a cura della Redazione
Parole e immagini per vivere Raggiolo. Sabato 23 gennaio prenderà il via la rassegna digitale “Racconta Raggiolo” che, sulle pagine facebook de La Brigata di Raggiolo e dell’Ecomuseo del Casentino, proporrà una raccolta di brevi video con ricordi e aneddoti dedicati al borgo casentinese, dal 2015 riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia.

Parole e immagini per vivere Raggiolo. Sabato 23 gennaio prenderà il via la rassegna digitale “Racconta Raggiolo” che, sulle pagine facebook de La Brigata di Raggiolo e dell’Ecomuseo del Casentino, proporrà una raccolta di brevi video con ricordi e aneddoti dedicati al borgo casentinese che nel 2015 è stato riconosciuto come un dei borghi più belli d’Italia, in provincia di Arezzo.
L’iniziativa proseguirà fino a sabato 27 marzo e si svilupperà attraverso dieci appuntamenti che, di settimana in settimana, valorizzeranno l’unicità culturale e paesaggistica di Raggiolo, comunicandone l’anima più recondita.
I contenuti multimediali sono estratti dall’omonimo filmato “Racconta Raggiolo” che, realizzato dagli attori dell’associazione culturale Noidellescarpediverse, rappresenta il coronamento di una partecipata iniziativa promossa da La Brigata di Raggiolo nei mesi di isolamento della primavera del 2020. I brevi testi dedicati a Raggiolo hanno permesso di mantenere forti i legami tra le persone e il paese nonostante il distanziamento fisico, con un’ondata emotiva che ha coinvolto decine di persone e con la raccolta di ottantuno racconti.

Questo patrimonio è stato poi trasformato in un video dove è proposta la lettura di tutti i contributi, con un collegamento tra luoghi e parole.
La scelta è stata ora di condividere questo progetto con gli utenti del web, prevedendo una pubblicazione del filmato in dieci tappe che accompagnerà fino alla prossima primavera e indicendo un concorso per individuare il racconto più significativo. Gli utenti di facebook, infatti, potranno indicare i migliori aneddoti attraverso i loro “mi piace”, con i dieci più votati che saranno riuniti in un ulteriore video finale e con la premiazione del vincitore nel corso di una serata estiva.
«La condivisione di “Racconta Raggiolo” – commentano Paolo Schiatti e Andrea Rossi, rispettivamente presidente de La Brigata di Raggiolo e coordinatore dell’Ecomuseo del Casentino, – rappresenta il coronamento di un percorso di un anno che, iniziato nelle prime fasi dell’emergenza sanitaria, vivrà un ulteriore coinvolgimento degli utenti di facebook che porterà fino alla nuova primavera».

CONOSCIAMO RAGGIOLO
testo dal sito borghipiubelliditalia.it
foto Alessandro Ferrini dal sito ilbelcasentino.it

La storia
Raggiolo ha una storia antica, venne fondato verso il VII secolo da gruppi goti o longobardi, fu concesso in feudo nel 967 dall’imperatore Ottone I a Goffredo di Ildebrando. Posto al confine tra le diocesi di Fiesole e di Arezzo, in una posizione in cui si incrociavano le zone di influenza di Firenze, dei vescovi-conti di Arezzo e dei signori dei varchi appenninici. Il castello di Raggiolo, menzionato nel 1225, fu sotto la signoria dei conti Guidi dalla metà del XIII secolo. Uno di loro, Guido Novello Il, assunse il titolo di conte di Raggiolo e vi trasferì la sua corte e la sua residenza dal 1301 al 1322, facendone un castello forte e munito. Nel 1440 il castello venne distrutto dalle truppe di Niccolò Piccinino che lo incendiarono uccidendo la maggior parte degli abitanti. Il castello non venne più ricostruito e la muraglia con la fronte prospiciente, posta nel borgo dopo la chiesa, sono quanto resta dell’antico cassero, ancora oggi detto “la bastia”, a testimonianza della colonia di corsi qui dedotta dai granduchi in età moderna per ripopolare la zona. Ortignano Raggiolo nasce istituzionalmente con Regio Decreto del 1873 dalla fusione dei due Comuni di Raggiolo e Ortignano, è un Comune montano ad economia rurale che si estende per 36,45 Kmq fra il Monte Pratomagno e la valle del fiume Teggina, affluente dell’Arno.

Raggiolo è adagiato su uno sperone che domina la valle del torrente Teggina, in un paesaggio da presepe, nel versante casentinese del Pratomagno. Concentrato nella sua piccola dimensione urbana, alto sulla strada e compenetrato nella rigogliosa foresta di castagni, si presenta con la semplicità di chi ha radici profonde. Storie di Longobardi, di signori feudali, come i resti del trecentesco Castello dei Conti Guidi ancora testimoniamo. Storie di fieri montanari, ricchi solo dell’acqua dei torrenti – base nei secoli per lo sviluppo di fucine per la lavorazione del ferro, segherie e mulini per cereali –  e delle castagna, così importanti nell’economia locale da aver dato il nome ad un modo di coltivare, la “raggiolana”. E, sopratutto, storie di una colonia proveniente dalla Corsica chiamata dal potere Granducale dei medici a ripopolare l’antico castello distrutto del XV secolo.
Nella verde valle del Casentino in un crescendo di colline che rapidamente diventano montagne, si apre agli occhi del visitatore il territorio del Comune di Ortignano Raggiolo. Qui è possibile immergersi nel verde intenso delle foreste, fra paesi murati, casolari sparsi, in un silenzio dei luoghi in cui domina una specie di sospensione del tempo che produce un senso diffuso di pace.

