Alberto Bertoli: cantautore dal temperamento testardo che non sogna a metà

rubrica a cura di Fabrizio Capra
fotozoommodena
Alberto Bertoli è un bravissimo cantautore. In previsione della sua presenza in uno dei locali cult milanesi, lo Spirt de Milan, l’abbiamo intervistato. In fondo all'intervista vi propiniamo il video ufficiale di "Matto del bar".

albertoli fotozoommodenaHo conosciuto Alberto Bertoli a Modena, serata finale del Premio intitolato a suo padre. Fin dalle prime parole che ci siamo scambiati mi ha dato l’impressione che ci conoscessimo da una vita e da questa intervista credo che questo suo modo di essere “vero” traspare in modo evidente.
Alberto fa parte di quella schiera di artisti che trovandosi su un palco riesce a trasmettere molto al pubblico che lo sta ad ascoltare e il suo ultimo album, Stelle, ne è la prova, perchè già un disco ci riesce.
Alberto Bertoli farà tappa il prossimo 4 dicembre in uno dei locali cult milanesi, lo Spirit de Milan, e ho pensato di presentare questa data scambiando quattro chiacchiere con lui.

Alberto vorrei iniziare da un passaggio di una tua canzone, Matto del Bar; “Se sogni non farlo a metà”: un’importante iniezione di voglia di porsi obiettivi importanti…
La canzone dice che i sogni aiutano ad affrontare questa realtà che spesso non è come la vorremmo. L’esempio è di Francis un uomo che era ai margini di quello che noi consideriamo ‘normale’: come caratteristica inventava dei ricordi che erano per lo più immaginari ma ne era veramente e sinceramente contento. Credo che i sogni abbiano questa funzione farci vivere meglio, è giusto perseguirli ma non è sano volerli a tutti i costi realizzarli: dovrebbero essere orizzonti che ci prefiggiamo per cercare di esprimerci al meglio. Conta poco se poi si realizzeranno davvero, l’importante è che abbiano questa funzione. In più essendo per loro natura gratuiti, nel vero senso della parola, sognare in piccolo è insensato e a volte anche vigliacco (sognare a metà) bisogna osare di sognare mettendoci tutto noi stessi”.

Ho seguito un tuo passaggio sui social dove ti esprimevi sul tuo modo di fare canzoni e di come tu vuoi seguire il tuo percorso senza condizionamenti. Ho rivisto in questo il “A muso duro” di tuo padre.Ti ci vedi anche tu?
Si mi ci rivedo moltissimo e devi sapere che quella canzone non mancherà mai dal mio repertorio. Mi spiace che la storia in questo caso si ripeta, non amo molto litigare, preferisco affrontare la mia strada serenamente con i tonfi e le glorie di cui sono il solo responsabile. C’è sempre qualcuno, che il mio amico nonchè bassista Domenico Cuccarese chiamerebbe ‘uno scienziato’, esperto del settore che ha la ricetta giusta per te ed è talmente poco umile e talmente convinto della sua che arriva a dirti che sei un povero imbecille. A questi io dico una cosa semplice non è facile vivere la propria di vita, figuriamoci quella degli altri. Ho sentito poco tempo fa una bellissima intervista fatta a Christian De Sica a Domenica in, l’ho apprezzato tantissimo. Raccontava di come l’ambiente lo avesse sempre snobbato perché lui era figlio del GRANDE Vittorio. Lui ha detto una cosa bellissima, rispettosa e sacrosanta: ‘se io avessi voluto fare Miracolo a Milano 2 sarei stato un fallito’. Il problema è che ognuno ha la sua strada da seguire e ognuno fa il suo di percorso. Sono convinto che Christian se reinterpretasse uno dei film di suo padre non solo sarebbe all’altezza ma farebbe qualcosa di gradito a tante persone. alberto bertoli - fotozoommodenaQuesto non significa che non abbia fatto bene a scegliere la sua strada con i tipi di commedie dove si sente a suo agio. Sarebbe come se io avessi evitato il rock che sento pulsare nella vene: in Emilia-Romagna si dice che se sei nato quadrato non muori tondo”.

Ho letto del fatto che ti ritengono l’unico “figlio d’arte” che veramente porta avanti un percorso musicale e non che cerca di interpretare un clone. Ti trovi d’accordo in questo?
Non mi piace molto mettermi a confronto con i miei colleghi, non lo trovo molto bello. Sono contento che mi apprezzino intendiamoci, ma ho conosciuto quasi tutti i figli di cantautori famosi italiani e ognuno di loro ha una caratteristica e peculiarità personale. Devo dire di avere notato una differenza: io ho avuto con mio padre un rapporto molto bello, lo amo e lo stimo tantissimo come artista e sono onorato di cantare le sue canzoni, non vivo questa cosa come una condanna. So che non è così per tutti, come so che la gente fa il confronto e viene anche a dirtelo ‘Sei bravo come tuo padre, sei più bravo, non sei così bravo…’. È normale, è la natura umana. Se non accettassi questa cosa probabilmente avrei fatto bene a non fare il cantautore”.

