di Fabrizio Capra
Mantova è una città affascinante, proponendo numerose realtà da visitare. Una di queste realtà, in particolare, mi ha affascinato durante le mie visite nella città virgiliana, soprattutto per la sua storia: la Rotonda di San Lorenzo.

La ROTONDA di SAN LORENZO, dedicata al martire romano del III secolo, è la chiesa più antica di Mantova e si trova in piazza Erbe, vicino al Palazzo della Ragione.
Questa chiesa fu fondata tra la fine del XI secolo e l’inizio del XII, probabilmente nel 1083 – si tratta delle data graffita nel quattrocento all’interno dell’edificio, sul paramento murario perimetrale – per volere, come dice la tradizione (anche se non si è del tutto certi), della Contessa Matilde di Canossa, quando la città virgiliana faceva parte dei suoi domini, come evocazione della Anastasis (Resurrezione) di Gerusalemme, la rotonda costruita attorno al Santo Sepolcro; la scelta di questa forma la rende, quindi, idealmente collegabile alla reliquia del Sangue di Cristo ritrovato secoli prima a Mantova, dove fu portato dal centurione Longino che lo aveva raccolto sul Golgota, e ora conservato nella cripta della vicina basilica di Sant’Andrea.

Piazza delle Erbe prima
della scoperta della
Rotonda di San Lorenzo

La Rotonda di San Lorenzo sarebbe stata annessa al palazzo comitale e avrebbe avuto la funzione di cappella palatina dei Canossa, a imitazione del palazzo di Carlo Magno ad Aquisgrana.
La struttura monoptero-periptera (in architettura si definisce monoptero un tempio costituito da un colonnato circolare e delimitato da una sola fila di colonne. È un caso particolare del tempio periptero, cioè circondato dalle sole colonne. Quando il tempio circolare oltre alle colonne presenta anche una cella cilindrica al suo interno, allora si parla di monoptero-periptero) e il suo posizionamento a un livello inferiore di circa un metro e mezzo.

Rotonda di San Lorenzo
appena scoperta

Oltre all’esistenza di due colonne e altri particolari costruttivi in pietra, potrebbe suggerire che la chiesa fu realizzata recuperando o ricostruendo un precedente edificio romano, databile intorno al IV secolo, probabilmente un tempio o una  tomba tholos (in archeologia si intende per tholos una sala circolare, a volte interrata e generalmente realizzata a scopo funerario, coperta con una  pseudocupola formata da file concentriche di conci lapidei sempre più aggettanti verso il centro fino a chiudere il vano senza realizzare una struttura spingente come sono le vere cupole).
La chiesa, un notevole esempio di arte romanica padana, è articolata su una pianta centrale circolare, un deambulatorio precede e circonda la navata, caratterizzata da otto colonne e un piccolo abside semicircolare, ed è caratterizzata da un matroneo che conserva lacerti di affreschi, in particolare quelli di alcune volticelle, dei secoli XI e XII – il periodo è dedotto per via dello schema rigido della composizione e della decorazione degli abiti e l’espressione astratta e idealizzata dei volti – che rappresentano un raro esempio di pittura romanico-lombarda con ancora influenze di scuola bizantina, affreschi che una volta ricoprivano completamente la chiesa.

Costruita in cotto, secondo la tradizione lombarda del periodo, conserva due colonne di marmo, alcune formelle e pilastrini in pietra di epoca precedente (VI-VIII secolo) provenienti da edifici scomparsi.
Nell’abside un frammento più tardo rappresenta San Lorenzo sulla graticola (XV secolo).
L’esterno è caratterizzato da snelle e pronunciate lesene, coronate in alto da una serie di archetti pensili.
L’interno – semplice e spoglio – trasmette al visitatore un senso di profonda spiritualità e invita al raccoglimento.
Nel corso dei secoli l’edificio subì trasformazioni radicali; progetti di trasformazione di Leon Battista Alberti e di Giulio Romano non ebbero seguito, fino alla sua definitiva sconsacrazione. Il tempio, infatti, fu chiuso al culto nel 1579 per un editto del duca Guglielmo Gonzaga.

Sconsacrata, decadde abbastanza rapidamente e venne alterata e coperta da superfetazioni murarie (nel linguaggio architettonico si usa il termine “superfetazione” per indicare un corpo di fabbrica o una costruzione aggiunta successivamente a un edificio già completo e che contrasta con lo stile artistico originario, come fosse un orpello o un fronzolo inutile): divenne prima un magazzino e poi, una volta caduta la cupola, fu utilizzata come cortile circolare ad uso privato all’interno del popoloso quartiere del ghetto ebraico mantovano.
Ritrovata nel 1906, nel 1908 l’edificio fu espropriato e, dopo il restauro, riaperto nel 1911 e ridestinata al culto nel 1926. Con il restauro la chiesa fu liberata dalle sovrastrutture e dalle parti architettoniche non pertinenti  e dagli edifici che l’avevano occultata alla vista e alla storia: per riportarla alle probabili forme originali fu usata a modello la coeva rotonda di San Tomè di Almenno San Bartolomeo nel bergamasco.
Ora è chiesa sussidiaria della Parrocchia di Sant’Andrea, e da questa affidata alla Fraternità Domenicana.
Viene conservata, tutelata e aperta al pubblico dall’Associazione per i Monumenti Domenicani.

Scheda informativa Per Informazioni:
Piazza delle Erbe – Tel. e Fax 0376322297 – Cell. 3479940932 – 345153947
e-mail casandreasi@virgilio.it – fraternita.casandreasi@email.it
sito :www.casandreasi.it
Orari di Apertura:
Da lunedì a venerdì: Estate: 10.00-13.00 e 14.30-18.30 Inverno: 10.00-13.00 e 14.00-18.00
Sabato e domenica: 10.00-19.00
Biglietti:
Ingresso gratuito a offerta libera
Gruppi Adulti: contributo di 1 euro a persona
Gruppi Scuole: contributo di 0,50 euro a persona
Modalità di visita
Visite individuali o in gruppo con guida propria.
Proprietà:
Demanio dello Stato