di Fabrizio A.
Se vuoi costruire una nave…
Prima risveglia… negli uomini
la nostalgia del mare lontano e sconfinato.
Appena si sarà svegliata in loro questa sete
gli uomini si metteranno subito al lavoro
per costruire la nave.
Il Piccolo Principe, A. de Saint-Exupéry

Ci sono libri dai quali si possono pescare un’infinità di aforismi, frasi, citazioni. Uno di questi è sicuramente Il Piccolo Principe. Una ricchezza disarmante. Parole che ci fanno sentire il mare, che ci accompagnano nel regno delle imbarcazioni, che ci portano indietro nel tempo, nell’Ottocento e ancora più indietro fino a Dante e oltre, per conoscere uno dei mestieri più antichi del settore nautico: il maestro d’ascia.
E proprio in questo settore troviamo un’eccellenza italiana storica che ha legato la sua attività a questo fratello blu costruendo imbarcazioni di pregio in grado di solcare il tempo.
Questo grazie allo spessore e alla qualità del lavoro fatto, dei materiali, delle rifiniture impeccabili: in una parola, grazie alla dedizione e passione di Apreamare.
Sul loro sito web Apreamare ci dice come: «Chi ha storia può raccontare storie affascinanti che parlano di barche costruite a mano, quando i progettisti si chiamavano “maestri d’ascia”.»
E loro di storie affascinanti ne hanno, da quel lontano sogno del 1849 di Giovanni Aprea, quando diede inizio alla sua attività di maestro d’ascia costruendo a Sorrento i primi gozzi da pesca, a remi e a vela. E da allora quest’azienda ha solcato la cresta del tempo per giungere fin ai giorni nostri, distinguendosi come una vera e propria eccellenza del made in Italy nel mondo.

Apreamare 38′ Comfort

L’impresa ha una delle sue sedi a Torre Annunziata; una terra fervente fin dagli albori della seconda rivoluzione industriale quando trovò il suo volano di sviluppo prima nel campo metalmeccanico e siderurgico e poi in quello turistico e portuale. Da qui, Apreamare è salpata alla volta del mondo ricevendo riconoscimenti e premi. Come quello ottenuto all’European Powerboat of the Year, preso per l’imbarcazione “Gozzo”, con la quale ha saputo (r)innovare la tradizione del gozzo Sorrentino.
L’azienda è attenta, infatti, ai minimi particolari sia tecnici-tecnologici, sia di design e sia sociali.
Coniugando il tutto agli stili di vita moderni reinterpretando e posizionando la tradizione delle sue imbarcazioni in un contesto più contemporaneo. Guardare alla propria tradizione e alle proprie opere sapendole innovare. Un qualcosa che molte aziende – e anche le persone – dovrebbero fare.
Un po’ come il mare che è sempre uguale a se stesso e sempre diverso.

Maestro 56′

L’azienda ad oggi si distingue per due gamme di modelli: la gamma Apreamare e la gamma Maestro. Riguardo la prima, dal loro sito web l’azienda ci racconta di come: «Lo stile inconfondibile delle imbarcazioni Apreamare(sia) il risultato di un binomio unico nel mondo della nautica: l’arte artigianale che da cinque generazioni si tramanda tra componenti della famiglia Aprea e la modernità derivante dallo sviluppo di soluzioni tecnologicamente avanzate e dal design ricercato.» La gamma Maestro rappresenta invece «un equilibrio perfetto tra il rispetto di un’antica tradizione navale e l’attenzione alle nuove tecnologie di design… con una linea di imbarcazioni non ancora presente sul mercato.Materiali e tecnologie moderne e innovative si sposano alla perfezione con i temi e le forme classiche della più antica cultura marinara…»
E loro, di cultura marinara, ne sanno qualcosa. Da quel lontano 1849 al contemporaneo cantiere sorrentino è racchiusa la formula di questa nostra eccellenza che solca il mare tra le linee classiche e moderne dal comfort del gozzo alla velocità dello yacht.
Ma cos’è il gozzo? In origine era una barca da pesca, e lo è ancora per chi lo utilizza per questo scopo. A questa funzione si è aggiunta ben presto quella da diporto, ovvero “passeggiate” sul mare.
È in questo ramo che il gozzo si è ringiovanito e ha trovato nuova linfa. Si possono prenotare e affittare – sia con guida sia senza – gozzi per navigare le coste più belle d’Italia e del mondo. I gozzi Apreamare si distinguono ad esempio anche in questi soggiorni turistici offerti alla scoperta del blu Mediterraneo, circumnavigando l’isola di Capri, Ischia e la costiera Amalfitana.
Per molto tempo i gozzi sono nati dalla mano dei maestri d’ascia, che grazie alla loro maestria li hanno creati prima per la pesca e poi per il diporto, arricchendoli di eleganza e grazia. Non a caso Dante Alighieri parla del lavoro dei maestri d’ascia come di una divin’arte. «Quale ne l’arzanà de’ Viniziani […] / chi ribatte da proda e chi da poppa; / altri fa remi e altri volge sarte; / chi terzeruolo e artimon rintoppa -; / tal, non per foco ma per divin’arte, / bollia là giuso una pegola spessa, / che ’nviscava la ripa d’ogne parte.»

