Essere infermiere, sempre

di Jacopo Scafaro
Lunedì prossimo, 15 giugno, ci sarà il flash mob degli infermieri a livello nazionale per far giungere al Governo la voce di questa categoria e anche Alessandria, dove abbiamo la sede della rivista, si è mobilitata.  In questa prospettiva il nostro redattore, Jacopo Scafaro, ha intervistato Daniele Pastore, infermiere del Pronto Soccorso di Alessandria.

Durante gli anni di studio i professori ripetono in continuazione agli studenti che l’importante non è “fare l’infermiere”, ma “essere infermiere”.
Ribadiscono più volte che l’infermiere si prende cura della persona e del suo contesto familiare, fanno studiare gli articoli del codice deontologico.
Florence Nightingale diceva “L’assistenza è un’arte; e se deve essere realizzata come arte, richiede una devozione totale e una preparazione, come qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello Spirito di Dio. È una delle belle arti, anzi la più bella delle arti”; di questo e di molto altro ne ho parlato, e lo ringrazio per questo, con Daniele Pastore (laureato nel 2014), infermiere presso il pronto soccorso di Alessandria dal 2016 e dal 2020 (in piena emergenza Covid) infermiere sull’ambulanza per il 118.

Daniele, perché hai deciso di ‘diventare’ infermiere?
Tutto è nato da quando facevo le superiori, erano venuti a presentare il progetto volontari della Croce Verde/Rossa (siamo nel 2008) ed ho deciso d’intraprendere questo volontariato. Lavorando a stretto contatto con infermieri sul campo, è maturata in me la decisione di proseguire questo mestiere, iscrivendomi all’università e laureandomi poi nel 2014”.
Quali sono le problematiche che più spesso un infermiere si trova ad affrontare?
Le problematiche con cui giornalmente dobbiamo confrontarci, sono molteplici. Faccio un esempio, prendendo spunto da quello che faccio io ora: lavoro sull’ambulanza d’emergenza, siamo io, il medico ed il paziente. Stop. Se il mio lavoro non riesco a farlo, non c’è nessun’altra persona che lo può fare (tipo reperire un’accesso venoso, inserire un catetere vescicale, eseguire un medicazione particolare)  e quindi ci sono tante responsabilità, rischi e timori perché ho letteralmente tra le mie mani, la vita di una persona”.

Quali invece i momenti migliori e più soddisfacenti?
Ti faccio sempre riferimento al mio lavoro attuale e al mio vecchio lavoro in pronto soccorso di Alessandria. I momenti migliori sono quando riesci a dare una mano ad persona che stai assistendo, quindi per esempio: non dico solo salvargli la vita perché è successo molte volte, ma anche solo togliergli un forte dolore, come le coliche renali che non portano al pericolo di vita, però è un dolore molto molto grande; se riesci già a lenirgli quel dolore, hai già vinto la tua ‘battaglia’. E già quella è una bella soddisfazione, quando vedi il paziente contento e felice di quello che stai facendo per lui. E tu lo stai facendo bene. Ecco questo è già motivo di profondo orgoglio”.
In questo periodo si è parlato molto di infermieri e del loro ruolo, qual è la tua esperienza in relazione al Coronavirus?
Io ho vissuto un po’ i due lati della medaglia del covid, sia l’aspetto in pronto soccorso sia l’aspetto sul territorio e devo dire che entrambi sono veramente difficili, con momenti veramente brutti. Molto spesso sembrava d’essere in guerra, anche se la nostra generazione la guerra, fortunatamente non l’ha vissuta. La paura di avvicinarsi alle persone, la paura negli occhi delle persone perché si andava vestiti con degli scafandri, tipo Chernobyl. In pronto soccorso nel clou dell’emergenza facevi turni senza fine, non avevi neanche tempo per andare in bagno, molte colleghe si mettevano addirittura i pannoloni per fare la pipì; perché non potevi cambiarti e poi rivestirsi nuovo. Queste cose in pochi lo sanno ed è giusto far sapere quanta fatica abbiamo fatto per salvare delle vite”.

