Oggi per la rubrica “Racconti e Poesie” pubblichiamo un piccolo assaggio di un romanzo che è in fase di scrittura, un romanzo che sta scrivendo il nostro direttore responsabile, un romanzo che non ha ancora titolo. Lo stralcio del romanzo è stato preso a caso e si tratta di una bozza non corretta. Abbiamo scelto un passaggio del romanzo dove, volutamente, non si comprende il periodo, il contesto e la trama del romanzo.
Romanzo senza titolo (per ora)
di Fabrizio Capra

Dormì male per il troppo vino che aveva ingurgitato e ancor prima del sorgere del sole era già in piedi.
Non ricordando dove la figlia del locandiere avesse detto che si trovava il pitale non perse tempo nel cercarlo e pensò bene di scostare la tenda urinando dalla finestra intanto, pensò, chi vuoi che passi a quest’ora qui sotto; terminò di urinare con un vigoroso scrollone, quindi si diede una rapida sciacquata al viso e prima di indossare l’armatura decise di scendere per vedere se c’era un pezzo di pane o qualcosa di masticabile per combattere il vino che si agitava nella sua pancia.

Fabrizio Capra – direttore artistico RP Event – foto Giuseppe Momentè

Uscito dalla stanza vide una luce fioca provenire da una porta semi aperta vicino alla scala: pensò si trattasse della camera del padrone della locanda e se era sveglio poteva chiedere a lui qualcosa da mettere sotto i denti e, soprattutto, nella pancia.
Si avvicinò e con stupore notò che era la stanza di Puccia, lei dava la schiena alla porta ed era completamente nuda: Aimone si incantò nel guardare quella pelle bianca e candida, quella sua delicatezza e soprattutto quelle splendide natiche, sicuramente sode.
Quando Puccia si girò, Aimone ebbe un sussulto e rimase indeciso se nascondersi o andarsene sotto ma lei fissandolo sorrise senza tentare nemmeno di coprirsi.
Il cavaliere rimase immobile nel guardarla e Puccia nulla fece per nascondersi al suo sguardo fin quando un rumore provenne dalla stanza vicina, allora la ragazza corse verso di lui, stampò un bacio sulla bocca di Aimone e gli chiuse praticamente la porta in faccia.
Ancora frastornato da quella visione come un sonnambulo scese le scale e si bloccò davanti al bancone e non serve dire altro per raccontare qual’era il pensiero che veleggiava nella sua mente.

Nel frattempo arrivò anche il locandiere che esclamò: «Signore, già in piedi?»
«Ho passato una bruttissima nottata e ho il vino che mi balla nello stomaco come un torrente che dopo il disgelo corre tumultuoso in piena verso valle. Non è che avete qualcosa da mettere nella pancia per placare questa sensazione che sto provando?»
«Se volete c’è ancora un po’ della zuppa di ieri sera che può accompagnare con del pane nero».
«Vada per la zuppa ho proprio bisogno di mangiare qualcosa prima di riprendere il mio viaggio, magari, giusto per non ingozzarmi con il pane, un boccale di vino…»