di Fabrizio A.

Propositi e speranze per il nuovo anno s’incrociano inevitabilmente con quelli dell’anno in corso e con quelli degli anni passati: 2, 3, 5 o chissà quanti anni precedenti si mescolano come in un souvenir con la neve.
Volteggiano nella sfera la nostra caparbietà nel fare le cose, la nostra arrendevolezza nel lasciarle scorrere e il nostro stupore o irritazione – a seconda della nostra indole – con quelle che proprio il destino ha voluto negarci. 
Propositi e speranze per il nuovo anno s’incrociano inevitabilmente con le visioni del Natale, con le lettere mai spedite perché ormai troppo grandi, con i sogni in una valigia che non si chiude senza  che noi abbiamo mai preso quel treno. 
Una vecchia canzone di Antonello Venditti recita: Quando verrà Natale, tutto il mondo cambierà. 
È una provocazione e un’aspettativa, il mondo cambierà quando noi cambieremo.
Perché quei propositi e speranze siamo noi – tolto il gioco del destino –, siamo noi che costruiamo il nostro anno.
Non vediamolo come un qualcosa di astratto, non usiamo le solite frasi tanto non cambierà niente, è sempre tutto uguale, ecc. 
Un metodo che diversi life coach propongono è quello dell’«1% Better», ovvero, migliorare ogni giorno dell’1%. Ecco, non possiamo certo pretendere che le cose cambino subito totalmente, ma se ogni giorno riusciamo a fare piccoli passi verso il nostro traguardo, allora alla fine dell’anno potremmo vedere grandi cambiamenti.
Certo, non dovrei dirlo, ma se l’1% al giorno è proprio troppo, fissiamo un obiettivo dell’1% a settimana, ogni dieci giorni.
Cosa? Ogni mese? Esagerati, dai!
Perché se ci impegniamo nel costruire i nostri sogni questi vedranno vita.
«Se puoi sognarlo, puoi farlo», recita una frase attribuita a Walt Disney. Forse non quest’anno, forse non dal prossimo, ma quando un domani agiteremo la sfera con la neve potremmo dire: loro ci sono. 
Buon anno allora, con l’augurio nelle parole di Walt Disney che: «La differenza tra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data».