Riceviamo e pubblichiamo
L' opera dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), con il Museo e l'Armeria. Racchiuso da una duplice cortina muraria, quasi un unicum nelle Marche dove per lo più semplici cinte circondano gli abitati, il Castello di Mondolfo si presenta nella conformazione che volle dargli il genio dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini e cioè come una poderosa macchina da guerra in grado di essere difesa da un manipolo di uomini.

Racchiuso da una duplice cortina muraria, quasi un unicum nelle Marche dove per lo più semplici cinte circondano gli abitati, il Castello di Mondolfo si presenta nella conformazione che volle dargli il genio dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), e cioè come una poderosa macchina da guerra in grado di essere difesa da un manipolo di uomini.
Non per nulla Francesco Guicciardini nella Storia d’Italia (1537-1540) lo definiva come il «castello più forte e migliore del Vicariato, situato in una collina, in luogo eminente, cinto da fossi e da muraglie da non disprezzare, alla quale il sito del luogo fa da terrapieno».

Prima cerchia di mura a Largo Neviera
L’origine della fortificazione che vi trovò il Martini risaliva al periodo bizantino, un castrum la cui esistenza è manifestata dalla prima cerchia muraria, di forma ovale, con un perimetro attuale di quattrocentoventi metri circa e una superficie interna di un ettaro. Questa presenta un’urbanistica piuttosto regolare con due strade incrociantisi ad angolo retto (cardo e decumano perfettamente orientati) al centro del recinto e che oggi ritroviamo pure nella toponomastica con il Vicolo del Decumano. Al suo interno si trovavano in origine solo quattro caseggiati e le dimensioni complessive dovevano essere di centoventi per novanta metri (oggi in realtà risultano di centoventi percento metri, poiché è riscontrabile sul tratto ovest una lieve “pancia” che porta i caseggiati da quattro a cinque). Lavorando su una precedente fortificazione, Martini connotò con la caratteristica e simbolica forma “a mandorla” il perimetro murato della seconda cerchia – in ampia parte percorribile lungo i camminamenti di ronda – scarpando le muraglie, rifinite di redondone, e creando i presupposti per i  tiro di fiancheggiamento. La Strata Magna o Via Grande (via XX Settembre – via Garibaldi) interamente percorribile, congiunge il varco di Porta S. Maria con la piazza del Castello, mentre un percorso in falsopiano – oggi corso della Libertà – favorisce il transito dei carri per vettovagliamento e munizioni unendo il varco di Porta Fano con la piazza centrale dell’abitato, dove sorge il Palazzo Comunale con la Torre civica.

Postazione di artiglieria lungo le mura castellane
Il complesso sistema fortificatorio – la seconda cerchia con i tratti della prima (non ampliata a nord e a ovest), racchiude oggi un quadrilatero irregolare appunto a forma di “mandorla” con uno sviluppo lineare di settecentoquattordici metri circa e una superficie interna di tre ettari – evidenzia dunque gli adattamenti del Castello alle mutate esigenze dell’arte bellica nell’ultimo decennio del Quattrocento con gli elementi della cosiddetta “architettura militare di transizione” di cui Francesco Martini fu tra i massimi esponenti. Se Porta Nuova, uno dei tre accessi al Castello, è già attestata nel Ciquecento, solo nel 1531 iniziarono invece i lavori di costruzione del Bastione di S.Anna, dopo le distruzioni subite dal Castello con l’assedio di Lorenzino de’Medici nel 1517, ispirandosi appunto alle idee fortificatorie del senese, che volle per Mondolfo una perfetta e temibile macchina da guerra dotata dei migliori sistemi di difesa di quel periodo a cavallo fra Umanesimo e Rinascimento.