Tutto a Raggiolo è pietra: le strade selciate irte e difficili, i ponti sui torrenti impetuosi, le fonti, i mulini e i lavatoi, qualche seccatoio per le castagne rimasto tra i tanti di un tempo, le case dall’apparenza tutte uguali per l’essenzialità del disegno, ma disposte su livelli e con prospettive diverse per assecondare il declivio del monte.
Il nucleo più antico del paese è così compatto ed aggregato , senza discontinuità esterna, tra casa e casa, tra pietra e pietra, da rendere subito evidente il passaggio dal castello feudale dei Conti Guidi al borgo.
L’unica testimonianza medievale del paese è la facciata della chiesa di San Michele, ricavata dall’ antico palazzo del conte Guido Novello Guidi di cui conserva alcuni elementi come il bellissimo portale gotico con imponente architrave sormontato da uno stemma consunto della fiorentina Arte della Lana.

La chiesa  merita una visita per la bella tela secentesca della Madonna del Rosario, per il quattrocentesco busto in gesso del redentore della bottega di francesco di Simone Ferrucci (1456-1526) e per il bellissimo bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino della bottega di Donatello, e per una tela raffigurante San Michele Arcangelo.
Accanto alla chiesa, nella vecchia scuola del paese, ha sede l’Ecomuseo della Castagna, custode della memoria collettiva di Raggiolo.
Un luogo di grande suggestione, soprattutto in autunno con il fuoco accesso e le castagne sul graticcio, è il seccatoio dei Cavallari, dove avveniva l’essiccazione delle castagne.
Percorrendo la stretta via che dal borgo porta al bosco, si arriva al Molino di Morino, sul torrente Barbozzaia, un opificio del Settecento restaurato e ancora in grado di produrre farina di castagne.
Bello è ancora oggi il ponte dell’Usciolino, che sovrasta la pozza d’acqua chiara del torrente Teggina e che un tempo permetteva il collegamento di Raggiolo con Quota di Poppi, sono ancora visibili tratti dell’antico selciato.
In corrispondenza della fontana del paese che rappresentava anche la piazza, è visibile il Muro delle Parole Dimenticate dove gli antichi ed ormai tramontati vocaboli di piccoli animali nel vernacolo locale riaffiorano tra le pietre del paese; la Stanza del Tempo, un affettuoso gesto degli abitanti nei confronti del loro passato, testimoniato dalla raccolta spontanea di oggetti d’uso quotidiano, strumenti di lavoro immagini…una vera e propria porta sul tempo.

Proseguendo lungo la Via Piana, la strada che attraversa longitudinalmente tutto il paese, giungiamo al Seccatoio del Cavallari, riportato in attività grazie all’attività dell’Associazione la Brigata di Raggiolo, dove risuonano i racconti e le fiabe in occasione della Festa di Castagnatura che si svolge annualmente nel periodo autunnale. Dal seccatoio si scende verso il torrente fino al Mulino di Morino. L’opificio, oggetto di un intervento di recupero strutturale e funzionale, è stato riattivato ed è possibile assistere alle diverse fasi della molitura. Dal mulino, attraversato il torrente Barbozzaia, è possibile effettuare due brevi ma significativi percorsi: il Sentiero della Fonte della Diavolina piegando verso destra, che consente di raggiungere, attraverso un percorso nel bosco una piccola sorgente così chiamata per le particolari proprietà diuretiche delle sue acque, oggetto di un cantiere di recupero da parte degli abitanti e il Sentiero della Mercatella che costeggiando il torrente consente di rientrare nel cuore del borgo attraverso uno degli antichi percorsi di accesso.

L’EcoMuseo del Casentino e il Centro di Interpretazione della Castagna
L’ambiente incontaminato che si può ammirare fa parte di un patrimonio culturale e storico che oggi viene valorizzato nell’Ecomuseo del Casentino e che in Ortignano Raggiolo trova espressione nel sistema della Castagna. Il sistema della castagna si articola attraverso una serie di spazi, segni ed architetture diffuse nel territorio, con particolare riferimento al paese di Raggiolo: il Museo, Centro di Interpretazione della Castagna, dove, attraverso attrezzi di lavoro, pannelli e una sezione multimediale è possibile ripercorrere un viaggio nel tempo intorno alla civiltà del castagno. Lo spazio ospita un altro frammento prezioso dell’identità del paese: la Mappa della Comunità di Raggiolo, ovvero come gli abitanti percepiscono il loro ambiente di vita, effettuata con la partecipazione attiva dei residenti; la Sala dei Corsi, il luogo di riferimento dell’associazione locale, La Brigata di Raggiolo, dove vengono effettuate molte delle attività culturali e degli incontri che contraddistinguono il calendario delle iniziative del paese, tra cui “I Colloqui di Raggiolo”giornate di approfondimento con il coinvolgimento di studiosi e ricercatori intorno a particolari aspetti della storia del Pratomagno casentinese;