di Giulia Quaranta Provenzano
“Siamo poesia” il nuovo singolo di Biagio Botti analizzato da Giulia Quaranta Provenzano.

Come già anticipato – leggi l’articolo precedente –  “Siamo poesia” è il nuovo singolo di Biagio Botti (link al video), che a tal riguardo ha affermato «Il brano nasce da una visione, che è quella di un’unione fraterna, fino a diventare una sola cosa. Utopia? Okay, ma è lecito sognare e soprattutto fare la nostra parte». E poi il cantautore lombardo prosegue, spiegando «Prendo come riferimento un rapporto tra Padre e figlio, o tra Maestro e allievo, però ognuno può interpretare a suo modo… Mi piace pensare che il Sacrificio di una persona possa, e può, essere la cura per l’altro. Sogno sempre l’amore incondizionato, forse proprio perché non esiste in questo mondo…». Ecco, allora, che adesso ci soffermeremo per l’appunto sull’amare, asse portante di “Siamo poesia”.

Prima di continuare nell’analisi del testo della canzone per quanto riguarda quel che non è ancora stato da me recensito vorrei, tuttavia, sottolineare come proprio la poesia (dal greco ποίησις, poiesis, con il significato di “creazione”) sia una forma d’arte che crea, con la scelta e l’accostamento di parole secondo particolari leggi metriche, un componimento fatto di frasi dette versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi così come nell’amare – che è possibilità di nuova esistenza – l’istinto si può, almeno ipoteticamente e potenzialmente, legare all’emozione/sentimento da esso sol forse inconsciamente suggerito di primo acchito. La poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica, non per niente “Siamo poesia” di Biagio Botti è una significativa canzone da lui stesso data alla vita, e riesce a trasmettere concetti e stati d’animo in maniera evocativa e potente.  

E per terminare questo breve e sintetico cenno introduttivo, vale la pena ricordare che la lingua nella poesia, come è quella in musica dell’autore e compositore originario di Lecco, ha una doppia funzione e cioè vettore di significati – con contenuti sia informativi, sia emotivi – e vettore di suoni. Per svolgere efficacemente questa duplice funzione, la sintassi e l’ortografia, talvolta subiscono variazioni rispetto alle norme dell’italiano neostandard al fine della comunicazione del messaggio. A questi due aspetti della poesia, inoltre, se ne aggiunge un terzo quando essa anziché essere letta direttamente per conto proprio viene ascoltata dacché, con il linguaggio del corpo e il modo di leggere, il lettore interpreta il testo, aggiungendo la dimensione teatrale della dizione e della recitazione. Nel mondo antico, ed anche in certe culture odierne, poesia e musica sono difatti spesso unite, come accade altresì nei Lieder tedeschi, liriche autorali sotto forma di canzoni accompagnate da musiche appositamente composte.

Ebbene, veniamo ora ai versi di “Siamo poesia” e riprendiamo la disanima da « (…) Siamo poesia, io il fiore tu la pioggia, io la frase tu l’autore, / l’immagine che tu hai dipinto.(…)». Si tratta qui di due individualità caratterizzate rispettivamente dal ricevere la prima e dal dare la seconda, dal divenire nell’intenzione dell’altro e dall’affermazione dell’essere nell’atto letteralmente attivo per antonomasia che, nella giustapposizione con la controparte, la stimola nel potenziale accogliere e così formarsi in ulteriorità ove la contiguità appare da subito e senza congiunzioni subordinanti in quella che si preannuncia quindi una fusione in un tutto organico.

Il singolo di Biagio Botti, “Siamo poesia” continua «Conosci i miei pensieri, mi guardi interessato, nei lamenti e negli / sbagli tu continui ad apprezzarmi. / Mi baci sulla bocca, cancelli ogni incertezza, Maestro solo in te / ritrovo la mia vera essenza. (…)»; per immediatamente dopo proseguire, ribadendo «Siamo poesia, io il fiore tu la pioggia, io la frase tu l’autore, / l’immagine che tu hai dipinto. (…)». Partendo ivi dal ricordare come l’“essenza” sia quanto individua e definisce la realtà di un oggetto materiale o ideale, l’essenziale, ciò per cui aristotelicamente una certa cosa è quello che è e non un’altra cosa, in cosa e come può chi qui canta ritrovare la propria realtà più propria? Qual è la sostanza, in contrapposizione a ciò che è accidentale e pertanto più probabilmente provvisorio, di codesto “lui” cantore? Le strofe «Siamo poesia, io il fiore tu la pioggia, io la frase tu l’autore, / l’immagine che tu hai dipinto. (…)» sembrerebbero ribadire il concetto secondo il quale è l’amore corrisposto e, dunque, fecondo a rendere specifico l’universale che sennò come tale è sempre astratto e di conseguenza una sorta di mandola vuota. E che Biagio Botti sogni sempre l’amore incondizionato, forse proprio perché non esiste in questo mondo a questo punto risulta difficile non crederlo dal momento che si rivolge ad un “tu” oserei dire eccezionale, non comune all’umano.

Infine, in avvio di conclusione il brano “Siamo poesia” recita «Questa è la visione e deve transitare uniti da un disegno che si / chiama eterno, un cuore più un cuore più un altro cuore, questa / è un’addizione senza contraddizione. / Questa è la visione e deve transitare per mezzo dei canali della / meraviglia, un cuore più un cuore più un altro cuore, questa è / un’addizione senza contraddizione / Fa Uno… fa uno… fa uno… sempre Uno». Più evidente di così il messaggio non potrebbe essere espresso né confermato: è l’amore incondizionato, sincero tant’è che parte dal cuore (seppure come necessità in primis concreta), che vivifica, genera e dà frutto eterno come senza fine è lo spirituale che – nel contesto della canzone di Biagio Botti – è e si fa poesia al di là d’un erotismo più volgare che l’Arte, benché per mezzo di un veicolo fisico quale una tela o un cd etc., trascende e supera alla luce di una “visione” e “disegno” primo ed ultimo genitrice di “meraviglia” in grado di restituire all’amare da cui e il cui sentimento e ammirazione spontanea e intensamente compiuta unisce senza contrasto e più alcuna opposizione derivante dall’incoerenza e inconciliabilità delle parti, di corpi, che divengo “Uno” …Non per nulla la fine del singolo è «Siamo poesia, io ferita tu la cura, il tuo sangue è la mia vittoria, regno insieme a te. // Il tuo sangue è la mia vittoria, regno insieme a te / Il tuo sangue è la mia vittoria, regno insieme a te / Il tuo sangue è la mia vittoria, regno insieme a te / Il tuo sangue è la mia vittoria, regno insieme a te». Il “te” senza maiuscola non a caso è conferma di un’unione ove più alcuna subordinazione sussiste tant’è che i due, colui che in esordio pareva ricevere in un sorta di passività e colui che più propriamente agiva, si potrebbero pensare or ora invertiti nei ruoli se non fosse che nell’amare nessuno, dei due, permane lo stesso una volta avvenuta la comunione in quella che è immancabilmente una relazione demiurgica di creazione del nuovo e al contempo morte del precedente.