a cura della Redazione
Oggi, sabato 12 settembre, si inaugura la mostra fotografica di Fulvio Ferrua dal titolo “Come un film in bianco e nero”. La mostra, che resterà visitabile fino al 31 dicembre al Saltallocchio Cafè in Alessandria, è organizzata, nell’ambito del progetto Arte Diffusa dall’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee.

Oggi, sabato 12 settembre, alle ore 18, in Alessandria, nei locali del Saltallocchio Cafè (Corso Acqui 123 – quartiere Cristo) verrà inaugurata la mostra fotografica “Come un film in bianco e nero” di Fulvio Ferrua che resterà esposta fino al prossimo 31 dicembre 2020.

La mostra è organizzata, nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19, dall’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee nell’ambito del progetto Arte Diffusione.
Ad inaugurare la mostra saranno presente il presidente dell’associazione, Fabrizio Priano, e l’autore delle foto, Fulvio Ferrua.
Fulvio Ferrua è un artista dalla spiccata sensibilità – afferma Fabrizio Prianoe presenta un emozionante percorso fotografico caratterizzato da un elegante bianco e nero”.
Attimi coloratissimi del presente che rapidamente stingono e diventano ricordi. Per me la fotografia in bianco e nero è questo, guardare ora quello che non è già più” confida Fulvio Ferrua in merito al suo stile fotografico.

Fulvio Ferrua
Leva 1960, alessandrino,  ho iniziato ad occuparmi di fotografia  appena guadagnate le prime lire per acquistare una fotocamera, una gloriosa Nikon FM. Era il 1983 e la mia esigenza primaria, dal punto di vista fotografico, era la semplice documentazione delle mie escursioni in Alpi, giacchè l’alpinismo è sempre stata la mia passione principale. Per diversi anni ho accumulato montagne di diapositive, sentieri, laghi, torrenti, nevai,  ma non c’era sino a quel momento l’idea di quello che realmente poteva essere per me la fotografia. Dopo aver consumato centinaia di rullini un bel giorno la mia fotocamera è rimasta chiusa in un cassetto e non ne ho sentito la mancanza per almeno cinque anni. Nel 2006, con l’avvento delle prime fotocamere digitali di buon livello, preso da pura curiosità, ne ho acquistato una. Ricominciando a fotografare mi sono reso conto che era cambiato totalmente lo scopo. Di fatto in quegli anni mi ero trasferito nel Monferrato  ed in breve tempo mi sono reso conto della bellezza e della particolarità di quei luoghi. Vivendolo quotidianamente il Monferrato è presto diventato uno dei miei soggetti prediletti.  Tra colline e vigneti ho scoperto luci e colori che mi hanno fatto innamorare.

foto di Francesca Parrilla

Tra me e loro è nata una simbiosi, lì mi sento a casa. Quando mi sento stanco o triste vi trovo rifugio o conforto. La fotografia a questo punto è diventata un mezzo per registrare queste sensazioni non solo visive e per comunicarle agli altri. Spesso nelle mie fotografie uso gli alberi perché sento di assomigliare a loro. Come loro assisto al passare delle stagioni e con loro sto invecchiando. Amo camminare tra le vigne con qualunque condizione metereologica, sentire il vento e cercare di fotografarlo, vedere la fine del giorno e anche oltre. Come ogni fotografo che abbia davvero la voglia di comunicare  da anni espongo le mie foto dove ho l’opportunità di farlo, ma non sono assolutamente un fotografo ‘mostraiolo’ perchè la fotografia per me resta prevalentemente un fatto personale, molto intimo. Non amo nemmeno definirmi solo un paesaggista, già che negli anni ho imparato che lo stesso intento e gli stessi principi usati per fotografare paesaggi possono essere impiegati  anche nella macrofotografia, nello still life, nella foto di strada e, perché no, anche nel fotografare le persone….. anche nella fotografia più concettuale. Potrei affermare che il Monferrato per me è stato un luogo di partenza grazie al quale ho trovato lo stimolo per vedere e fotografare altro. Ho però la fortuna di abitarci e quindi mi ci rifugio appena posso o ne sento l’esigenza. “Tutto è paesaggio, niente è solo paesaggio”.