di Giulia Quaranta Provenzano
È con grande piacere e riconoscenza che la nostra collaboratrice Giulia Quaranta Provenzano ha potuto intervistare il chitarrista Roberto Fabbri - ciò in occasione dell’uscita del video del singolo “Hammam”. A seguire l’intervista.

Nato a Roma nel 1964, Roberto Fabbri è considerato uno dei più grandi chitarristi classici italiani. Noto in tutto il mondo grazie ad un’intensa attività concertistica e anche per le sue numerose pubblicazioni di antologie e metodi, con migliaia di copie vendute per Carisch/Hal Leonard Europe, è docente di chitarra classica al Conservatorio Statale di Musica “Gaetano Braga” di Teramo – dove ha fondato e dirige il primo dipartimento presente in un Conservatorio Statale, dedicato espressamente alla chitarra nei suoi diversi generi: classico, dell’800, flamenco, jazz, pop, rock e fingerstyle. Lo spartito del brano “Hammam” in versione solo guitar si può trovare nel suo disco Beyond”, pubblicato nel 2010, e seguito dagli album “No Words” (2011) e “Nei Tuoi Occhi” (2012).
Ora, a seguire la nostra intervista.

Roberto, dal 18 febbraio è online il video del suo singolo “HAMMAM [https://youtu.be/V2O7OhO8UkQ] insieme a Edin Karamazov. Ebbene, cosa la colpì di lui tanto da desiderare una collaborazione? Edin è una persona educata, sensibile e aperta al concetto di Musica. E, non ha preclusioni o preconcetti. Riesce a spaziare con la stessa profonda cultura dal classico al jazz, passando per il pop – e tutto ciò con una sensibilità ed una leggerezza invidiabili! È un professionista serio e affidabile, pieno di idee e con il quale si può dialogare con semplicità. Insomma è un vero musicista, un profondo conoscitore dello strumento e delle sue possibilità.

Lei ha affermato che «(…) a causa del Covid-19, la scelta del cartoon per il video di “HAMMAM” è naturalmente stata dettata dall’impossibilità di incontrarci [con Edin Karamazov] realmente per suonare, tuttavia questo conferisce ancora più forza al messaggio di rinascita del video stesso. La scritta “Rispetto” che appare in tutte le lingue del Pianeta serve a dare speranza per il futuro»… La “rinascita” intesa come il nuovo o ulteriore manifestarsi di una forma di vita o di attività, a Suo dire, non può mai avere avvio se non dalla disposizione ad astenersi da atti offensivi o lesivi, implicita nel riconoscimento di un diritto, che spesso però viene a mancare a causa di preconcetti e blocchi morali, sociali? La scelta del cartoon e di esservi separati è stata una necessità oggettiva. Potevamo anche registrare le due parti con due video differenti e poi montarli, ma abbiamo preferito conferire al pezzo una dinamica che definirei “surreale”, non individuabile in un dove fisico e che ci permettesse di mostrare le due diverse culture che si incontrano in un luogo universalmente riconosciuto come punto di purificazione. La scelta della parola chiave “Rispetto” è maturata dopo un po’ di riflessione. Questo momento così carico di drammaticità non deve venir sprecato dall’umanità ma credo, e lo spero con tutto me stesso, che possa divenire un momento per rifondare una nuova vita sociale che vede quale focus proprio il rispetto per se stessi e per tutto ciò che ci circonda. Rispettare l’ambiente, l’uomo, la sua cultura e il suo passato sono l’origine della nuova dimensione in cui dover far crescere le più giovani generazioni, magari alimentandole di un poco più di speranza e di fascinazione della realtà. Non dovrebbero esistere delle leggi che impongano il “politicamente corretto”, piuttosto dovrebbe essere implicito nella giusta visione della convivenza. Tutto è possibile, appunto, attraverso il rispetto degli altri!    

