Riceviamo e pubblichiamo
Qui riposò anche il figlio di Dante. La chiesa era il pantheon dei fiorentini a Treviso.

Al vederla oggi, scabro edificio di mattoni ripulito da ogni ornamento, è difficile immaginare la bellezza, oltre che l’imponenza, della chiesa che i Frati Eremitani vollero innalzare nel nome di Santa Margherita.

I restauri che il Mibact, con un supporto della Regione del Veneto, hanno effettuato per trasformare la ex chiesa nella nuova sede del Museo Nazionale della Collezione Salce, hanno consentito di salvare solo il guscio, anch’esso in parte violentato, di quella che è stata una delle più belle e ricche chiese della città di Treviso.
Gli oltre due secoli trascorsi dalla soppressione napoleonica del convento e dalla trasformazione della chiesa in fienile, stalla, cavallerizza e, via via, in palestra, hanno cancellato le testimonianze del suo magnifico passato.
Quando Santa Margherita era il pantheon e il luogo sacro di riferimento della piccola ma molto potente comunità fiorentina attiva a Treviso.
Qui i fiorentini esercitavano il credito e altre professioni di livello e il loro ruolo nella società dell’epoca era tutt’altro che secondario. I più illustri qui trovano dimora anche dopo la morte, in sepolcreti di cui non rimane oggi traccia. Salvo che per quello di Pietro di Dante, figlio del Divino Poeta e di Gemma Donati.
Pietro Alighieri, nacque a Firenze nel 1300, fu giudice, poeta e commentatore. Risiedeva a Verona ma morì, nel 1364, a Treviso durante un soggiorno in città. I suoi funerali vennero celebrati il 29 Aprile 1364 a Santa Margherita a cura di Frà Liberale e di Leonardo di Baldinaccio da Firenze, i quali commissionarono allo scultore veneziano Zilberto Santi la costruzione del Monumento Funebre da collocarsi nel chiostro della chiesa.

Qui rimase – ricorda Chiara Voltarel che alla chiesa di Santa Margherita ha dedicato un’ampia pubblicazione – sino alla Soppressione Napoleonica, quando venne scomposto e rimosso. I canonici riuscirono a salvare in parte la sepoltura di Pietro Alighieri: alcuni pezzi che componevano il monumento funebre furono conservati in un cortile compreso tra il Duomo e la Biblioteca Capitolare, altri purtroppo sono andati persi. Trovarono infine collocazione nel 1935 all’interno della chiesa di San Francesco, che da pochi anni era stata riaperta al culto. Questo monumento si vede oggi ricomposto sul lato sinistro del transetto dell’edificio francescano, chiesa che ospita anche la pietra tombale di Francesca Petrarca, morta nel 1384 di parto, seconda figlia del poeta.
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