Pompei l’ultima rivelazione: Il Carro”. Un’esclusiva mondiale di Rai Documentari
L’ultima, straordinaria scoperta della storia di Pompei: Rai Documentari presenta in esclusiva su Rai2Pompei l’ultima rivelazione: Il Carro”, l’instant doc in onda domenica 28 febbraio, alle 13.30 su Rai2, dopo il Tg2. È il racconto del ritrovamento tra i più importanti nella storia di Pompei: un carro cerimoniale intarsiato e in ottimo stato. di conservazione. Gli archeologi lo hanno identificato nel porticato di fronte alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di tre cavalli. È un reperto unico, in ottimo stato di conservazione con preziose e dettagliate decorazioni in bronzo e stagno, che raffigurano scene erotiche, resti lignei mineralizzati, impronte di corde e di decorazioni vegetali. L’equipe di Rai Documentari, guidata da Leonardo Lofrano e Catia Barone, ha seguito per più di due mesi l’intero processo di ritrovamento e scavo e ha continuato a seguire le varie fasi dei lavori. Questa scoperta aggiunge un elemento in più al racconto degli ultimi istanti di vita di chi abitava in quella villa, e più in generale alla conoscenza del mondo antico. Straordinarie le circostanze del ritrovamento grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Il carro è infatti scampato per miracolo agli scavi clandestini: i tombaroli per fortuna hanno solo lambito il reperto. I telespettatori saranno accompagnati da una guida d’eccezione: Massimo Osanna, Direttore Generale Uscente del Parco Archeologico di Pompei e Direttore Generale dei musei MIBACT. Il suo racconto in presa diretta, le testimonianze inedite della sua equipe di esperti e l’intervento del Procuratore Capo di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso svelano le ricchezze e i dettagli esclusivi del carro di Pompei, facendo vivere agli spettatori l’emozione della nuova scoperta, facendo immaginare la vita quotidiana della città romana e dei suoi abitanti.  

A “Kilimangiaro” il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco
Nuovo appuntamento domenica 28 febbraio, alle 16.30 su Rai3, con il Kilimangiaro. Camila Raznovich racconterà il mondo attraverso la lente del Viaggio, con il contributo dei tanti ospiti e documentari. Ospite in questa puntata il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco. Le tre notizie internazionali del consueto “Diario del Mondo” saranno analizzate dalla giornalista del Tg1 Maria Gianniti. Tra gli altri ospiti di Camila Raznovich il geologo Mario Tozzi, il botanico Stefano Mancuso, il linguista Giuseppe Antonelli che analizzerà le parole che provengono dalla Cina e gli autori della serie di documentari i “Viaggi in Salita”, Beatrice e Lorenzo, che presentano l’ultimo episodio. Tanti i documentari declinati nei vari sapori del programma: K Natura, K Avventura, K Paradisi, K Storie, e K Meraviglie. Il Kilimangiaro è un programma di Cristoforo Gorno, e di Maria Iodice, Massimo Favia, Sergio Leszczynski, Antongiulio Panizzi, Fabio Roberti e Camila Raznovich. La regia è di Andrea Dorigo.

Domenica Rai: il Marchesato di Saluzzo, Tuscia e Calabria, Pompei

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Domani, domenica 14 febbraio, tra i programmi Rai: per “Paesi che vai” Livio Leonardi ci porta nel Marchesato di Saluzzo. Beppe Convertini e Ingrid Muccitelli per “Linea Verde” ci portano a spasso per la Tuscia e la Calabria. La serie “Mediterraneo” ci porta a Pompei.

