“Come bolle di sapone”, la silloge poetica di Giulia Quaranta Provenzano

a cura della Redazione
“Come bolle di sapone” è una delle numerose sillogi poetiche della nostra collaboratrice Giulia Quaranta Provenzano. Oggi il nostro direttore responsabile, Fabrizio Capra, l’ha intervistata a tal proposito. 

È a dicembre 2019 che esce la silloge poetica “Come bolle di sapone’’ di Giulia Quaranta Provenzano, edita per l’Associazione Culturale Articoli Liberi, diciannovesima figlia della trentunenne ligure che ne ha attualmente all’attivo ventuno.

Giulia, hai scritto davvero un numero impressionante di poesie nonostante la giovane età… «In parecchi me l’hanno fatto notare, ma in verità io non ho mai tenuto il conto. Non amo molto i numeri e non ne sento quindi neanche l’esigenza, anzi. Ciò di cui invece abbisogno con insistenza e del quale non riesco proprio a fare a meno è scrivere. Che sia un articolo di giornale, un racconto o una poesia è quasi una sorta di paura dei punti, la mia, per cui poso soltanto la penna su delle virgole dacché non passa giorno che non scriva almeno qualche riga. Chi scende dalla tigre, la tigre divora! Diciamo pure che quella che per gli altri è la frase principale retta dal verbo “lavorare” per me invece è secondaria nel senso che esercito una professione che non rispecchia il mio amore per l’Arte, ma specie adesso proprio non posso farne a meno per questioni di sopravvivenza e dunque preferisco pensare le ore lavorative solo quali una parentesi, durante la quale metto in stand bye la più autentica prima persona, e nonostante questo una parentesi appena prima della virgola e tra le virgole e non un punto, termine, a quanto sento fondamentale».    
Filosofa, collaboratrice giornalista per varie testate nazionali ed estere, poetessa, critica e fotografa d’arte, hai però anche partecipato ad un corso attoriale intensivo e successivamente ad uno stage per attori. Chi è pertanto, davvero, Giulia Quaranta Provenzano? «Lo sapessi sarebbe forse il mio terno al Lotto!!! [N.r.D Giulia sorride]…Io non mi pongo mai alcun limite, probabilmente ho un iter parecchio nutrito di esperienze in quanto provo a tenermi in equilibrio sulla ragione pur cercando di non trascurare mai il cuore e quelle che si presentano quali occasioni formative. Ecco cioè che sino ad oggi non mi sono mai tirata indietro di fronte a quello che ad alcuni potrebbe apparire impossibile – qualsiasi cosa è impossibile finché non ci si tenta, e di conseguenza lascio che l’essere venga corteggiato dalla potenza e la potenza abbracci il dato in un mancato sposalizio perché l’amare non ha bisogno di contratti. Il peso delle emozioni certo porta spesso instabilità poiché il rimando che forniscono gli altri della nostra persona è sovente appunto quella variabile a discriminante tra potere e volere, l’ago della bilancia. Io vorrei fare tantissime cose nel mondo della Cultura, dell’Arte e dello Spettacolo e tuttavia gli esseri umani non sono isole, volenti o nolenti si è parte di un qualcosa di più ampio quale l’intero genere, del quale siamo tutti platea come non meno attori. E nel teatro dell’esistenza, per una buona percentuale, il ruolo dipende dal coraggio. Coraggio che ce ne vuole assai, tanto di più, nel rinunciare ad un’ambizione per integrità ed onestà intellettuale, che ad accedervi cedendo al compromesso… che è quello che, di sicuro, sempre mi condanna a passare in secondo piano, riserva, a non essere la scelta benché magari la preferita sì».   

