di Alessandro Tasso
Il 21 novembre sarà la Giornata Mondiale della Filosofia e per questa occasione accogliamo uno scritto di Alessandro Tasso tra il pensiero e la riflessione.

Una domanda ricorrente nella vita di tutti è il chiedersi di quale sostanza sia fatta la vita, senza mai trovare (almeno nel mio caso) una risposta calzante perfettamente i ranghi imposti dalla domanda.

Forse quella che ha più senso, di risposta, è che in fondo nonostante le difficoltà, nonostante i problemi che ognuno di noi affronta quotidianamente… Viviamo per emozionarci. 
Noi uomini viviamo per emozionarci, andiamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci possa regalare un’emozione nelle nostre esistenze frenetiche, di un qualcosa dove poterci rifugiare, dove poterci sfogare.
La famiglia, l’amore, l’amicizia sono alla base di tutto ciò, ovviamente. 

Ma poi c’è tutto quello che io chiamo “àncora vitale”, l’insieme di tutte quelle “arti” pensate e create ad hoc dall’uomo per sfuggire dalla routine quotidiana. 
Tra queste entra di diritto a mio modesto parere la filosofia, calcestruzzo fondamentale per l’elaborazione di un proprio pensiero, per la creazione di una visione che vada oltre quella siepe, di Leopardiana memoria, considerato il “metaforico” limite per l’infinito.
Ho sempre immaginato la nostra parte sostanzialmente come la ragione, la zona considerata di comfort, nella quale convogliano tutti quei pensieri socialmente accettati, mentre la zona oltre come la follia.

Quale correlazione esiste tra follia e ragione? A prima vista sembrerebbero due concetti diametralmente opposti, immaginando la follia come uno stato in cui la ragione è andata perduta. In realtà c’è anche dell’altro.
La follia è quell’agglomerato di scelte, pensieri ed emozioni che ci tengono in vita.
In situazioni come quelle che stiamo vivendo in questi giorni l’essere folli credo che sia un requisito fondamentale per non arrivare a quell’inettitudine di fondo che Svevo identificava come morte del nostro io.

Personalmente credo che essere folli faccia bene all’anima e sia una giusta scappatoia da quello stupido conformismo che aleggia sempre di più nei meandri della nostra quotidianità.
In una società che chiede solo di produrre, nel concetto più alienante ed insulso del termine, come rivendicare per noi un po’ di follia?