Il Marchesato di Saluzzo protagonista a “Paesi che vai” con Livio Leonardi
Dalle antiche mura di Saluzzo prende il via domenica 14 febbraio, condotto da Livio  Leonardi alle 9.40 su Rai1, il racconto di “Paesi che vai”, immaginando incontri con i personaggi storici che resero grande il marchesato: Tommaso III di SaluzzoValerano della Manta di Saluzzo e le dame della sua corte, ma anche il Marchese Roberto Tapparelli d’Azeglio. Incontri che avverranno nei castelli che punteggiano il territorio: l’imponente Castiglia, a Saluzzo, il Castello della Manta, con i suoi straordinari affreschi, l’affascinante castello neogotico del Roccolo a Busca. E poi l’Abbazia cistercense di Staffarda con i suoi misteri e la Casa Cavassa sempre a Saluzzo, con le sue testimonianze d’arte medievale. Scorci di così grande rilievo artistico non potevano non attrarre i registi più attenti: il viaggio nel Saluzzese sarà così anche l’occasione per tornare sul set di film e fiction girati in questa terra e per rivedere di essi le scene, e soprattutto i luoghi e i set più significativi. E, infine, ci si immergerà nelle bellezze naturalistiche del Parco nazionale dello Stelvio che, con i suoi 130.700 ettari, domina il cuore delle Alpi centrali.

“Linea Verde” a spasso tra Tuscia e Calabria. Conducono Beppe Convertini e Ingrid Muccitelli
Nella puntata di domenica 14 febbraio, alle 12.20 su Rai1, “Linea Verde” esplorerà due diversi territori italiani geograficamente piuttosto distanti – la Tuscia e la provincia di Cosenza – ma accomunati dalla vocazione alla bellezza e da un elemento naturale importantissimo: l’acqua, sorgente primordiale di vita, spettacolo della natura che diventa elemento culturale e artistico, ma anche risorsa per l’agricoltura e per l’economia. Beppe Convertini e Ingrid Muccitelli saranno a Bagnaia, frazione di Viterbo, famosa in tutto il mondo per la sua splendida Villa Lante e i suoi giardini all’italiana. Gli elementi più spettacolari della villa rinascimentale sono proprio le fontane, grazie alla massa d’acqua che proviene dai Monti Cimini e dà vita a un giardino di quattro ettari.
Tra passeggiate artistiche nel borgo e l’assaggio di prelibatezze gastronomiche locali – come la famosa porchetta, i dolci natalizi e lo zafferano – Ingrid e Beppe accompagneranno il pubblico in questo angolo della Tuscia, presentando anche alcune interessanti realtà della zona: un birrificio artigianale che nell’acqua trova il suo ingrediente principale e un vivaio molto particolare che ha deciso di dedicarsi esclusivamente alle piante grasse e succulente, di cui scopriremo le origini nei lontani deserti americani e africani, i benefici per la salute e qualche piccolo segreto per la loro cura. Per Peppone Calabrese, invece, escursione nel versante calabro del Parco del Pollino, verso la piana di Sibari dove, grazie alla bonifica degli anni Sessanta, si coltivano le famose Clementine di Calabria IGP, profumate e salutari. Sui monti del Pollino, nel territorio di Civita, incontrerà guide ambientali, allevatori di uccelli rapaci e soprattutto un paesaggio plasmato dal lavorio dell’acqua e dei venti. Nella zona di Morano sarà la volta di un pastore e i suoi squisiti formaggi tradizionali come il Marsatico e la Felciata. Peppone esplorerà il paese di Lungro dove entrerà in contatto con la cultura, le tradizioni religiose, la musica e la lingua arbëreshe, e cioè degli “albanesi d’Italia”, che si stabilirono nel nostro meridione tra il XV e il XVIII secolo, senza dimenticare le specialità della cucina locale, come la “dromsa”, antico primo piatto balcanico, e anche il “mate”, bevanda sudamericana che gli emigrati italiani impararono a gustare in Argentina, riportandola poi nel toro paese d’origine. Infine si andrà alla scoperta del castello che domina il borgo di Corigliano e di altre meraviglie artistiche della zona e, a Rossano, dell’antica lavorazione della liquirizia, radice benefica che viene trasformata in gustosi dolcetti, come i tipici assabesi, caramelle gommose alla liquirizia e anice a forma di faccia o di animali.

