Giulia Quaranta Provenzano e il suo Amore senza fine per l’ARTE

di Fabrizio Capra
Filosofa, scrittrice, poetessa, speaker radiofonica, fotografa e critica d’arte, l’imperiese Giulia Quaranta Provenzano è stata intervistata dal nostro direttore responsabile, Fabrizio Capra.
Giulia Quaranta Provenzano

Tenace ed instancabile, ricercatrice attenta e coraggiosa, artista poliedrica e sorprendente, l’imprevedibile Giulia Quaranta Provenzano è dall’infanzia che nutre un amore smisurato per l’Arte tutta tant’è che già da bambina ripeteva di voler divenire la “nuova Julia” (Roberts). Da sempre affascinata dalle imprese che appaiono impossibili (un po’ come il finale del film Pretty Woman), da ciò che sembra irrealizzabile alla maggioranza, Giulia adora la creatività in ogni sua forma e declinazione e a questo meraviglioso mondo vorrebbe dedicarsi senza invece trovarsi a doversi snaturare e dividere per la spietata sopravvivenza. Una sfida contro il tempo, lo spazio e la non rara altrui affaristica quanto scorretta avidità quella della trentunenne imperiese alla quale eppure non si è mai sottratta perché per il piacere dell’emozione non teme insuccesso alcuno. Abbiamo dunque, a seguire, deciso di intervistarla.

Giulia con Vittorio Sgarbi

Giulia, in arte GQP, sei una giovane donna estremamente determinata e diretta ma come ci riesci in un mondo tanto spesso machiavellico?
«Semplice: rinunciando a moltissime occasioni e opportunità di guadagnare le “briciole”, briciole che ovvero farebbero a pezzi la mia dignità ed interiore verità emozionale ed intellettiva, che assolutamente non mi interessano. Non mendico e non falsifico me stessa a costo di una vita grama. Probabilmente più di ogni altro crimine schifo quello di coloro che si macchiano di cinismo e spregiudicatezza perché costoro sono capaci di tutto per sentirsi soddisfatti ed ugualmente mi nauseano gli altrettanti che giustificano l’altrui governarsi con divorante egocentrismo e narcisismo a motore di ogni loro gesto, pensiero, azione, parola!!!! Questi individui, i primi cioè, non sono in grado di amare e provare amore all’infuori del sé e farmi sfruttare da costoro pur soltanto per un tratto di strada è ciò di cui proprio voglio fare a meno. Certo sono una buona, una speranzosa per natura, perciò troppo sovente do il beneficio del dubbio benché il mio stra-sviluppato istinto alla fine non mi inganni mai. Verificata la prima impressione tuttavia taglio, senza ulteriore possibilità di ritorni, i rami secchi. Anche i secondi, ossia i falsi buonisti con la pelle degli altri, mi danno l’orticaria dal momento che “chi è amico di tutti è amico di nessuno. Il coraggio di volersi schierare ed esporre è imprescindibile per avere la mia stima ed infatti ho senz’altro maggiore considerazione “degli oppositori a viso aperto” che non di chi lavora ai fianchi o si nasconde dietro ad un dito così da poter fare il “voltagabbana” in base alla personale convenienza. Non sono comunque a tal punto ingenua da ignorare come la finalità dell’essere umano sia la propria conservazione, a più livelli e per quanto riguarda vari settori dell’esistenza, ma di sicuro chi è disposto a tutto nell’illusione distorta di poter sempre ed in ogni campo primeggiare non è affidabile e capace si condivisione con chi che sia eccetto, ma forse neppure con quello, che con il proprio wildiano ego da Dorian Grey».

Fotografia d’arte
‘Liguria in Fantasia di Cielo e Mare”
di Giulia Quaranta Provenzano

Uno stile di vita il tuo che, come hai più volte affermato ed è altresì stato notato dalla critica, “ben si riflette nelle opere d’arte fotografica di GQP in cui i magistrali giochi di luce evidenziano contrasti, di colori non aggiunti artificialmente, ma realizzati in gradazione con successive preziose elaborazioni di punti cromatici invisibili all’occhio umano poiché fusi assieme ad altre cromie, e pur colti negli scatti” a costituire per l’appunto il tuo tratto distintivo…
«Sì, esatto. Per quel che mi riguarda ho una visione della vita su doppio binario ovvero di quanto ammalia per la sua bellezza e quanto di sinistro si mimetizza in essa ma che è comunque visibile, seppure talvolta non subito percepito consapevolmente da taluni che osservano le immagini. E, nonostante tutto, io invece mi rendo conto di meccanismi inconsci ed intuitivi del cervello attivi sul piano delle emozioni, che all’ennesima potenza  nell’incontro misterioso con i profondi mondi dell’arte, restituiscono una fotografia del vivere circolare ed inverante del dentro all’infuori. La sottoscritta inoltre è ritrattista persino di una riproduzione del reale che si spinge volentieri nell’ambito dell’astratto (pur prendendo appunto sempre avvio dal reale!) e che, grazie al mio occhio interiore, palesa come per me proprio il reale concreto acquisisca forma da quel che parte dalla sensibilità (soprattutto inconscia). La personalità di uomini e donne è l’inevitabile filtro, o tavolozza che dir si voglia, attraverso cui si manifestano con maggiore intensità alcuni aspetti fondamentali per il singolo. Nel mio caso evidenzio poi sovente i contorni…»

