Castello di San Sebastiano da Po: il nuovo reportage sui “Restauri d’Arte”

Riceviamo e pubblichiamo
Nuovo appuntamento con i “Restauri d’Arte”, la serie voluta dalla Città Metropolitana di Torino: il filmato è dedicato al castello di San Sebastiano da Po.

La serie di reportage televisivi che la Direzione comunicazione e rapporti con i cittadini e il territorio della Città Metropolitana di Torino dedica ai “Restauri d’Arte” prosegue questa settimana con il filmato dedicato al castello di San Sebastiano da Po. I filmati vengono messi in onda  dall’emittente televisiva locale GRP sul canale 13 del digitale terrestre, il venerdì alle 19,45, il sabato alle 13,30 e la domenica alle 22,30.
Per visionare la playlist dei reportage video sinora pubblicati sul canale YouTube della Città Metropolitana di Torino e le fotogallery basta accedere al portale Internet della Città Metropolitana di Torino (clicca qui).

IL CASTELLO DI SAN SEBASTIANO DA PO, LUOGO BELLO E IMPERFETTO
Questa settima la rubrica dei restauri d’arte ci porta a San Sebastiano da Po, suggestivo Comune  nel cui territorio la Collina torinese incontra le prime propaggini del Monferrato. Nella frazione Villa, che è centro storico e  capoluogo, sorge il castello, le cui origini risalgono al X secolo, quando il paese faceva parte del Marchesato del Monferrato. I primi documenti relativi all’abitato di San Sebastiano lo pongono sotto la signoria dei Radicati. Nei secoli successivi San Sebastiano fu teatro delle guerre per la supremazia sul Piemonte, prima fra i Savoia e i marchesi del Monferrato poi tra spagnoli e  francesi. Le sorti del castello in quel periodo non sono documentate. È precisa, invece, la data del 1761, anno in cui il conte di San SebastianoPaolo Federico Novarina, incaricò l’architetto Bernardo Vittone, esponente di punta del barocco piemontese, di ristrutturare l’intero complesso, dopo averlo visto all’opera nella ristrutturazione dell’attigua  chiesa parrocchiale.

Luca Garrone, attuale proprietario del maniero, ha raccontato nell’intervista per il reportage che il periodo di massimo splendore per il castello fu quello  all’inizio del secolo XIX, quando vennero commissionati lavori ad alcuni dei più noti artisti del tempo. Pietro Bagetti, pittore ed architetto piemontese, affrescò la galleria, mentre nel 1810 Xavier Kurten, architetto paesaggista tedesco, disegnò il parco, che divenne presto campo di studio della Facoltà di Botanica dell’Università degli Studi di Torino. Nel parco è ancora presente un giardino all’italiana con un parterre di bossi e rose. All’epoca del suo massimo splendore, il castello ospitò fino a 3000 specie di piante e fiori. Oggi sono ancora presenti un frutteto (a ricordo dei medioevali pomari) e una serra a fianco del tempietto neoclassico, che ha la funzione di consentire l’accesso ad un’altra sezione del giardino.

La struttura che delimita il percorso che porta al parco è il tinaggio, un ampio locale dove venivano tenuti i tini contenenti l’uva dei vicini vigneti nella fase della fermentazione.
I recenti restauri del complesso sono merito della famiglia Garrone, che dal 1986 dedica tutte le proprie energie per mantenere e conservare al meglio il Castello.
Terminati il ripristino e il consolidamento di tutte le coperture, i restauri sono in continuo divenire.
Nei mesi di chiusura a causa del lockdown, sono iniziati i lavori nella stanza che ospita una meridiana a camera scura, un orologio solare orizzontale posto all’interno di un locale dalla cui parete, attraverso un foro, entra il raggio solare. L’orologio solare è composto dal quadrante rappresentato dal pavimento e dalla sola linea del mezzodì, quella delle ore 12 del tempo vero locale, che ha direzione Nord-Sud ed è giustamente detta meridiana.

Presto i lavori di restauro saranno conclusi e sarà possibile approfittare di una gita fuori porta per ammirare anche i gioielli storici e architettonici che sorgono nelle vicinanze: l’abbazia di  Vezzolano, quella di Santa Fede a Cavagnolo e, a soli 6 Km da San Sebastiano e nel territorio del Comune di Monteu da Po, l’area archeologica della città romana di Industria, con il foro e il tempio di Iside.

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