Dimenticati e spesso presi di mira prima, Eroi durante il Covid, finiti nel dimenticatoio di nuovo. Qual’è la missione dell’ infermiere ?
Questa è un po’, purtroppo, la credenza popolare italiana del sanitario medio, dell’infermiere medio. In pronto soccorso, dove hai a che fare con la sofferenza, con il dolore, con le persone che arrivano già stressate per il problema fisico che hanno, devi  saper gestire il tutto, senza diventare maleducato. In triage, all’accettazione dove stabilisci un codice colore, in base alle gravità della patologia del paziente, molte volte litighi o addirittura bisogna chiamare le forze dell’ordine per non subire percosse, in quanto tutti vorrebbero passare per primi. Quindi prima eravamo considerati poco, durante il covid Eroi – dove ci hanno promesso un sacco di cose – ovviamente non mantenute e adesso stiamo tornando lentamente alla normalità. L’Italia pensa questo, l’italiano medio pensa questo. Senza sapere che dietro ad un’infermiere, c’è un formazione e tanta passione”.
Quando sei infermiere, sei infermiere sempre nella vita, in ogni ambito. Ti ritrovi tu e i tuoi colleghi in questa affermazione?
Sì. Mi ritrovo molto in questa affermazione, perché quando sei infermiere lo sei sempre, per quando anche gli amici o parenti ti chiamano per qualche consiglio, e  personalmente ricevo quasi quotidianamente delle chiamate riguardanti il mio lavoro, nel senso come si fa questo e quello”.

Lunedi 15 giugno 2020 ci sarà il falsh mob degli infermieri per far sentire la propria voce al governo. ci parli di questo?
Allora il Flash Mob si terrà lunedì 15 giugno alle ore 10 in Piazza Libertà ad Alessandria, ci tengo a dire che è un flash mob nazionale, è una manifestazione apolitica e non sindacale. Gli infermieri fanno parte di un comparto, comparto contrattuale nel quale sono dentro anche OSS, amministrativi, tecnici, tecnici di radiologia, fisioterapisti. Chiediamo un contratto che finalmente riconosca agli infermieri il ruolo che meritano, in quanto noi abbiamo responsabilità ben diverse da altre categorie ospedaliere. A livello europeo di contratti, noi infermieri italiani abbiamo il compenso più basso d’Europa. Quindi capisci bene che noi vorremmo avere l’equiparazione con il contratto europeo. Attenzione, noi non stiamo cavalcando l’onda del Covid è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso; questi problemi esistono da decenni. Perciò ci ritroveremo tutti quanti in piazza per una manifestazione pacifica, per far capire alle autorità predisposte che noi infermieri ci siamo sempre, non solo nel momento del bisogno e che meritiamo un trattamento adeguato alla nostra professione”.

Essere un’infermiere a volte è incredibilmente difficile. Sei la persona che i pazienti vedono più spesso. Passi tra medici e assistiti e spesso devi spiegare le cose ad entrambe le parti. Un medico potrebbe non capire perché un paziente è arrabbiato e non è sempre probabile che un paziente capisca perché una prescrizione non è stata scritta o un test è stato o non è stato ordinato.
Molto cade sulle loro spalle. Non è un lavoro facile, ma se tu volessi un lavoro facile non lavoreresti come infermiere/a in questo momento. Nessuno affronta questa professione pensando che sarà una passeggiata nel parco. Tutti sono consapevoli del fatto che il lavoro avrà sfide alle quali altre professioni non dovranno mai pensare.
Essere infermiere significa PRENDERSI CURA degli altri, quando a volte sembra così difficile prendersi cura di se stessi. Essere infermiere è una scelta coraggiosa, dal mio umile punto di vista.

Una scelta che molto spesso li porta lontano dalle loro famiglia, dalle loro casa, dalle loro abitudini.
In generale è una scelta coraggiosa scegliere un lavoro che presuppone la parola malattia, sofferenza e la morte. Però c’è anche la guarigione, vedere una persona che grazie al tuo lavoro, si riprende e torna a vivere. È una scelta che ti può mettere a dura prova, ma che allo stesso tempo ti riempie il cuore di soddisfazioni.
E noi non possiamo che dire a tutti loro solo una parola: GRAZIE.

  One thought on “Essere infermiere, sempre

  1. Novità
    giugno 13, 2020 alle 4:40 PM

    Gli articoli del Sig. Jacopo Scafaro, sono sempre originali, mai banali forse i motori di questo giornale. Tocca tante tematiche.
    Leggerli vuol dire veramente immedesimarsi in quel personaggio o in quella situazione che lui descrive.
    Dovreste scrivere più pezzi così e dare meno peso ai soliti comunicati stampa delle solite aziende.
    Ben venga una ventata nuova e buona ogni tanto.

    "Mi piace"

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