a cura della Redazione
La Pro Loco di Mazzè, comune del torinese, nel Canavese, organizza un’escursione dove protagonista è l’acqua. L’evento è in programma il 30 agosto. La visita accompagnata è al sito “L’oro del ghiacciaio” e  al Mulino di Via Castone a Casale, frazione di Mazzè.

L’acqua racconta…”.
L’acqua: così semplice, quasi scontata. Fonte di vita, sempre uguale e così diversa nelle sue innumerevoli declinazioni.
L’acqua è al centro della visita accompagnata dalla Pro Loco di Mazzè  al sito “l’Oro del Ghiacciaio” e al Mulino di Via Castone in frazione Casale.
Visitare il “Mulino Nuovo” offre la possibilità di ascoltare particolari e storie antiche, riassaporare atmosfere dimenticate grazie alla disponibilità e all’amore di una famiglia per le proprie radici.
Il tutto “condito” da una piacevole passeggiata tra i boschi, in compagnia dei volontari della Pro Loco di Mazzè.

foto A. Molino

Inoltre è prevista una sosta al sito archeologico delle Aurifodine dove i partecipanti avranno l’occasione di incontrare Danilo Alberto, presidente della Via Romea Canavesana, che parlerà brevemente sui vari utilizzi dell’acqua nell’antichità.
Aurifodine di Casale di Mazzè sono antiche miniere d’oro a cielo aperto coltivate prima dai Salassi e poi dai Romani, percorso guidato attraverso i boschi nel pressi della Dora Baltea dove è possibile vedere un tratto di strada militare romana d’epoca tardo antica.

foto A. Molino

La passeggiata è adatta a tutti, purché attrezzati con abiti e calzature adatti a camminare nel bosco.
Il ritrovo è alle ore 9 nel parcheggio del sito Aurifodine di Mazzè (strada dei Boschetti sulla provinciale Cigliano-Caluso) e la partenza è prevista per le 9,15 circa.
La partecipazione prevede la prenotazione obbligatoria telefonando al numero 3427486081 (Isabella) oppure tramite la mail scopri.mazze@prolocomazze.it.
I partecipanti dovranno essere muniti di mascherina.

foto A. Molino
L’oro del ghiacciaio è un bel sentiero, percorribile in ogni stagione. Un area pressoché dimenticata che rivela essere stata plasmata dal ghiacciaio balteo, ma anche dal duro lavoro di chi ad ogni costo voleva accaparrarsi il più prezioso dei metalli: l'oro. Solamente le ricerche e le circospezioni all'inizio di questo secolo, hanno permesso di accertare che tutte quelle pietre che emergevano qua e là non erano naturali ma frutto delle trasformazioni antropiche. Le ricerche condotte con la sovrintendenza hanno permesso di evidenziare la presenza di resti di canali di drenaggio, di conoidi di deiezione, di discariche di ciottoli identici a quelli della Bessa, di un tratto ben conservato della strada romana che conduceva da Ivrea a Quadrata, nonché di basamenti di capanne e tracce di un insediamento barbarico. La presenza di una strada romana è connessa con quella di un antico guado sulla Dora Baltea e con l'attracco delle zattere che risalivano il fiume. A conferma di quelle antiche frequentazioni casualmente sono venute alla luce monete e altri reperti provvisoriamente conservati nella sala consigliare di Mazzè.