di Fabrizio Capra
Nel centro della città sabauda, in via dei Mercanti, c’è la Casa dei Romagnano, una costruzione tardo medioevale che ospitò fino alla sua misteriosa scomparsa un personaggio decisamente controverso: Vans Clapiè.

Torino, in via dei Mercanti 9 troviamo la Casa dei Romagnano, tipica costruzione del tardo medioevo  (XV secolo) con i muri formati da ciottoli disposti a lisca di pesce alternati a file di mattoni, finestre ogivali a sesto acuto e decorazioni in cotto. La facciata principale presenta, al secondo piano, due finestre ogivali con ricchissime modanature in cotto a motivi di cardi e foglie di quercia; al piano inferiore queste furono sostituite nel XVI secolo con finestre rettangolari crociate, anch’esse con modanatura in cotto, ma di disegno molto più semplice. Nel XVII secolo, senza alcuna attenzione alla decorazione originaria, furono ricavate delle nuove finestre verticali per garantire maggiore illuminazione all’interno. Durante i restauri furono ritrovate alcune formelle col motto della famiglia Romagnano e il simbolo araldico: un ramo di pino con relativo frutto; da qui l’attribuzione dell’edificio alla nobile casata.
Nell’Ottocento vi abitava un bizzarro e misterioso personaggio, il “mago” Vans Clapiè: una di quelle figure che hanno sempre affascinato Torino. Detto il Cinese per via di qualche viaggio in Oriente come commerciante di stoffe e il Mago, perché amava la veggenza e le sperimentazioni, come una specie di alchimista del XIX secolo; si dedicava al magnetismo applicando terapie basate sui principi di Anton Mesmer. Era un guaritore e veniva cercato anche per individuare la sorte delle persone scomparse.

Nel 1855 pare abbia previsto la Spedizione dei Mille, vedendo nei cristalli “centinaia di uomini che indossavano una camicia rossa scendere da navi sbarcate in un’isola, guidati da un uomo in camicia rossa, con la barba e gli occhi ardenti” oltre alla morte di Cavour (ha predetto data e ora) e altri fatti di cronaca.
E più che la sua passione per lo spiritismo o per le sperimentazioni, fu proprio la preveggenza a creargli non pochi problemi.
Le sue previsioni riguardavano infatti quasi sempre eventi tragici e, quando iniziarono a verificarsi, i torinesi iniziarono a guardare al Cinese con sospetto e diffidenza.
La prima volta fu quando annunciò la caduta di un balcone in via Dora Grossa (adesso via Garibaldi). E un balcone cadde davvero, ferendo un venditore ambulante; il proprietario si lavò le mani della faccenda, sostenendo che era colpa di Vans Clapié, che gli aveva fatto il malocchio per essersi rifiutato di prenderlo come inquilino, qualche anno prima.
La folla inferocita raggiunse la vicina via dei Mercanti, per chiedere conto al Mago e quando lo trovò lo malmenò.

La violenza colpì tanto Vans che da allora prese a uscire di casa sempre più raramente e sempre con molta diffidenza, aumentando così la sua fama sinistra e antipatizzante.
Il 16 ottobre 1875 si verificò un altro evento tragico, previsto da Clapié. In via Pietro Micca disse ai passanti di aver visto nei cristalli il prossimo incendio di una bottega, ma di non aver potuto vedere l’insegna, a causa del fumo denso. Poco dopo, il 28 ottobre, si incendiò la Drogheria Tortora di via Milano, incendio che la ridusse in cenere e in tanti ricordarono le parole del Mago e a lui attribuirono il nefasto evento che portò, nei suoi confronti, una sempre più crescente diffidenza.

Però la goccia che fece traboccare il vaso fu un incendio, che si sviluppò nella stessa casa di Clapié, durante un esperimento.
Si è già detto che fosse molto interessato al magnetismo e, durante un esperimento, che aveva già preannunciato come ‘molto difficile’, iniziò un piccolo incendio, che fu facilmente controllato dai gendarmi, ma la colonna di fumo che si alzò allarmò la popolazione e immediatamente si radunò una folla, di nuovo inferocita, davanti alla casa di via dei Mercanti 9, folla che aveva l’intenzione di linciarlo.
Clapiè venne portato via a fatica dai gendarmi, riuscì a dileguarsi e da allora non si seppe più niente di lui.