Oggi per la rubrica “Racconti e Poesie” ospitiamo un nuovo racconto di Faber 61, non un racconto breve ma un racconto a puntate: “Il mistero del libro senza titolo”. La seconda parte a gennaio.
Il mistero del libro senza titolo
di Faber 1961

Non mi stavo rendendo conto da quanto tempo mi trovavo in quella piccola stanza: ho l’abitudine di non portare l’orologio e la persona che mi aveva accompagnato dall’ingresso della casa a quella stanza, con estrema gentilezza, mi chiese di depositare il cellulare in un piccolo armadietto all’ingresso della stanza stessa.

Mi fece entrare e richiuse la porta alle mie spalle.
Rimasi senza parole: mi trovavo circondato solo da libri, tanti libri, depositati in scaffali che ricoprivano tutte le pareti. Solo la porta d’ingresso nella stanza e la finestra incastonata sul muro di fronte a dove ero entrato ne erano liberi.
Senza rendermene conto mi trovavo ancora fermo, impalato con le spalle alla porta e osservavo tutto quel patrimonio di carta: molti erano libri antichi, lo si notava già dal dorso della copertina.
E nell’aria di quella piccola stanza, perfettamente aerata, si percepiva l’odore dei libri, quel profumo inebriante di cultura che, ormai, con la diffusione degli e-book, si va perdendo.
Avrei voluto prenderli in mano e iniziare a sfogliarli ma feci si che quel pensiero rimanesse dentro di me.
Pensai che non avrei mostrato una buona impressione se il padrone di casa mi avesse colto con le mani sui suoi tesori senza averne avuto il permesso.
Quanto tempo era passato? Mi accorsi che ero ancora li con la schiena quasi appiccicata alla porta.
Mi feci coraggio e iniziai a girare per la stanza leggendo alcuni titoli dei volumi impressi sul dorso della copertina. Non li stavo leggendo tutti: ci sarebbe voluto del tempo.
Saltavo con lo sguardo di qua e di la tra gli scaffali: dopo un po’, ma non so dire quanto, mi resi conto che il padrone di casa aveva disposto, in modo quasi maniacale, i libri per argomento e per ordine alfabetico sulla base del cognome dell’autore.
Ma perché mi faceva aspettare così tanto?
Dopo tutto era stato lui a invitarmi perché doveva parlarmi, almeno così mi pareva di aver capito dalla telefonata. Non mi aveva anticipato nulla.
Qualche giorno prima mi squillò il cellulare con quell’angosciante scritta apparsa sul display “numero sconosciuto” che mi turbò un pochino.
«Pronto chi parla?».
«Buongiorno sono il conte Massimiliano Della Spada, parlo con il dottor Vittorio Piana».
Ribattei: «Si sono io, ma senza il dottore: non sono nemmeno infermiere», una battuta che solevo fare nei confronti di coloro che mi attribuivano un titolo che non mi spettava.
Percepii dell’altra parte del cellulare un abbozzo di risata: «È il primo, dopo tanto tempo, riesce a strapparmi un sorriso, mi sta già simpatico. Vengo al motivo della telefonata. La volevo invitare a casa mia perché vorrei parlarle di una situazione che mi sta coinvolgendo».

Concordammo data e ora, mi diede l’indirizzo e ci salutammo.
Ed ora eccomi qui… ad aspettare! Ma che cosa?
Strano: mi invita e mi fa rinchiudere in una stanza, piacevole vista la presenza di tutti quei volumi, però quel misterioso padrone di casa non si palesava.
Non sapevo cosa pensare: un tranello, va bene, ma a che fine?
Le pensai tutte ma se volevano rapirmi per qualsivoglia motivo non mi portavano in una stanza piena di libri ma, piuttosto, mi rinchiudevano in una cantina.
Poi avrebbero chiuso la porta a chiave.
Forse mi stavano controllando con una piccola telecamera nascosta chissà dove per potermi studiare.
No, non dovevo preoccuparmi però l’attesa mi stava snervando.
Ripresi a leggere i titoli dei libri.
Scoprii che il conte possedeva una numerosa collezione di libri dedicati all’esoterismo, alla magia, alle varie manzie.
Mentre mi trovavo assorto nella lettura dei titoli, alcuni particolarmente interessanti, altri decisamente inquietanti, si aprì di colpo la porta e questo mi fece sobbalzare.
Mi voltai e mi ritrovai di fronte una persona alta circa un metro e settanta, sulla cinquantina d’anni, capelli leggermente brizzolati corti sul davanti e lunghi dietro fino a coprire il collo, un accenno di baffetti e due occhi molto particolari che, di primo acchito, non riuscii a decifrare.
Mi venne incontro allungando la mano in attesa di incontrare la mia: «Piacere sono Massimiliano, scusi se l’ho fatta aspettare ma avevo un altro impegno che si è protratto più del dovuto».

foto Giuseppe Momentè

Avrei voluto rispondere “Vabbè per stavolta la perdono” però, sicuramente, sarebbe risultato irriverente nei confronti di un altolocato membro della nobiltà.
Allora allungai anche la mia mano fino a incontrare la sua in una energica stretta di saluti e mi limitai a rispondere «Si figuri, è un piacere fare la sua conoscenza».
«Si chiederà per quale motivo l’ho invitata nella mia dimora. A breve ci arriverò» proferì il padrone di casa.
Si diresse nell’area della biblioteca dove erano conservati i libri dedicati all’esoterismo.
A colpo sicuro estrasse il libro dal quinto ripiano, uno di quello che non aveva titolo sul dorso e mi invitò a uscire dalla stanza e a seguirlo.
Varcata la porta l’uomo che mi aveva accompagnato mi riconsegno il cellulare, quindi seguii il conte.
(fine prima parte)

©Fabrizio Capra