Fotografia d’arte
”Astratto in variazione”
di Giulia Quaranta Provenzano

Da cosa è dettato il tuo interessante intervento tecnico per i contorni?
«Evidenzio e rafforzo i contorni come a voler dare maggiore resistenza alle figure che appaiono così più solidamente chiuse, quasi a non voler scomparire con le loro luci e cromie tanto belle, in quanto leitmotiv delle mie opere è il desiderio di trattenere almeno in esse ciò che è destinato a svanire come flash della più stupenda immaginazione, irrealizzata e irrealizzabile se anelante all’eternità, e che pertanto trova quale unica espressione possibile l’ambito estetico dell’arte. Tale mio tocco estetico per i contorni, è tratto distintivo altresì di numerosissime mie poesie che si basano su una riproduzione del reale trasformata secondo spazialità suggerite dal già detto occhio interiore in alleanza con la penna, oltre che con l’obiettivo fotografico, che vuole proteggere quel che più mi è caro dall’evanescenza …Certamente ogni contorno nel racchiudere al contempo limita, definisce, ma per quanto io sia ribelle ed insofferente a qualsiasi autorità ed imposizione  rimango pur sempre anche una nostalgica che con enorme fatica accetta l’ineluttabilità dell’appassionato transeunte».

Cover Silloge poetica
”L’Amore è…”
di Giulia Quaranta Provenzano

…Ma quando e come nasce questa tua radicata passione per l’Arte nei suoi molteplici risvolti?
«Sono convinta sia una mia peculiarità innata visto che nessuno mi ha indirizzata od incoraggiata a prendere questa ardua strada (dell’arte) resa alquanto, ulteriormente, impervia dal fatto che vi è da sempre una corsa forsennata e senza esclusione di colpi all’accaparrarsi il regalo più grande, il quale viene creduto “contato” e selettivo, che essa concede: l’immortalità. Mi domando però come sia possibile venir davvero apprezzati e di conseguenza vivere in eterno nel tramandato affetto e memoria del prossimo essendo aridi di generosi sentimenti o se non sia piuttosto un abbaglio il mio considerare Arte con la maiuscola ciò che emoziona per la sua pregevole sostanza, che nella mia concezione non può non coincidere con il buono, con il nobile e puro, o quanto meno con il catartico… Indubbiamentec’è chi in una foto, in un dipinto, in una scultura, in un film, in una canzone cerca stimoli per la menta, cosa riesca a far riflettere, e chi stimoli per il cuore, cosa riesca a far emozionare, c’è poi chi è sensibile all’allegria e chi rimane invece impressionato dalla malinconia a raccontare una storia oppure una fantasia e nonostante tale soggettività, di preferenza, non penso che alcuno vorrebbe trovarsi mai di fronte ad altro dall’amore (per quel che sia, ma amore!)…».

Giulia Quaranta Provenzano

È sempre stata per te imprescindibile la generosità?
«Per quel che mi riguarda, magari soltanto ahimè, sono sempre stata una bimba sensibili, affettuosa e tanto generosa. Ancora oggi mi spendo senza riserve per gli altri, ma ho ricevuto più bastonate che carezze proprio come il cagnolino più fedele. Ecco, di conseguenza, che ho finito per tendere – e tendo ancora oggi, come da non pochi anni – a celare la mia sensibilità ed ogni affetto, quasi a (fingere di) poterlo in questa maniera proteggere dalle incognite e dalle pugnalate alle spalle. Credo tuttavia che la generosità sia requisito non aggirabile per un Artista, che nella mia concezione è colui che dona e si dona, anche perché senza fiducia non vi è apertura e dunque non vi è nemmeno ricettività indispensabile per rielaborare e creare con accenti mai banali, bensì originali. È poi altrettanto importante, almeno a mio avviso, o meglio, io prediligo quanto è scevro alla tirannia di ereditate sovrastruttura. Il convenzionale, ciò che non trova sfiato e viene plasmato dal passivamente accettato ed è di conseguenza innaturale, consueto, non mi entusiasma e invero non mi suscita alcunché …mentre il premuroso impegno, il frizzante e genuino interesse, la coinvolta e coinvolgente partecipazione in virtù della tentata imitazione da parte di animose persone della suprema bellezza dell’arte mi porta a credere e sorridere eccitata che nel quotidiano si cerchi di imitare l’arte più di quanto nell’arte non si imiti la vita».  

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