“Mediterraneo” visita Pompei tra silenzio e nuove scoperte
Senza la folla di turisti e visitatori Pompei appare come mai si era vista prima. Il sito archeologico fra i più importanti al mondo offre sempre uno spettacolo suggestivo. E c’è un team di studiosi e ricercatori che non si ferma mai: ecco le nuove scoperte e i nuovi allestimenti. “Il silenzio di Pompei” è il titolo del reportage che aprirà la prossima puntata di Mediterraneo, la rubrica nazionale della TgR in onda domenica 14 febbraio alle 12,25 su Rai3. Poi tappa in Tunisia: dieci anni dopo la cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini” il paese nordafricano può godere di maggiori diritti civili e di un nuovo governo ma deve affrontare i vecchi problemi: povertà sempre più diffusa, disoccupazione in crescita, giovani in fuga. Ritornano dunque le proteste e le manifestazioni in piazza. Con le preoccupazioni per i saccheggi e le devastazioni. Quindi in Libano: crisi economica e inquinamento costringono molte persone a cambiare vita. La storia emblematica di una famiglia che la lasciato Beirut e si è trasferita in campagna, tra l’orto e il lavoro a distanza. Infine, dalle teche di Mediterraneo, il viaggio in Marocco, a bordo di un peschereccio di Tangeri. La marineria aspetta la stagione del pescespada, poi varca le Colonne d’Ercole e si avventura verso l’oceano. Mediterraneo, curata da Rino Cascio, Nicola Alosi e Lidia Tilotta, è una rubrica storica della TgR. È giunta al suo ventinovesimo anno. Viene realizzata a Palermo dalla TgR Sicilia, in collaborazione con le altre testate Rai e con il canale francese France 3.

Le terme di Pompei: una tendenza visibile ancora oggi

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Oggi, in attesa di tornare a visitare le bellezze italiane, vi proponiamo le terme di Pompei.

Le terme degli scavi di Pompei, erano uno dei passatempi preferiti degli antichi pompeiani.
Luoghi di divertimento, tra i più amati dai cittadini. Erano posti che si frequentavano sia per motivi igienici e soprattutto per ritemprarsi.
Ma si frequentavano anche per incontrare amici, per fare affari, per fare politica e per corteggiare e farsi corteggiare.
Molti abitanti frequentavano quotidianamente le terme, sia uomini che donne. Anche a Pompei questa tendenza di frequentare le terme, è visibile ancora oggi.
Negli scavi archeologici di Pompei incontriamo almeno tre stabilimenti termali: le Terme del Foro, le Terme Stabiane, e le terme Suburbane.
Le Terme del Foro erano le più grandi e prestigiose. Le Terme Suburbane invece erano le più nuove, mentre le Terme Stabiane erano le più antiche.

Le terme più antiche erano divise in una zona maschile ed in una femminile. Ma in un secondo momento la divisione architettonica dei due ambienti terminò. Con la fine di questa divisione, si arrivò probabilmente ad una divisione per orario, che però tutti facevano in modo di arginare.
Le terme a Pompei erano terme pubbliche, cioè aperte a tutti e a pagamento. Ma le ville romane private e più grandi, erano dotate di terme private, cosa importante perché indicano il massimo lusso. Un esempio fra tutti di terme in un abitazione privata è la Villa di Poppea di Oplonti.
Tra le terme più visitate oggi, ci sono le terme del Foro, in quel luogo in cui davvero accadeva di tutto nelle città romane. La zona meglio visitabile è la sezione maschile.
Nel frigidarium c’è una grande vasca in cui fare il primo bagno, nel tepidarium, si riescono ancora oggi ad ammirare le decorazioni in stucco, stessa cosa che accade nel calidarium. La vasca per il bagno caldo poteva contenere sino a dieci persone.

Delle terme Suburbane, è curioso e particolarmente interessante, scoprire le decorazioni sopra gli armadietti degli spogliatoi. Su ogni armadietto è dipinta una scena erotica abbastanza esplicita.
Probabilmente il gestore delle terme, voleva aggiungere un elemento osè per richiamare i clienti.
Questa nuova moda si era diffusa in epoca imperiale e scandalizzava molti, ma come si è sempre detto, il commercio richiede innovazione e già allora l’ingegno dei proprietari, faceva la sua parte.
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Pompei e la sua imprenditrice Giulia Felice

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Pompei, il sito archeologico più conosciuto al mondo, tanto da ispirare grandi artisti, musicisti, registi e scrittori. La storia di una imprenditrice dell’epoca.

