di Jacopo Scafaro
Il nostro redattore Jacopo Scafaro ha intervistato l’influencer felsineo Federico Rutali che ci racconta di come ha subito e vissuto “body shaming” nei suoi confronti.

Il bodyshaming è una forma di bullismo verbale legata all’aspetto fisico, purtroppo tale violenza ha un forte impatto anche dal punto di vista psicologico e sociale.
Ne parliamo con Federico Rutali, influencer di Bologna, che ha subito tutto questo, in età adolescenziale.

Com’è stata la tua adolescenza Federico?
Sono stati gli anni più brutti della mia vita dato che non mi piacevo e capivo al tempo stesso di non piacere agli altri; spesso i miei compagni mi deridevano e criticavano aspramente, additandomi come ciccione o bombolone e ovviamente queste parole arrivavano dritte al cuore. Sono stati anni talmente brutti per me che non uscivo mai di casa ed avevo persino paura di andare a scuola: i corridoi dell’istituto mi terrorizzavano e oggigiorno al solo pensiero mi viene una fitta al cuore. Gli attacchi avvenivano esclusivamente nell’orario scolastico, anche perché non avevo vita sociale, mi ero chiuso in me stesso e l’unico svago era la televisione. I momenti più brutti sono senza dubbio le ore di educazione motoria trascorse in piscina: ogni volta che mi mettevo il costume sentivo le solite risate e frasi offensive alle mie spalle. 
Le parole posso fare molto male, come ti hanno segnato?
A causa del body shaming sono diventato sempre più insicuro e timido. Ho ancora diverse cicatrici sul mio corpo e sull’anima dovute ad atti di bullismo. Ti rimangono dentro gli sguardi della gente, le risate su di te, ti rimangono dentro e te ne rendi conto quando temi che chiunque ti stia prendendo in giro alle tue spalle. Le conseguenze del body shaming non vanno sottovalutate, poiché essendo così fragili, soprattutto in due fasce d’età così delicate come l’infanzia e l’adolescenza, si può cadere in una spirale negativa che porta, come nel mio caso, ad una fobia sociale. 
Sei però uscito da questa situazione…
Ora mi piaccio, non ho più paura a mostrare il mio fisico e quando arrivano delle critiche rispondo con un bel sorriso. Oggi ho imparato a reagire così a chi punta il dito contro le persone ”diverse” ma mi ci è voluta tanta forza e determinazione. Oggi sono molto più forte e voglio denunciare gli attacchi di body shaming che vengono fatti anche da personaggi pubblici.
Chi ti ha attaccato pubblicamente?
Ho ricevuto attacchi di body shaming da parte di un famoso di calciatore di serie A. Una mia amica si frequentava con un loro compagno di squadra quindi venivo invitato a diverse cene, dove, complice qualche bicchiere di troppo forse, abbondava il sarcasmo e l’ironia. Tra l’offesa e l’ironia c’è una linea sottilissima che però non deve mai essere superata, soprattutto se più volte ti faccio capire che ho sofferto di certi attacchi e ti rivelo di essere ancora in cura da uno psicologo. Mi ricordo benissimo una cena in un famoso ristorante di Milano, zona Porta Romana, dove mi derise con cattiveria più volte per il mio fisico ed affermò persino che non avrei dovuto vestirmi in quel modo date le mie forme. Sul momento scoppiai a ridere, per evitare brutte figure davanti a tutti ma dentro di me quella ferita, ancora aperta, stava facendo male. Oggi ricordo quel giorno con molta allegria, e penso che il karma abbia fatto il suo dovere dato che si è pure infortunato. E parlando poi con altre mie amiche, mi è stato anche rivelato che non era la prima volta che questo calciatore faceva commenti sessisti e legati al corpo. La cosa divertente? Proprio questo calciatore in una intervista aveva rivelato di essere contro il bullismo e voleva lottare affinché la diversità venisse vista come una cosa positiva. Siamo messi bene! Non posso ovviamente fare nomi perché non vorrei rischiare una querela, però gradirei che le persone capissero quanto moralismo falso c’è nel mondo dello spettacolo.
La tua intervista può aiutare altri a sconfiggere questa ignoranza… 
Si, ho deciso di raccontarmi adesso perché ora ho la forza e il coraggio per poterlo fare dato che ho perso più di 30 kg; prima ero troppo insicuro ed introverso, non sarei mai riuscito ad espormi. Ora che finalmente mi piaccio, posso usare la mia esperienza per dare sostegno a tutti quei ragazzi che soffrono di bullismo, in particolare di body shaming. Crescendo, ho acquisito maggiore sicurezza e così, a 18 anni, ho deciso di iscrivermi su Instagram. Sul mio profilo parlo di diversità e body positive, lancio i miei messaggi provocatori, cerco di essere d’esempio per tutti quei giovani che oggi sono vittima dei bulli. Dopo il mio racconto tantissimi ragazzi mi hanno scritto ringraziandomi, perché grazie alla mia storia hanno capito che si può uscire da questo tunnel. La cosa più importante è aver capito che per tutti arriverà il momento della rivincita e non si sentiranno più dei brutti anatroccoli bensì dei cigni.