A proposito della tua silloge poetica “Come bolle di sapone”, perché questo titolo? «Nella vita tutto scorre, oppure ce lo si trascina e nei migliore dei casi ci accompagna. Ecco ovvero che l’esistenza ha molte sfumature, che cambiano persino abbastanza frequentemente, che sono cangianti come lo sono le belle bolle di sapone ed altrettanto fragili. Questi nostri giorni tuttavia dovrebbero però conservare sempre anche del ludico, quel prezioso senso del gioco come aspetto di immaginazione e creatività tipico dei bambini per i quali il limite è soltanto nella mente d’altri – mente che spesso appunto mente! – e quindi declinano magari in incoscienza e leggerezza ma almeno pari propulsore entusiasmo, propedeutico al viaggio verso una fattibile serenità. Con le poesie in “Come bolle di sapone” ho voluto ringraziare coloro i quali, almeno per un certo tratto di strada, sono stati insostituibili nella mia quotidianità perché del loro silenzio, delle loro parole soltanto abbozzate in frasi a metà, del loro sguardo indagatore e penetrante, di quella velata dolcezza dell’esserci senza ostentarlo in una pornografia dei sentimenti che talvolta li riduce sol al fittizio, desideravo e desidero resti memoria di grazia. Tutto ciò è stato ossigeno per me lì è stato eternato, presente ora cristallizzato che mi ha tenuto compagnia specialmente quando mi sono sentita persa in un labirinto di incertezze sul domani, quel domani che eppure di continuo rimarrà un punto interrogativo dacché in fondo il regalo più prezioso del nascere è nientemeno che la sorpresa del vivere senza poter mai sapere quando si arriverà alla fine della matrioska interiore e, bidirezionalmente, sin dove la matrioska si può arricchire di pezzi d’esperienza. Meravigliarsi è, per la sottoscritta, essenziale. La vita non offre di continuo una seconda possibilità, piuttosto la vita offre senza sosta un nuovo ed ulteriore attimo che possiede la beltà del senza tempo nel mentre non è importante quanto si aspetta, bensì la fiducia nel continuare a scoprire se stessi e gli altri visto che l’ambizione e il desio indicano il carattere ma è l’esecuzione a darne il valore».

Qual è l’intenzione, l’obbiettivo e l’aspettativa con cui hai scritto la raccolta di poesie “Come bolle di sapone”? «Quando compongo spesso non mi pongo alcun scopo da raggiungere se non quello di essere per un istante felice nel fare ed esprimere ciò in cui credo perché sono dell’avviso che non ci possa essere felicità se le cose nelle quali si crede sono differenti da quelle che si fanno. Quando scrivo poesie la speranza è di riuscire ad abbandonare quella fredda corazza di razionalità che nel quotidiano lottare inibisce gran parte dell’emozione del viaggio. Rimango, purtroppo, continuamente sulla soglia in quanto l’avvenire è la porta che mi ostino a voler aprire con il passato …e il passato non può essere la chiave se non mi ha sinora condotto ad altro che ad una comparsa nel mestiere del vivere, ché dopotutto nella vita ci sono sempre e solo due scelte: accettare le condizioni in cui ci si ritrova oppure assumersi la responsabilità di cambiare laddove fare ciò che si ama è libertà e amare ciò che si fa è felicità!».    
Cosa pensi dell’Amore, qual è il  tuo pensiero su di esso? «Qui mi si mette in seria difficoltà… Ché ci sono troppe variabili per poterlo ingabbiare in una forma. Quanto mi pare lampante è, comunque, che il suo bigliettino da visita sia – istintivamente –  non di rado l’esteriorità perché chi può negare che ci si avvicina o vorrebbe avvicinare a quel che attrae?!? E di primo acchito è l’involucro che emerge, involucro che in quanto forma è già messaggio di una sostanza che solo in seconda battuta suscita interesse. Quel che piace esteriormente si è di solito portati a desiderare di far in un certo qual senso proprio, esperendolo ed entrandovi ad abitare ed esplorare. Il “problema” è che l’Amore con la maiuscola richiede dedizione, attenzione e cura, eppur non bisogna farsi eccessivamente “prendere la mano” in maniera invasiva e soffocante perché equivarrebbe a limitarlo. E della Passione, inoltre, cosa si può dire? Essa è il desio d’amare ed essere amati non corrisposto? Stando così le cose, allora, davvero quanto detto sopra ha un nucleo caldo di verità ma io non amo le definizioni quindi temo sia stata posta la domanda alla persona meno indicata [N.d.R. Giulia sorride di nuovo ed infine saluta».

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