Tutti si sono lasciati affascinare da Pompei, Goethe ne descrisse le magnifiche viste, tanto da attirare illustri viaggiatori d’elite provenienti da tutta Europa, i Pink Floyd suonarono nell’Anfiteatro, registrando negli scavi il concerto documentario “Live at Pompei”, Picasso si lasciò sedurre per le “Due donne che corrono sulla spiaggia”.
Una bellezza senza tempo, che non finirà mai di sorprendere. Ancora oggi visitandola, passeggiando per il suo Foro, il suo mercato, il Macellum, ed entrando nelle sue domus, si prova un misto tra fascino e di inquietudine per la sorte della città che si addormentò con l’eruzione del Vesuvio del 79 D.C.
Tra le Domus, che destano meraviglia, anche per le sue grandi dimensioni c’è i Praedia Iulia Felix alias Giulia Felice.
La casa fu una delle prime di Pompei ad essere scoperta, dalla compagnia di scavo di Carlo III di Borbone poi ricoperta, dopo che i preziosi arredi furono tolti ed oggi sono in parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, venne riscavata tra il 1952 – 1953.
A ridosso dell’Anfiteatro di Pompei, la si può considerare un vasto complesso residenziale con ampi spazi verdi.

Il giardino è tra le meraviglie di questa domus, decorato con colonne ricoperte di marmo, ha un canale d’acqua che lo arricchisce ulteriormente e con al centro una lunghissima fontana. Proprio per la sua grandezza spesso viene definita la Villa di Iulia Felix.
Giulia era una donna molto ricca, una matrona, e possedeva la villa che occupava un intero isolato, con stanze ben arredate, ma con la devastazione del terremoto del 62 D.C. la villa subì notevoli danni, come l’intera città di Pompei.
La richiesta di alloggi dopo il terremoto, era elevata, e la donna pensò bene e in maniera astuta, di modificare parte della villa, convertendola in appartamenti da fittare. Non solo appartamenti, furono creati bagni pubblici, negozi e taverne, poi sepolti dall’eruzione del 79 D.C.
Sulla facciata della casa è stato ritrovato anche l’annuncio di fitto “Eleganti stabilimenti balneari, negozi con appartamenti annessi al piano superiore e appartamenti indipendenti al primo piano sono offerti in affitto a persone di tutto rispetto“. Vi è specificata anche la durata massima del contratto di locazione, ossia un periodo di cinque anni “dal I agosto al I agosto del VI anno“.
Oggi noi tutti grideremmo all’orrore, ma a quei tempi le iscrizioni sui muri, promuovevano la bellezza del luogo.
La parte riservata alla matrona è di particolare valore, anche se oggi le sculture e alcuni dipinti sono conservati anch’essi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Donna geniale, e con il fiuto per gli affari, decise di aprire le sue terme private, dato che quelle del Foro potevano essere utilizzate solo in parte.
Così non solo si arricchì maggiormente, ma si affermò soprattutto come donna d’affari e figura pubblica di Pompei, il che fa capire come l’immagine della donna romana, pur trovandoci in un epoca in cui il suo ruolo era abbastanza penalizzato sia nella vita politica che in determinate professioni, aveva un libertà di azione, notevole per quei tempi, soprattutto se la si paragona alla situazione della donna greca.
Negli anni si è intervenuti al ridare vita al giardino della domus, grazie alle conoscenze che arrivano dall’archeobotanica e degli interventi si è cercato di ripristinare la vegetazione, così da poter ridare vita e splendore al suo giardino e ad una residenza, unica nel suo genere.
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Mercoledì Rai: i ballerini della natura seconda parte. Alberto Angela: torna la notte di Pompei

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Domani, mercoledì 9 dicembre, tra i programmi Rai la seconda parte de “I grandi ballerini della natura” mentre viene riproposta la notte di Pompei con Alberto Angela.

