Riceviamo e pubblichiamo
Riflessione sul “Surrealismo” con specifica attenzione all’artista internazionale Santiago Ribeiro attraverso un video che fonda insieme arte, musica, recitazione e poesia per evidenziare il Surrealismo oggi.

L’avanguardia per quanto concerne il mondo dell’arte attuale giudica la prassi sociale, uno dei capitoli essenziali allo svolgimento di un’arte consapevole alle proprie funzioni. L’arte come punto cruciale della comunicazione significa per l’individuo la crescita del suo spirito critico all’interno della stratificazione sociale.
Da questo punto di vista la pittura è forse il campo in cui più di tutti gli altri si può notare la condizione dell’arte stessa, la quale resiste in virtù di una tradizione per cui è possibile intenderla come strumento culturale e sociale, partecipe del contesto che stiamo vivendo. In tal senso è degna di nota l’iniziativa di tre italiani che durante questo lockdown, divulgando cultura suo social, hanno deciso di veicolare una riflessione tramite Il Surrealismo, e nello specifico quello del pittore internazionale Santiago Ribeiro, fondatore del New Surrealism Now.
La pittura nell’evidente panorama di un’avanguardia nel presente, intenta allo studio della realtà al di là di ciò che è apparente, rappresenta in un certo senso il dolore di un’estetica perduta; in questo la pittura è intrisa di conoscenza, la quale, come hanno notato la giornalista e curatrice d’arte Annalina Grasso, il poeta premio A.S.A.S. Vincenzo Calì, e l’attore romano Premio Crocitti 2019 Maurizio Bianucci, interprete tra gli altri di film come Suburra e L’amore a domicilio, oltre che di numerose pièces teatrali e fiction RAI, può suggerci molto su quello che siamo in relazione a quello che stiamo affrontando. I professionisti hanno realizzato un video che allo stesso tempo omaggia e si interroga su cosa possa dire il Surrealismo oggi.
Il video realizzato da Annalina, Maurizio e Vincenzo, fondendo arte, musica, recitazione e poesia, quella Profluvi, scritta da Calì,  funge da mezzo per attuare la cosiddetta eterogenesi dei fini, ovvero, attraverso “la visione di quello che potrebbe essere se”, induce ad aspirare ad altro e a renderci sempre più consapevoli della contraddizione tra la necessità e il bene e, ritrovando il fondamento vero della dignità e del valore di noi esseri umani, per non essere né ciechi, né nudi e vagare nella perenne incertezza, bensì appellandoci all’impersonale che è presente in ciascuna persona per superare le scavalcare le nostre ansie e paure. L’arte con il supporto della tecnologia, ci aiuta a farlo, anche a distanza.

L’arte di Santiago è stata, è, e potrebbe essere ancora una visione delle menti di ognuno di noi, soprattutto adesso, dove ogni giorno si sentono pronunciare parole quali lockdown, didattica a distanza, distanziamento fisico che generano in noi ansia e stress, paura per il futuro, angoscia. Cosa potrebbe esserci dentro le nostre menti stremate dalle restrizioni e al contempo dal timore del contagio?
Una voglia di liberarsi delle vesti del cittadino perbene, dell’homo civile, cristiano, razionale, snobbando il libero arbitrio, e seguire solo il proprio istinto, la parte oscura di se; sfogarsi. Vivere in una società come la immaginava e auspicava il marchese De Sade dove non ci possono essere punizioni, né processi per le azioni malvagie, in quanto l’uomo segue ciò che fa la Natura che crea e distrugge. Ma il surrealismo di Santiago mostra questa possibilità auspicandone un’altra.