di Alessandro Tasso
Accogliamo un nuovo intervento di Alessandro Tasso, una riflessione che si rivela uno sfogo vero e proprio.

In queste settimane così sedentarie sulla carta, nella realtà dei fatti sto vivendo il periodo più critico e paranormale della mia vita.
Un qualcosa così lontano dall’immaginario avente nella mia piccola e fin troppo fanciullesca mente ad inizio di questo anno pieno zeppo di sciagure e falsità.
Scrivo questo vero e proprio sfogo di getto dopo un’altra prestazione indecente della magica Cairese, ormai tragicamente simbolo di un “non progresso” in piena caduta libera.
Tutto ciò mi spinge allo sviluppo di un pensiero che balenava nella mia testa già da diverso tempo: l’importanza del processo.

Ho sempre avuto un pensiero talvolta controcorrente, ho sempre pensato che la valutazione personale di un qualcosa debba essere fatta in base a ciò che si merita e non in base a ciò che si ottiene.
Immaginare nel mondo di oggi di dire tutto ciò può sembrare assurdo. Questo discorso può essere espanso a quasi tutto lo scibile umano, ci credo fermamente.
Per me in un mondo come quello di oggi, con gigantesca rilevanza mediatica si dovrebbe essere premiati meritatamente e lecitamente.
Ma talvolta non è così e ci troviamo a commentare situazioni come quelle che stiamo vivendo oggi.
È scandaloso cercare di difendere un’organizzazione statale che sta facendo emergere tutta la fuffa nascosta dai costanti e fuorvianti complimenti ricevuti dalle testate giornalistiche.
Mi fa ribrezzo continuare a giustificare dei danni permanenti in una sanità allo sfascio, gestita al contrario, in un mondo dei balocchi in cui il figlio del figlio per un qualsiasi malanno ha la precedenza rispetto ad una donna malata terminale di 56 anni.

Quella vecchia volpe di mio padre per anni mi ha parlato di personaggi che l’hanno influenzato in maniera netta nella vita, tra i quali uno di quelli che mi ha colpito di più è stato il grande Luis Menotti, allenatore di vita prima che di calcio.
Il “Flaco” capostipite di una vera e propria scuola di pensiero, ogni qual volta possibile citava questa  sorta di massima cartesiana: “la vita è come una giardino su di un angolo di 90°, c’è chi arriva a destinazione pulito facendo il giro più lungo e chi calpestando i fiori.”
Spero si possano aprire le coscienze dei più dubbiosi su argomenti delicati a cui nessuno pensa e chi di dovere possa avere un moto d’orgoglio.

E ricordate non preoccupatevi se non si premia un percorso che ha ottenuto meno di ciò che meritava, l’ingiustizia è molto comune.
Ma quando viene premiato come bravo chi non lo è, questo è molto dannoso per tutti.
Citando il caro Lawrence Ferlinghetti: “Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore e i cui pastori sono guide cattive“.
Ci pensino lassù.