“I grandi ballerini della natura”: La danza della vita
Gli animali hanno un senso del ritmo invidiabile, tempi perfetti e grazia innata. Il secondo episodio della serie in prima visione “I grandi ballerini della natura”, in onda mercoledì 9 dicembre alle 15.00 su Rai5, descrive l’incredibile repertorio di movenze che gli animali usano, in tutto il mondo, per sopravvivere e per muoversi con eleganza negli habitat più diversi. Un ruolo sorprendente, nella “coreografia” animale spetta ai rettili: lucertole, camaleonti, basilischi, ma anche la danza a due dei mamba neri. Non manca uno sguardo nel mondo dei vegetali, con la sorprendente danza della vita dei rampicanti nella foresta tropicale. Scene spettacolari scandite da musiche che sono una carrellata di epoche e generi: da Freddy Cannon ai Bee Gees, da Rita Ora a Mika, ai Coldplay.  Il secondo episodio mostra invece l’incredibile repertorio di movenze che gli animali usano, in tutto il mondo, per sopravvivere, e per muoversi con eleganza negli habitat più diversi. 

Torna “Stanotte a Pompei”: uno straordinario viaggio anche in 4k con Alberto Angela
Dopo le continue e straordinarie scoperte della recente campagna di scavi archeologici, mercoledì 9 dicembre alle 21.25, ritorna su Rai1Stanotte a Pompei”, un viaggio straordinario con Alberto Angela in una città che non cessa mai di stupire. Affreschi a tinte vivaci, un cavallo bardato, un padrone e uno schiavo che si preparavano a fuggire, un’iscrizione che permette di datare con sicurezza l’eruzione, prezioso vasellame… Pompei ha ancora molto da rivelare e da raccontare. Il viaggio segue minuto per minuto la tragedia che distrusse l’antica città di Pompei partendo dalla notte prima dell’eruzione. Si rivivranno quelle terribili ore, cercando di immedesimarci con gli abitanti del tempo. Oltre a Pompei si visiterà Ercolano, con le sue meravigliose terme ancora intatte e i favolosi gioielli ritrovati sugli scheletri dei fuggiaschi. Il sole è tramontato, i turisti sono andati via, e l’intera città di Pompei si offre agli spettatori nel silenzio. Ad accompagnarci saranno via via degli ospiti illustri. E soprattutto il testimone della tragedia, Plinio il giovane, che ha raccontato della morte dello zio Plinio il vecchio e di come invece lui si sia salvato. A farne rivivere la testimonianza sarà Giancarlo Giannini, una presenza costante nelle “avventure” notturne di Alberto Angela. Il racconto partirà dalla cima del Vesuvio per sfatare un luogo comune. Il vulcano non esisteva ancora, si è formato proprio a causa di quella esplosione del 79 dopo Cristo. Ecco perché i pompeiani non erano allarmati dai molti segnali che si succedevano nei giorni e nelle settimane precedenti: scosse di terremoto, mancanza d’acqua, crolli paurosi. La vita continua nelle affollate strade: l’attore Marco D’Amore racconterà gli sconcertanti intrecci tra affari, malaffare e politica che agitano Pompei in quel periodo. Con il tre volte premio Oscar Vittorio Storaro, poi, si entrerà nella Villa dei Misteri per ammirare i colori nei quali vivevano immersi gli antichi romani. Tutto sembrava tranquillo, i pompeiani stavano riparando i danni provocati qualche tempo prima da una scossa di terremoto. Ma all’improvviso il vulcano mostra tutta la sua furia. Nel giro di poche ore tutta la costa è devastata. Possiamo vedere alcune delle tante vittime fissate nei loro ultimi istanti grazie ai calchi. E la pietà si unisce alla meraviglia per i tesori che alcuni hanno portato con sé o che sono stati trovati tra le macerie e sono custoditi per la maggior parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La riscoperta di Pompei è cominciata nel Settecento, e tra i primi visitatori Wolfgang Amadeus Mozart, una visita che ha lasciato il segno nella sua opera: ce ne daranno un saggio il violinista Uto Ughi e il soprano Maria Sardaryan. Dal Settecento in poi, grazie ai tanti lavori e alle tante ricerche, Pompei è diventata davvero “la più viva delle città morte”, e come tale sarà raccontata da Alberto Angela.Stanotte a Pompei, diretta da Gabriele Cipollitti, è una grande produzione tutta realizzata dalla RAI in 4K HDR, arricchita da spettacolari riprese con elicotteri e droni, effetti speciali, minifiction… tutto al servizio di una importante operazione culturale di Rai1, che verrà trasmessa anche sul canale RAI 4K disponibile al 210 della piattaforma satellitare gratuita Tivùsat.