A questo punto la domanda d’obbligo: cosa significa essere il figlio di un grande cantautore e proseguire sul suo percorso?
È una domanda molto complessa perché mi stai chiedendo di riflettere sulla mia esistenza: io, così come i miei fratelli, sono figlio di quella persona li, fortunatamente. Non so come sia non essere figlio di Pierangelo Bertoli. Ma essere un cantautore ‘figlio di Bertoli’ che canta anche le sue canzoni significa raccogliere un’eredità, accettare di essere messo a confronto e con rispetto e umiltà continuare a percorrere la propria strada. Sono un punto di riferimento per chi lo ha amato e lo continua a cercare, ma posso anche non esserlo, posso essere un cantautore con canzoni nuove interessanti, ma posso essere un viatico per chi non lo conosce e si avvicina grazie a me, posso essere anche solo un cantautore con un repertorio originale molto vasto. Di mio padre sicuramente ho raccolto un profilo ideologico molto simile e un temperamento testardo, sono diverso è ovvio, sono tante altre cose. Questa è la mia vita e devo dire che mi piace”.

“Stelle” è un ottimo album, personalmente lo ritengo un lavoro maturo che ti fa entrare di diritto nel vero mondo cantautoriale, molto omogeneo, nessuna caduta e anche le due interpretazioni di canzoni firmate Pierangelo Bertoli sono molto personali ma che non si discostano da ciò che tuo padre ha portato avanti. Ti ritrovi in questa mia analisi?
albertobertoli fotozoommodenaNe sono davvero lusingato. Il mio lavoro in questi anni è stato quello di tracciare una trait d’union tra il suo repertorio ed il mio ed il solo fatto che tu abbia colto questa cosa e sentito che non ci sono cadute mi compiace moltissimo perché si vede che il punto l’abbiamo centrato”.

Chiudo perché le interviste troppo lunghe poi non vengono lette: cosa porterai, chiaramente non a livello di scaletta ma a livello emotivo, sul palco dello Spirit de Milan?
Sul palco dello Spirit cercherò di portare i brani del cd STELLE visto che è una bella vetrina dove portare la bottega di famiglia anche su quel palco. Grazie dell’intervista ci si vede sul palco!!!”.

Queste le date dove poter andare ad ascoltare Alberto Bertoli:
24 novembre – Teatro Perini – Milano
30 novembre – Su la testa – Albenga (Sv)
3 dicembre – ospite Talent MEd – Teatro Pavarotti – Modena
4 dicembre – ospite Rockfiles – Spirit de Milan – Milano
7 dicembre – ospite Skiantos e Nevruz – TPO – Bologna
15 dicembre – ospite Premio Lauzi – Ferrara – ore 17,30
15 dicembre – concerto di Natale – Savigno (Bo) – ore 20,30
25 dicembre – Natale in Ospedale – Sassuolo (Mo)

Premio Pierangelo Bertoli: un mix di emozione senza fine

di Fabrizio Capra
Le emozioni del Premio Pierangelo Bertoli, tanta buona musica che ha invaso il Teatro Storchi di Modena.

60163215_2326246670771494_1111119584347291648_nUn’emozione unica l’aver vissuto la serata modenese del Premio Pierangelo Bertoli, evento che ha riempito di grandi “vibrazioni” il Teatro Storchi di Modena – un vero gioiellino – lo scorso 18 ottobre.
La serata è risultata un mix di emozioni senza fine, uniche e irripetibili.
L’atmosfera che poteva venirsi a creare nel teatro già si poteva immaginare dalle presentazioni pre evento, poi fin dalle prove si è compresa la fantastica magia che poi ha aleggiato sullo “Storchi” nel corso della serata.
Però il massimo è stato il percepire lo straordinario incanto della presenza di Pierangelo Bertoli che aleggiava sul palco a ogni parola, a ogni canzone, a ogni gesto, a ogni nota al punto di sentire crescere in me quella suggestione che mi ha portato a commuovermi quando a riempire il teatro è stato il magnifico testo di “Rosso colore”.
E se tutto questo si è materializzato è merito di chi ha magistralmente diretto l’evento, Alberto Bertoli e Riccardo Benini (ulteriore nota di merito veder iniziare in modo puntuale la serata che si è conclusa sforando di pochissimi minuti).
Le esibizioni degli artisti premiati sono state vere perle musicali – Ligabue, PFM, Enrico Nigiotti, Raphael Gualazzi – però mi hanno particolarmente sorpreso le esibizioni degli otto finalisti “Nuovo cantautore”, otto testi veramente interessanti, otto esibizioni di 60182394_2326246667438161_2663755755114463232_ngrande valore: Mattia Bonetti, Chiaradia, Costa Volpara, Rossana De Pace, Roberta Guerra, Francesco Lettieri, Giuseppe Libè e Giulio Wilson che si sono esibiti accompagnati dal gruppo storico di Pierangelo Bertoli.
Il premio Bertoli Fan Club è andato a Giulio Wilson che si è aggiudicato anche il premio Nuovo IMAIE.
A Giuseppe Libè il premio Unemia ACEP.
Gli otto finalisti si sono ridotti a quattro per la finale: Rossana De Pace, Francesco Lettieri, Chiaradia e Giulio Wilson, tutti meritori.
Ha vinto il premio Nuovo Cantautore Francesco Lettieri.
Ha presentato la serata Andrea Barbi mentre la direzione musicale è stata curata da Marco Dieci.

Il Premio Pierangelo Bertoli, con la Direzione Artistica di Alberto Bertoli e Riccardo Benini, è indetto dall’Associazione Culturale Montecristo, con il Patrocinio di Regione Emilia-Romagna,  Comune di Modena e Comune di Sassuolo, e la collaborazione di BPER Banca, Siae - Società Italiana Degli Autori Ed Editori, Arci Nazionale Circuito Musicale, Arci Real, Arci Modena,  Cantine Riunite Civ, TIMMUSIC, Radio Bruno e TRCˋ ER24 (canale 518 satellitare).