Riceviamo e pubblichiamo
Pubblicato il saggio storico di Patrizia Deabate, vincitrice  della 1ª edizione Acqui Inedito del Premio Acqui Storia.

Dal 2019 il Premio Acqui Storia promuove i talenti in erba della storiografia attraverso il  nuovo riconoscimento Acqui Edito e Inedito. La più giovane tra i vincitori della prima edizione è stata Patrizia Deabate, che esattamente a un anno dalla cerimonia di premiazione tenutasi ad Acqui Terme, ha pubblicato il suo saggio “Il misterioso caso del Benjamin Button da Torino a Hollywood” (Torino, Centro Studi Piemontesi, dicembre 2020).
Se la copertina del libro è scura e intrigante, la quarta illumina il lettore con tre frammenti lapidarii: la valutazione della Giuria presieduta da Aldo Alessandro Mola (documentatissima ricerca, lavoro molto interessante, con ottime potenzialità di lettura); il commento di Aldo Cazzullo su “Io Donna” del “Corriere della Sera” (La ricerca, snodandosi tra Italia e Stati Uniti attraverso i legami internazionali del Vaticano, ha decifrato i messaggi in codice lasciati da Fitzgerald nei suoi scritti) e quello di Carlo Sburlati apparso su “La Biblioteca di Via Senato Milano”: un saggio geniale, originale e sorprendente.

Come è spiegato nella Premessa, il punto di partenza fu il film Il curioso caso di Benjamin Button, interpretato da Brad Pitt, che nel 2009 portò in Italia il personaggio dalla vita al contrario nato nei “Racconti dell’Età del Jazz” (1922) dello scrittore americano Francis Scott Fitzgerald (1896-1940).
Nel 1911 un racconto sulla vita al contrario era stato pubblicato a Torino da Giulio Gianelli, un  poeta torinese trasferitosi a Roma, dove nel 1914 si era spento per la tisi a 35 anni.
Fu chiamato “il poeta santo”. Scrittore cattolico, Fitzgerald amava l’Italia e Roma. Fu ispirato dalla Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino di Gianelli? Sempre nella Premessa, l’Autrice anticipa che le stesse  simbologie religiose sono presenti sia in “Benjamin Button” che nel racconto italiano.
Ma c’è molto di più: i versi poetici di Nino Oxilia (un altro crepuscolare torinese) paiono comparire in filigrana osservando controluce la prosa statunitense. Il confronto tra i testi indica, nel personaggio ricorrente di Dick presente in tre dei cinque romanzi di Fitzgerald, un alter ego di Nino Oxilia.

Patrizia Deabate al
Premio Acqui Storia
Edito e Inedito

Quest’ultimo oltre che poeta fu regista del cinema muto. Legato alla diva Maria Jacobini (1892-1944), diresse anche le icone internazionali Francesca Bertini, Lyda Borelli, Pina Menichelli.
Salito alla ribalta del nel 1911 grazie alla piéce teatrale “Addio giovinezza!” scritta con l’amico Sandro Camasio, cadde in battaglia al fronte della Prima Guerra Mondiale nel 1917 a 28 anni.
Nel 1909 aveva scritto l’inno goliardico“Giovinezza, primavera di bellezza” destinato ad essere trasformato più volte fino a divenire, molti anni dopo, inno semiufficiale del regime fascista, trasmesso ogni giorno via radio per 4 lustri dall’emittente nazionale.
Il percorso del saggio attraversa due nodi: le glorie del cinema muto italiano negli Anni Dieci del Novecento e i segreti racchiusi in una missione diplomatica americana in Vaticano nell’inverno 1917-18. Quindi: una pellicola girata a Torino nel 1913, interpretata da Maria Jacobini e diretta da Nino Oxilia, che in U.S.A. riscosse un successo trionfale e che è andata perduta; e i segreti del mentore di Francis Scott Fitzgerald, nominato Monsignore a Roma da Benedetto XV: un papa molto vicino alla famiglia Jacobini.