Lunedì Rai: Robespierre, Alpi Selvagge, il disastro di Pompei e l’amore tra Adriano e Antinoo

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Domani, lunedì 3 agosto, la Rai ci propone su Rai3 e replica su Rai Storia Robespierre a “Passato e Presente”. Rai5 ci accompagna nell’ultima puntata di “Alpi selvagge”. Rai Storia per “Cronache dall’antichità” ci  racconta il disastro di Pompei e la storia d’amore tra l’imperatore Adriano e Antinoo.

A “Passato e Presente” c’è Robespierre 
Considerato da alcuni il primo dittatore moderno e da altri il grande martire della Rivoluzione, per tutti è l’incorruttibile, uomo di straordinaria fermezza: Maximilien Robespierre. Un personaggio raccontato dal professor Gilles Pècout e Paolo Mieli a “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda lunedì 3 agosto alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Il suo nome è inscindibilmente legato agli eventi rivoluzionari che hanno segnato la storia d’Europa. Prima avvocato di provincia e poi leader carismatico, convinto sostenitore della Costituzione, ma anche teorico del Terrore, Robespierre è una delle figure più controverse della modernità, che continua a dividere gli studiosi e ad alimentare intorno alla propria persona un mito. Ricostruire un ritratto oggettivo di Robespierre è difficile quanto muoversi tra le contraddizioni e le ambiguità dell’uomo.

Sulle “Alpi selvagge” il ritorno dei grandi predatori: il ripopolamento della fauna
Quanti animali alpini che una volta erano quasi in estinzione – orso bruno, lince, stambecchi, lupi, gipeti – tornano a popolare il regno dell’aquila reale?
Il ritorno dei grandi predatori e di altre specie montane è al centro dell’ultimo episodio della serie “Alpi selvagge”, in onda lunedì 3 agosto alle 14.50 su Rai5

“Cronache dall’antichità. Dal mito alla storia”: il disastro di Pompei e l’amore tra Adriano e Antinoo
La cronaca di una catastrofe, quella di Pompei, e la cronaca di un amore finito male, quello fra Adriano e Antinoo: due storie per raccontare l’Impero Romano al massimo della sua maturità. Le propone Cristoforo Gorno a “Cronache dall’Antichità. Dal mito alla Storia”, in onda lunedì 3 agosto alle 22.10 su Rai Storia. Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio investe Pompei e Ercolano e il naturalista e ammiraglio Plinio il Vecchio si muove con la flotta da Capo Miseno mettendo in moto un’operazione di soccorso che è considerata il primo intervento di protezione civile della storia. E grazie alle lettere del nipote Plinio il Giovane è possibile ricostruire, ora dopo ora, il percorso di Plinio, dalla partenza con le navi fino alla morte sotto il vulcano. Nel 130 d.C., invece, muore misteriosamente sul Nilo Antinoo, il giovane amante dell’imperatore Adriano: omicidio politico, sacrificio magico o incidente? Il giallo è ancora aperto.

Greco di Tufo: un gran vino… ribelle!

La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Greco di Tufo, un vino veramente sublime, quasi rivoluzionario.

Ma com’è bello il vino
Bianco bianco bianco…
Così inizia il secondo ritornello de “Il vino”, canzone di Piero Ciampi, cantautore prematuramente scomparso trent’anni fa (quaranta a gennaio), che mi conduce a ricordare un vino bianco veramente superlativo: il Greco di Tufo.

