a cura della Redazione
Presentiamo oggi alcune Fotografie d’Arte “Oltre l’immagine 1-19” della nostra collaboratrice Giulia Quaranta Provenzano, che ci ha raccontato un po’ di lei tra infanzia ed emozioni. 

Le pregiate tele “Oltre l’immagine 1-19” sono state esposte dal 14 luglio al 3 agosto 2018 in una Personale di Fotografia d’Arte di Giulia Quaranta Provenzano presso il Centro Accademico Maison d’Art, al Circolo degli Ufficiali, Prato della Valle n. 8 – Padova. Mostra fotografica, questa, che vede protagonista la regina dei fiori, boccioli e corolle che in numerose occasioni la trentunenne ha immortalato negli anni quali tra gli “abitanti” prediletti della sua Liguria – Giulia che per metà è altresì Amanteota: la rosa.

È la stessa Giulia che ha affermato: “Ho sempre avuto un ‘debole’ per i fiori in generale …e per i glitter. Ricordo che da bambina ‘collezionavo’ tubetti di brillantini di tutti i colori per poi perdermi a guardarli, guardarli ed ancora guardarli come rapita da un brillio che forse più che davanti a me avevo invece negli occhi della mente e del cuore, finestre sul mondo un tempo capaci di quella meraviglia ed incredulità nei confronti dell’incontrovertibilità di certe situazioni (e brutture) che parecchi anni dopo si è rivelata e si sta rivelando deleteria per chi – come me – non può più fare a meno del fascino dell’impossibile, d’un eccezionale lontano dal (mio) presente e pur tornare indietro e molto cambiare, per tentare di mutare l’oggi, non è dato…”.

La nostra collaboratrice ha inoltre condiviso: “Ugualmente rimanevo incantata davanti alle vellutate, tra il porpora e lo scarlatto, rose baccarà di mia nonna. Non saprei dirne il motivo, semplicemente le trovavo bellissime …io che poi, però, cercavo persino le più timide violette e le umili pratoline, e facevo mazzetti di garofani del poeta ed iris”.

E ha continuato: “Quest’anno, il 2021, è un anno che mi trova alquanto in crisi perché non mi sento ad oltranza in grado di accettare di risultare inadeguata in tutto ciò che i più non vorrebbero fossi dacché è scomodo in un mondo di affaristi avere di fronte chi non è corruttibile – non sono corruttibile poiché ho un solo ‘dio’ e questo ‘dio’ non è la convenienza …Eppure se non si accetta di divenire parte degli ingranaggi, non ci si vende quel poco o parecchio che basta ad una qualche utilità altrui, si sarà di continuo percepiti quali estranei e dunque da ‘assorbire o eliminare’. Ecco, forse le delusioni dell’essere troppo, troppo poco (affine alla maggioranza) o tanto (non omologabile) che sia, mi stanno facendo sentire e diventare sprezzante delle cadute e simile ai folli che pur messi alla prova senza riguardo mantengono la dignità di chi non baratterebbe mai il proprio valore per uno suggerito, ma al contempo sfibrata nel tenere a bussola la fedeltà emotiva ed intellettiva a senso di quel che alla fine ha un unico approdo a prescindere dal tragitto. E codesto mio è un tragitto attualmente ingeneroso. Divisa a metà nell’allontanarmi da quanto avrei sempre voluto, nel bene e nel male, e quanto, all’opposto, sembra io non potere. In parte non inverato, che non posso, probabilmente perché non mi permetto e consento di fallire a causa di quell’orgoglio che mi imbriglia col morso da vampiro della razionalità”. 

Proseguendo, Giulia ha spiegato: “Tiranneggiata assai dal terrore e dal bisogno di mantenere un’immagine ‘vincente’, perdo me stessa e mi spengo nell’odiato, paralizzata per la paura delle conseguenze del cambiamento che, tuttavia, mi permetterebbe di conoscere meglio ed entrare maggiormente in confidenza con la me stessa istintiva e un poco egoista a prescindere dal permesso e dalle attese del prossimo …ché è inutile ‘andare a caccia’ di momenti significativi quando si aspetta di piacere a chicchessia o non si vuole deludere alcuno. Il significativo è dell’attuato e di quello che dipende dall’io, d’un io che ha fiducia in sé ed è audace (e che, di conseguenza, non sta indietro ad una propria preconfezionata quanto stretta e deformante immagine). È necessario agire, provare e addirittura fallire perché, ciò nonostante, nel non mentire a se stessi, si brilla – benché al buio”.     

“Cosa centra – ha spiegato la nostra giovane donna – tutto questo con la mia mostra Personale “Oltre l’immagine 1-19” probabilmente fino a qualche settimana fa non l’avevo portato a livello di consapevolezza, però ora penso abbia a che fare con un cartone animato che già da bambina mi piaceva anche se, per alcuni versi (e non ho indagato, né al momento indagherò, per quali…), è come se allora non volessi ammetterlo in toto: LA BELLA E LA BESTIA. Oltre l’immagine, infatti, allude e immediatamente suona come invito all’andare al di là della forma esteriore degli oggetti corporei percepibile attraverso il senso della vista, oltre ossia all’aspetto che è suscettibile di falsata riproduzione e/o confronto. Andare al di là cioè di quell’aspetto da Bestia in quanto, come mia mamma mi ricordava spesso, da piccolissima un bel giorno me ne uscii d’improvviso sostenendo che la vera bellezza si trova nel cuore. È, da quando ne ho memoria, necessario dal mio punto di vista andare, orbene, al di là e più a fondo delle apparenze. Non per nulla, le persone più sensibili e sorprendenti sovente sono coloro che hanno sofferto e finiscono per indossare una ‘corazza’ – seppure rischiando di diventare come chi le ha ferite – o, al contrario, tendono a stare in punta di piedi dopo aver vissuto qualcosa che ha cambiato la loro ‘favola’ dentro. Le persone che sono state deluse e ferite, talvolta persino che hanno deluso e ferito, hanno bisogno di essere amate prima di essere nuovamente amabili a dispetto delle spine”.   

In ultimo Giulia ha concluso: “Inutile sorvolare al termine di questa chiacchierata come addirittura la mia trentunenne passione per i glitter abbia con ogni probabilità motivo nella dualità, nelle antitesi e nel gioco di luci ed ombre di un animo travagliato quale codesto della sottoscritta e che non può non ricollegarsi non soltanto al sopracitato cartone della Disney, bensì altresì alla canzone GLITTER di Klaus Noir – https://youtu.be/ySjUHgss9kg – e nello specifico soprattutto ai versi «Lucidalabbra/ Vuoi che bruci/ Vuoi coprire con il glitter/ Tutte le tue ferite (…)»”.