Luca Moretti a Cannes: il suo abito diventa fantasmagorico trasmutevole

Riceviamo e pubblichiamo
Un abito, secondo lo stilista, ha il compito di dare corpo e identità ad un  propria idea.

Lo stilista Luca Moretti sottolinea che un abito fin dal suo primo apparire non è una semplice espressione solo di fascino o di vanità, ma va associato alla funzione decorativa e di qualità dove si accostano una moltitudine di significati che lo trasformano a tutti gli effetti in un codice di comunicazione complesso, trasmutevole, ma molto affascinate, va colto nel suo sviluppo dalla dimensione artigiana a quella industriale, dove oggi occorre confrontarsi tra spazi fisici e digitali.

Ha il compito di dare corpo e identità stilistica ad una propria idea, anche sociale.
Un concetto ben definito all’atto creativo dello stilista al ruolo di inventiva ed interpretazione del design dell’abito stesso dove il color corallo, le sagome studiate intarsiate dei tessuti, lo scintillio dei cristalli e delle pietre luxury si trasmutano nel color arancio che in contrasto con il jersey nero sfumato spalmato argento e unito al motivo tridimensionale piramidale in particolare della scollatura dorata, appare tale da sembrare un vero e proprio gioiello, in simbiosi con lo spirito etico dello stilista che racchiude in se ma sempre più ad ampio respiro un tono particolare creativo sempre più sfizioso, indice di una maggiore marcata identità stilistica.
Lo stilista afferma che occorre essere padrone del proprio stile, perché un abito deve mostrare come valore estetico aggiunto anche la capacità tecnica che serve per realizzarlo, dove la virtù artigianale è un elemento essenziale per la creazione di un proprio modello; occorrono poi formazione, capacità, conoscenza tecnica e disciplina.
I tessuti satinati con richiamo decisamente bio ed ecosostenibile per la fase di realizzazione del tinto in filo all’acqua, si uniscono con decisione agli originali grafismi circoligrafi a drappeggio stampati e creati artigianalmente dallo stilista stesso, sottolineando l’importanza di un Made in Italy che nonostante i particolari momenti non sempre facili, adula e venera l’importanza del saper fare, creando imperativi ma anche nuove sfide dove in questo momento c’è ne veramente bisogno.
La moda soprattutto in questo periodo costituisce un problema tutt’altro che frivolo, perché affonda le proprie radici nell’arte, nella libertà di espressione che non deve mai venire a mancare, raccontando un vissuto che influenza e che può essere influenzato da mondi culturali diversi dove occorre andare oltre ai pregiudizi.
Inoltre Luca sottolinea il fatto che gli abiti parlano e raccontano di come a volte bisogna essere capaci di unire le proprie capacità tecniche manuali ai nuovi procedimenti del tessile sempre più basati su un’etica di responsabilità anche nei processi di spalmature e finissaggi; gli abiti e la moda sono anche uno strumento di comunicazione, di progressiva trasformazione, come la politica, l’arte e la cultura in generale, ed in particolare la moda italiana è forse il più grande archivio storico di abiti stilistici, di forme, di linee, di sagome e di colori nel mondo, ma tutto ciò richiede una costante determinazione, un grande spirito di sacrifici e perseveranza, perché senza fatica non si va da nessuna parte.

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