di Fabrizio Capra
Una storia di un bel po’ di anni fa dove protagonista è il numero tre.

Torino, l’attuale Via IV Marzo, un tempo via della Mascara o Contrada delle Maschere, situata nel cosiddetto Quadrilatero Romano, quella che fu la Torino medioevale, un dedalo di stradine su cui si affacciavano case e botteghe, è ricordata per il “mistero dei tre scheletri”.

Si tratta di una vicenda d’incerta collocazione temporale, incentrata su una giovane di famiglia nobile, Adalgisa, che coltivava l’amore per la lirica e si dedicava a opere caritatevoli ma tormentata da un incubo ricorrente con inquietante frequenza, almeno una volta al mese: tre bare nere, decorate da fregi, il coperchio scricchiolante si apriva per lasciare uscire tre spettri che le rivolgevano cenni di richiamo.
Turbata, Adalgisa, ne parlò con i parenti e poi con un magistrato amico di famiglia che volle vederci più chiaro e diede ordine di avviare delle indagini e scavare nei sotterranei.
Giunti in corrispondenza di quello che oggi è l’angolo tra largo IV marzo e via Conte Verde furono rinvenuti tre sacchi e all’interno di ciascuno vi era contenuto uno scheletro.
Le indagini e l’analisi condotta sui tre scheletri non portò a nulla di concreto, si poté soltanto concludere che tutti e tre i crani presentavano segni di un colpo, vibrato nello stesso punto, forse una esecuzione. Non se ne seppe mai nulla e non si riuscì nemmeno a risalire all’identità dei tre scheletri.

L’unico dettaglio, certamente inquietante, fu che la signora Adalgisa smise di sognarele tre bare dopo il ritrovamento.
Passarono diversi decenni e a pochi metri di distanza, in via delle Orfane venne assassinata un’anziana signora che prestava soldi a usura.
L’autore del delitto venne fermato poco dopo.
Si trattava di un rapinatore che aveva pugnalato la donna probabilmente per rubarle dei soldi.
Il reo confesso fu condannato a morte.
Mentre lo stavano conducendo al patibolo l’uomo si rivolse agli avvocati difensori e disse: “Immaginate tre bare identiche, su ognuna di esse sta un numero…”.
Gli avvocati provarono a giocare i numeri e azzeccarono un terno secco.
Tre bare, tre scheletri e tre numeri; ironia della sorte il quartiere che è stato teatro di questi avvenimenti viene spesso chiamato anche con il nome di “zona Tre Galli”.