I maestri d’ascia:
sagoma di una barca

Oggi i maestri d’ascia, come molte figure del nostro artigianato, rischiano di scomparire, sia per le regole dell’odierna società tecnologica sia per l’assenza di giovani che amino quest’arte.
Anche se, come avvenuto in altri settori dell’artigianato e dell’agricoltura, una piccola riscoperta di questa professione sembra albeggiare. Sono sorti diversi corsi che cercano di tramandare soprattutto con la pratica quest’antica professione. A tal proposito, bella e profonda è la storia di Cesare, ragazzo di La Spezia, che ha conseguito il diploma di maestro d’ascia. Licenziato per via della crisi da un’importante azienda di carpenteria, inizia ad aiutare per spirito d’amicizia un vecchio ingegnere nel restaurare un gozzo d’altri tempi. Qui scocca l’amore per il legno, per la vela, per il mare. Capisce che per imparare sul serio questa professione si deve trasferire, e così da La Spezia arriva in Campania, da Nino Aprea. Con lui matura la pratica e trova la sua strada, iscrivendosi al corso per maestro d’ascia. Una strada certo non facile, fatta di onde calme ma anche mosse, che rischiano di farti ribaltare. Ma lui tiene botta. Grazie alla sua caparbietà e passione completa il corso e poi giù a fare gavetta, a fare pratica con i valenti maestri Giovanni Cammarano e Pietro Ricci.
Con il primo realizza “Ninetta”, una barca in legno dal sapore antico.«La barca sposa il mare. Nasce dal legno e per questo è viva e dà vita», ricorda un anziano maestro d’ascia campano.
Se il legame tra mare, imbarcazioni e maestri d’ascia vi ha incuriosito, potrete trovare facilmente on-line libri con storie e fotografie che rimandano alla fatica e alla poesia di chi faceva e fa solcare il mare. Inoltre, sempre più comuni, organizzano mostre ed eventi legati a quest’antica professione come veicolo di promozione turistica.
Offrire al pubblico nuovi spunti, nuove mète per viaggi multimediali virtuali e reali, specie in questo tempo di calo vertiginoso del turismo, è essenziale per poter vivere.
Sapersi rinnovare, come la storia di Apreamare, di Cesare e di tanti ragazzi/e che hanno riscoperto i mestieri e i colori di un tempo e li hanno saputi reinventare.
Un po’ come il mare che è sempre uguale a se stesso e sempre diverso.

Ormai è scesa la notte, le stelle fanno capolino da un pezzo e… e sento il mare dal mio appartamento di città. Saranno le immagini dei maestri d’ascia, delle frasi sugli sfondi di mari e tramonti, del Piccolo Principe.
Il piccolo principe chiese al vecchio signore chi fosse e il vecchio gli rispose che era un geografo. «Che cos’è un geografo?» / «È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti.» Un geografo prende appunti sui ricordi degli esploratori, sui ritagli di vita che hanno nei loro occhi.
Il piccolo principe chiese a Roberta cosa fosse per lei il mare. Poi cliccò invio.
«Adoro il mare, è vita, libertà, ossigeno, rigenerazione, relax
E viverlo cavalcando le onde poco mosse come su di un tappeto azzurro su di una barca al largo dà sensazioni vivide.
«In mezzo al mare i colori che si vedono sono unici, intensi, profondi, l’ondeggiare che ti culla non ha paragoni