di Antonio Scafaro
Oggi ospitiamo una interessante e attuale riflessione che ci propone Antonio Scafaro.

CUCÙ SETTETE: alzi la mano chi tra di voi lettori, genitori e poi nonni, non ha mai giocato, con figli e nipoti, a questo famoso e arcaico nascondino.
Tutti noi, crescendo, abbiamo continuato questo gioco dell’apparire e dell’essere, da adolescenti e da adulti, con la millenaria tradizione del Carnevale, dove le maschere assopiscono l’io per esplodere in finzioni di apparenza.
Il Carnevale, nato come rito pagano di trasgressione degli obblighi sociali per un giorno all’anno, fu adottato dal cristianesimo per festeggiare gli ultimi giorni prima della preparazione alla quaresima.

In questi tre giorni è in uso travestirsi e soprattutto nascondere il viso dietro maschere. Da sempre il comportamento umano è stato influenzato e manipolato dal giudizio della società, dal come si pensa che gli altri ci vorrebbero.
Oggigiorno, con la pubblicità che condiziona la nostra esistenza a favore del consumismo, tanti si vedono costretti a indossare una maschera per apparire come credono che la società li voglia, la vita dunque, viene vissuta in funzione dell’accettazione degli altri, l’io è sopito a favore di una mente che guarda all’immagine che non deve urtare contro i pregiudizi della società.

Nel giorno di carnevale la maschera parvente lascia finalmente il posto a un’apparenza posticcia, ci si traveste per nostalgia storica, per goliardia, per emulazione di personaggi famosi, per amore di altre culture  o per quello che forse si vorrebbe essere:la meretrice da angelo, il ricco da povero, il povero da signore.
I pudori finalmente vengono anestetizzati, per regalare libertà alla natura primordiale di ognuno di noi.
Il giudizio degli altri quindi, vincola negativamente la nostra esistenza, facendoci vivere un non essere.
Comportiamoci dunque come se fosse carnevale tutto l’anno, liberi da assurdi vincoli estetici e di parvenza, liberi dalla visione altrui e liberi anche di indossare una maschera, se questo aiuta a donarci serenità.