Circa il tema dell’ereditato e dell’indotto, quali sovrastrutture sociali ed altresì famigliari alla luce dell’educazione ricevuta a forgiare più o meno in parte il sé, ritiene di aver introiettato e che vigano ancora alcuni tabù ai nostri giorni? Ed eventualmente quali sono i tabù che personalmente vorrebbe cessassero? A me basterebbe che si smettesse di pensare in modo presuntuoso e arrogante dacché ritengo che il vero male della nostra società sia nientemeno che la presunzione. Ognuno crede di essere il migliore, il detentore della verità e dell’assoluta certezza. Ecco, vorrei che crollasse il mito del non-rispetto come chiave di (un) successo. Le sovrastrutture sono le costruzioni che ogni individuo crea intorno ad una propria convinzione e le sovrastrutture sociali non sono altro che la somma di tali costruzioni. Più si è potenti e più si tende ad edificare opere massicce, sempre più difficili da abbattere e che hanno riflessi sociali pericolosi quando, invece, forse basterebbe un po’ più di umiltà e avere un minimo di capacità di riconoscere il merito degli altri [per vivere bene, con valore]. Non è un “semplice parlar male” che può far danno, bensì la vera pecca dell’uomo è oggi la mancanza di quel giusto spirito di disponibilità verso l’apprendimento. Apprendimento non inteso come istruzione, ma come capacità di osservare con occhi innocenti, scevri da corruzione o ancor peggio da disonestà intellettuale, quello che di buono è successo agli altri.

Sempre per quel che concerne tabù e libertà, come definirebbe quest’ultima e soprattutto crede che sia possibile essere veramente privi di catene? Lei si sente libero, in grado di autodeterminarsi e timonare la Sua esistenza dove maggiormente desidera – volere è immancabilmente potere? Il tabù nasce e si costruisce intorno ad una serie di influenze, e di centri educativi non coordinati, che possono essere anche generalizzate o semplicemente soggettive. Sono dell’avviso che si possa essere liberi a prescindere dai tabù propri o da quelli imposti dalla società. La libertà è un bene primario. La libertà è uno stato mentale, è una ricerca di vita dedita a qualcosa che non faccia sentire vincolati a situazioni preconfezionate e stabilite da altri. Non so se sono libero, ma so che posso sentirmi libero quando suono e quando creo la mia musica. Ho la netta sensazione che suonare quello che desidero, quello che mi piace o creare quello che “sento”, siano cioè stati mentali a farmi respirare una mia libertà. Non ho mai preteso di scrivere capolavori eterni, quanto solo di poter esprimere quello che liberamente ho provato o che sto provando. Ribadisco ora più convinto che la libertà è un bene fondamentale e primario, che alimenta un qual certo modo di vivere la propria esistenza. Volere è potere? Che domandona! Io posso parlare per me e debbo dire che non sempre ho raggiunto quello che avrei voluto, forse non l’ho voluto fortemente, o semplicemente non ne ero all’altezza. Non mi ritengo un presuntuoso, per cui, nonostante cerchi di alzare ogni giorno l’asticella delle mie ambizioni, so benissimo che determinati limiti non potrò mai superarli. Pur volendolo fortemente, infatti, non potrò mai correre veloce come Bolt ché non ho la sua struttura fisica, le sue gambe e la sua carica muscolare così tanto esplosiva. Quindi, no!.. Volere non è sinonimo di sicura riuscita, però sicuramente è un ottimo punto di partenza!

