Riceviamo e pubblichiamo

La presa di posizione dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani sul nuovo DPCM.

Il Governo sfodera un altro duro colpo contro l’industria dei parchi divertimento, dichiarandone a sorpresa la chiusura nell’ultimo DPCM, firmato in data 25 ottobre. Una chiusura immotivata, contro la quale l’Associazione Parchi Permanenti Italiani annuncia una dura protesta, a difesa di un comparto che ogni anno genera 60.000 posti di lavoro, tra occupati fissi, stagionali e indotto.
Il provvedimento, del tutto inatteso, vanifica di fatto milioni di euro di investimenti sostenuti per mettere in sicurezza i parchi dotandoli di tutti i presidi, le tecnologie e le strutture necessarie per evitare assembramenti e scongiurare il rischio di contagio; investimenti che hanno permesso di operare nel pieno rispetto delle regole, senza registrare alcun focolaio in quattro mesi di attività.
Preoccupa molto anche la consueta promessa di adeguate misure di “ristoro”, che, ad oggi, si sono rivelate del tutto assenti nel caso del comparto. Dall’inizio della crisi, le aziende del settore sono state sistematicamente tralasciate dall’agenda politica e costrette ad autofinanziarsi, ricorrendo a prestiti o cedendo quote, se non l’intera proprietà, a fondi di investimento speculativi.A

Giuseppe Ira

Pur nel rispetto e nella massima comprensione della gravità del contesto che ha condotto le Istituzioni a prendere una decisione così drastica – dichiara il presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e presidente del parco a tema Leolandia, Giuseppe Ira – il trattamento riservato alle aziende del comparto ancora una volta è ricco di contraddizioni: la visita dei parchi divertimento si svolge sempre all’aria aperta ed è illogico vietarla, quando si permette di svolgere sport all’aperto, nei parchi e nei giardini pubblici. Nel provvedimento, inoltre, non si fa riferimento alle aree gioco pubbliche per bambini che spesso, per mancanza di controllo e scarso senso civico, non offrono la stessa garanzia di sicurezza dei parchi divertimento. Nel caso di parchi tematici, come Leolandia, il danno economico è enorme: il provvedimento arriva nel pieno della stagione di Halloween, dopo che abbiamo sostenuto investimenti ingenti per la tematizzazione dei parchi e l’acquisto delle derrate alimentari. È altrettanto incomprensibile la decisione di penalizzare zoo e acquari, lasciando aperti i musei: la chiusura di una realtà come l’Acquario di Genova, ad esempio, primo al mondo ad essere certificato come struttura turistico culturale, rappresenta un colpo gravissimo per l’economia di Genova e di tutta la regione Liguria, senza considerare gli ingenti costi fissi per l’azienda legati al mantenimento degli animali”.

Maurizio Crisanti

Consideriamo immotivata la chiusura e, soprattutto, non tollereremo ulteriori silenzi – gli fa eco Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani – in gioco ci sono i destini di centinaia di imprenditori e migliaia di lavoratori. Abbiamo già scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e ai Ministri Stefano Patuanelli e Dario Franceschini. Il Governo dovrà affrontare finalmente i danni subiti dal settore nel 2020, come del resto ha fatto nei confronti di altri comparti come quello dello spettacolo, a cominciare da cinema e teatri. Ad oggi il MIBACT ha completamente ignorato le difficoltà del settore, che ha perso nell’estate 2020 oltre il 72 per cento di visitatori rispetto al 2019, con un mancato incasso di circa 250 milioni di euro. I parchi divertimento sono stati esclusi da tutti i provvedimenti a favore di imprese e lavoratori del turismo“.

Il comparto raggruppa oltre 230 realtà in Italia tra parchi a tema (come Leolandia e Mirabilandia), parchi faunistici (come l’Acquario di Genova e Zoom Torino), parchi acquatici (come Aquafan Riccione e Caribe Bay) e parchi avventura per un totale di 25.000 posti di lavoro (10.000 fissi e 15.000 stagionali) e ricavi totali per 450 milioni di euro nel 2019, cifre che salgono rispettivamente a 60.000 occupati e 2 miliardi di euro di ricavi considerando l’indotto composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e simili. Nel 2019 i parchi della Penisola hanno totalizzato oltre 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia, a cui si sommano 1,5 milioni di stranieri, per un totale di 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, segno che il comparto sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella composizione dell’offerta turistica del nostro Paese.