di Giulia Quaranta Provenzano
Lunedì scorso la foto di Giulia Quaranta Provenzano, in arte GQP, “Liguria in Fantasia di Cielo e Mare” è stata scelta dal nostro direttore responsabile quale “Foto della Settimana”. Oggi è la stessa autrice a farcela rivivere con le sue parole.
Liguria in Fantasia di Cielo e Mare
foto GQP

Desidero ringraziare vivamente il Direttore Responsabile di RP Fashion & Glamour News, Fabrizio Capra,  per aver scelto la mia opera “Liguria in Fantasia di Cielo e Mare” quale Foto della Settimana. Tale immagine è stata esposta nell’omonima mia prima Personale di fotografia d’arte, nella suggestiva Venezia, a marzo del 2018 ed anche per questo motivo mi è particolarmente cara… Ma c’è altresì un motivo ulteriore per cui sono affezionata a questa foto, dacché rappresenta quella che è la mia concezione dell’esistenza.
I colori in essa visibili non sono il semplice risultato di una malia fra tante altre possibili, bensì vogliono essere densamente significativi e carichi di una simbologia assai forte, non di certo casuale.
Lo scoglio dello scatto è lo scoglio della vita, dell’azione, che in mezzo alla spuma sembra quasi sia sul punto di essere sopraffatto dalle acque cioè sembra sempre che ciò che nella vita si è costruito con tanta perigliosità, con tanta difficoltà per la vita stessa sia di continuo in pericolo.

Liguria in Fantasia di Cielo e Mare
(particolare)
foto GQP

Liguria in Fantasia di Cielo e Mare” è una fotografia in cui domina per larga parte l’oscurità, l’oscurità del mare le cui vorticosità mostrano il volto più segreto, più profondo, più misterioso e più inconscio – e, d’altronde, il mare è simbolo principe proprio della vita e, soprattutto dell’inconscio.
Qui l’oscurità è forte, in mezzo ad un po’ d’azzurro. E si ha uno scoglio, appunto, d’un rosso molto intenso; vicino, qua e là, un’illuminata schiuma marina che fa vedere come il mare sia in movimento.

Giulia Quaranta Provenzano

La foto evidenzia cioè come ci sia una vita rossa, rosso sangue e non tanto lieto; rosso azione, con tutte le difficoltà che proprio l’azione comporta – benché a piccoli sprazzi, vicino all’azione umana, la luminosità della schiuma bianca, azzurra, verde e gialla faccia sì che il mare medesimo si chiarifichi (ripeto, vicino all’agire dell’uomo).
Mare che, tuttavia, nelle mie fotografie, mai cessa davvero di essere pericoloso.
E, a ben pensarci, non potrebbe essere diversamente dal momento che esso è simbolo della già detta vita che ha le sue pericolosità, che finisce immancabilmente male per gli umani e che quindi al di là della bellezza della superficie, meravigliosa sì, dell’esistenza termina per tutti noi nei precipizi dell’oscurità più profonda… di cui intravederne le correnti più imi al di sotto delle onde non è possibile per occhio umano.