Tu sei un influencer, lavori nel mondo dello spettacolo. Non è oro tutto quello che luccica…
Il mio lavoro mi ha permesso appunto, di entrare sempre più a contatto con il mondo dello spettacolo, così ho potuto essere presente a numerose cene dove ho ascoltato discorsi terrificanti di alcuni vip. Nei salotti televisivi molti si presentano come perbenisti e persone contro il bullismo ma sono i primi a predicare bene e razzolare male. La maggior parte delle persone da fuori vede il mondo dello spettacolo come un mondo dorato e perfetto ma così non è, purtroppo. Davanti alle telecamere vari personaggi parlano di moralismo e salvaguardia dei diritti poi nella vita reale non perdono l’occasione per criticarti dunque, per questo motivo, ho deciso di denunciare tali fatti perché sono esausto nel vedere finti moralisti dispensare consigli e aiuti che non vengono dal cuore ma finalizzati principalmente a ricevere un applauso dal pubblico. Questa cosa mi fa adirare perché i personaggi pubblici, dato il grande seguito, dovrebbero essere i primi a schierarsi dalla parte dei più deboli e combattere in prima linea contro il bullismo, non solo davanti alle telecamere ma anche nella realtà.
Cosa ti senti di dire alle persone che subiscono body shaming?
Alle vittime voglio dire che esiste una via d’uscita e non devono farsi prendere dallo sconforto ma soprattutto avere il coraggio di chiedere aiuto. Nessuno deve vergognarsi nel chiedere un sostegno, nel parlare con i vostri genitori o con una persona grande di fiducia. Il body shaming si può sconfiggere, basta allearsi tutti insieme contro i bulli. A chi offende dico solamente che dovrebbero vergognarsi e farsi un’esame di coscienza perché se pensano sempre e solo a puntare il dito contro gli altri forse solo loro i primi che hanno bisogno di aiuto. Sconfiggere il body shaming non è facile, parlare di un mondo dove non esistono le discriminazioni si tratta di un’utopia. I ragazzi hanno bisogno di ascoltare storie come le mie, perché aiutano loro a prendersi le proprie rivincite.  Si può limitare facendo dei progetti con gli psicologi nelle scuole poiché questo è un fenomeno presente soprattutto nelle fasi infantili e adolescenziali ma soprattutto lanciare messaggi di speranza e forza attraverso persone che ne sono uscite vincitrici. Nelle scuole dovrebbero insegnare a ribellarsi ai canoni di bellezza stabiliti dalla società, perchè non è la taglia dei vestiti a determinare la felicità. Io continuerò sempre a schierarmi dalla parte dei più deboli e userò, come ho sempre fatto, il mio profilo come sportello per tutti quei ragazzi che vogliono avere consigli. Non abbiate paura ad aprirvi con le persone giuste, nessuno vi giudicherà. 
Essere postivi aiuta sempre, anche se i Vip dovrebbero essere i primi a dare l’esempio…
Il body positive è una valida soluzione, infatti sono contento che anche la tv stia parlando tanto di questo movimento. Devo però ammettere che non mi è assolutamente piaciuto il comportamento di Dayane Mello nella casa del Grande Fratello, quando si è permessa di criticare ed insultare due concorrenti sul loro aspetto fisico. Il primo attacco è avvenuto contro Adua, persona molto fragile poichè in passato ha sofferto di anoressia e la modella, senza tatto, ha deciso di dirle di mettersi a dieta. Poi il secondo attacco è avvenuto contro Mario Ermito, dicendogli che se ingrassava non poteva più lavorare. Vorrei dire a Dayane che non è la taglia dei vestiti a fare la felicità. Non possiamo far passare questo tipo di messaggi, perchè molti ragazzi seguono il reality e pensano che davvero per avere una posizione sociale bisogna portare una XS. Devono essere presi provvedimenti. 

Un fatto successo all’interno della casa del Grande Fratello Vip ti ha colpito, ce ne vuoi parlare?
Nella puntata del Grande Fratello del 4 gennaio ho assistito ad uno dei teatrini più imbarazzanti della tv italiana, quando Antonella Elia, entrata nella casa per un confronto, fa notare con cattiveria a Samantha de Grenet che è ingrassata e sta ”cedendo sotto il peso dell’età”. Questo è bodyshaming ed in quanto tale deve ovviamente essere condannato, ma la cosa ancora più grave è la mancanza di rispetto che l’opinionista ha avuto verso Samantha, la quale ha poi rivelato di aver preso chili durante il periodo della radioterapia dopo la rimozione del tumore al seno nel 2018. Sono stanco di vivere in un mondo dove le persone si permettono di giudicare la vita degli altri senza sapere cosa hanno passato, oltre a mancare di sensibilità sono sicuramente molto maleducate. La cosa più grave di questa storia? Il conduttore, anziché suggerire di abbassare i toni, si lancia in una risatina, creando così il classico episodio di bullismo.
In conclusione Federico il body shaming si combatte tutti assieme e non solo a parole…
La colpa non è solo di chi bullizza, ma anche di chi è presente e non fa nulla per fermare ciò.
Quando si compiono tali atti deplorevoli, sarebbe adeguato chiedersi come possa reagire internamente la persona che viene derisa, soprattutto se si tratta di ragazzi o ragazze giovani con una personalità ancora non del tutto sicura. L’autostima di una persona va oltretutto a riversarsi sulla sfera intima e sessuale e porta l’individuo stesso ad avere un’immagine di sé come non degno di essere guardato, toccato, amato.
Il body shaming costituisce attualmente un reato perseguibile penalmente attivando una denuncia presso la polizia postale e i carabinieri.
Stop body shaming!