Quale reputa essere il seme infestante che conduce ai peggiori scontri, violenze, conflitti, mortificazioni e crudeltà? Lei è credente, ha fede in qualcosa/qualcuno – e, in caso affermativo, cosa ne pensa della Teodicea ossia del problema della sussistenza del male nel mondo (male non soltanto morale, ma altresì in natura) in rapporto alla giustificazione della bontà ed onnipresenza divina? Come anticipato, penso che i mali peggiori derivino dal considerarsi migliori di altri, dalla presunzione ad ogni costo, dal radicalismo tipico di chi ha nelle sue convinzioni la certezza della verità. Io credo in Dio, o più semplicemente credo in quel qualcosa che sta al di sopra …Non posso non sperare che qualcuno di migliore di noi esista. Mi limito per l’appunto a credere, dal momento che non sono in grado di speculare o approfondire temi che hanno bisogno di una vera cultura e che sono profondamente distanti dalla mia preparazione perché rischierei di dire banalità, usare luoghi comuni e – addirittura peggio – passare per il tuttologo nulla sapiente. Io so solo che esiste il male, e vedo del buono; e cerco di evitare ciò che mi pare essere male mentre provo a rapportarmi con quello che ritengo sia buono. Sono musicista e mi sforzo di riempire la buca sulla spiaggia, cogliendo l’acqua dal mare sonoro… e non ne dubiti che è uno sforzo immane.

La discriminazione di genere, per citare un altro triste tema di cronaca, è una bruta realtà che purtroppo investe molti tra i quali per esempio anche le donne o all’opposto non riscontra tutto questo? Donne vittime di violenza come se il sesso di nascita comportasse doverose peculiarità, categoriche e categorizzanti, di genere; donne perseguitate da imposizioni secolari e non ancora desuete e da restrizioni, tanto per dirne una, in ambito lavorativo quindi discriminazione che riporta il nostro discorso all’oppressione e ai maltrattamenti in nome di sovrastrutture che fanno forza sul mancato diritto che ogni persona dovrebbe effettivamente avere di essere, manifestare, sviluppare e mostrare se stessa senza per questo venir appellata quale spregevole e violentata nella personale libertà da una morale immorale o non conviene con me su ciò? La parola “rispetto”, che nel video si ripete sino all’ossessione, risulta ed è una forma di necessità umana… Ma cosa possiamo aspettarci da una società che per chiedere scusa a tanti secoli di oppressione verso la donna si è dovuta inventare una festa per ricordarsi che esiste anche il genere femminile?!??? Il rispetto, ecco quello che manca!!! Ogni diritto che viene calpestato o ignorato è una decisione che grava sull’intera società. Quello che sfugge è proprio l’universalità della singola azione. Il dramma è che si parla solo di femminicidio e ci si dimentica quale siano le cause reali e sociali per cui questo triste fenomeno esiste e paurosamente si “tollera”. L’omicidio o la violenza grave non sono che la punta dell’iceberg. È nella quotidianità che si perpetuano forme di discriminazione, a volte anche ammesse – se non sancite – dagli Stati. Avendo girato un po’ tutto il mondo, posso garantire che alcuni di questi modi di calpestare il diritto alla sopravvivenza è uso comune per molte società. Non c’è bisogno di andare lontanissimo per vedere la violenza culturale nella quale troppe persone vivono. La donna è spesso l’argomento su cui si focalizza la forma di violenza più assurda, comunque ne esistono numerose altre per cui il più debole viene prevaricato. In alcune culture, per citarne una, è prassi comune l’accettazione del concetto di casta e il predominio dell’uomo sull’uomo è una “normale vicenda culturale”. 

Quali infine, prima di salutarci, i Suoi prossimi progetti? Progetti ne ho in cantiere molti. Il più recente realizzato è la pubblicazione di un testo per i Conservatori di ben centosettanta brani, che ripercorre la storia della chitarra dalle origini al ‘900 e che permette una seria preparazione per il percorso di studi. Poi vorrei finalizzare la realizzazione e pubblicazione di alcuni dei brani più famosi di Lucio Battisti con arrangiamento per chitarra classica, con Carish/Hal Leonard, la casa editrice con la quale lavoro e con cui c’è in programma anche altro. Ho inoltre in mente di allargare il duo chitarra-liuto con la collaborazione di un chitarrista elettrico ché confrontare i linguaggi ci permetterà di evidenziare maggiormente le affinità che i due mondi, apparentemente così distanti, hanno in realtà in comune…