PILLOLE DI STORIA
Bottaia-3Il Greco di Tufo è sicuramente il più antico vitigno della provincia di Avellino, portato da Pelasgi della Tessaglia (Grecia) quando, nel I secolo a.C., sbarcarono sulle coste campane e dalle suo origini greche prende il nome il vino.
Quindi è coltivato da più di 2000 anni in quella che fu la Magna Grecia.
Durante l’età Romana conobbe ancora più successo e divenne uno dei vini più apprezzati e bevuti dell’Impero.
La leggenda narra che fosse bevuto già a Pompei. In una poesia appartenente ad un affresco ritrovato nello spettacolare sito archeologico, un innamorato parlava così della propria amata: “Sei veramente gelida, Bice, e di ghiaccio, se ieri sera nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti”.
Ma non è la sola testimonianza… volevate che non citassi Plinio il Vecchio? Così scriveva: “In verità il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta”. Chiaro il riferimento al valore già elevato di questo vino.
Del Greco di Tufo scrissero, anche, Virgilio, Catone, Columella e Marrone, elogiandolo come eccelsa espressione vinicola italiana.
Vino Doc dal 1970, nel 2003 assume la denominazione DOCG.

I RICORDI
Greco-di-TufoI ricordi legati al Greco di Tufo risalgono a qualche anno fa, quando, una volta alla settimana, andavo in una piccola radio di Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria, Radio San Paolo, e in una trasmissione, dove si parlava di sogni, fungevo da opinionista ovvero sparavo ogni tanto le mie minchiate.
Al termine con la conduttrice e gli ospiti si andava in un locale non molto distante dalla radio, Il Libando, dove accompagnavamo qualche stuzzicheria con dell’ottimo Greco di Tufo (se non ricordo male era dei “Feudi di San Gregoriohttp://www.feudi.it”) alternandolo, a volte, con un altrettanto ottimo vino bianco campano.
E la serata si concludeva in modo decisamente piacevole… sparando ulteriori minchiate e fantasticando su progetti futuri.

ORIGINE DEL NOME
Come già detto il nome Greco deriva dalla sua origine ellenica, mentre Tufo è il nome di uno dei paesi che oggi è ricompreso nell’area di produzione di questo vino e dove probabilmente si diede origini ai primi significativi impianti di questo vitigno.

PENSIERO… MEDITATIVO
grappoloNon poteva mancare la ricerca delle descrizioni più originali.
C’è chi vede nel Greco di Tufo una grande personalità capace di contrastare la natura selvaggia dell’Irpinia.
Qualcuno ci trova sentore di mandorle amarognole e frutta secca tostata, alcuni ne azzardano un sapore quasi fumè. Il sapore è asciutto e armonioso. Ma c’è chi arriva a dire che il suo successo deriva dal fatto che è un vino caldo (io l’ho sempre bevuto ben freddo ed era ugualmente molto buono), sontuoso, strutturato, a tratti ribelle, ma dotato di personalità e grande profondità. È questo essere ribelle che mi ispira: un vino rivoluzionario?
vignetiAltri ci trovano profumo di pesca, mela cotogna, mandorle, miele e fiori gialli, mi raccomando gialli altrimenti avrebbero un altro profumo, qualcuno ci trova anche le pere e l’albicocca.
Ma vorrei capire chi ci trova “suggestioni minerali”… suggestioni minerali?
Sono andato a cercare la definizione di suggestione…
Fenomeno psicologico per cui un convincimento, un’idea, un’aspirazione si impongono alla coscienza per azione diretta o indiretta di un’altra personalità o comunque in virtù di una forza esterna cui non si riesce a opporre una resistenza valida.
Vuol dire che ci lasciamo suggestionare da un vino? Inizio a preoccuparmi.
greco di tufoE poi c’è chi lo definisce un vino che picchia duro, difficile da domare, un po’ ingombrante… mah!
Rincarando la dose altra definizione lo vede come un vino che non è timido… e ci credo viste le caratteristiche descritte sopra quasi da affermare che il Greco di Tufo sia un vino attaccabrighe.
Dulcis in fundo c’è chi lo vede come un vino solare dalla miriade di sapori che si intrecciano come una sinfonia irresistibile.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Il vino, specialmente in Italia,è la poesia della terra. Mario Soldati