di Jacopo Scafaro
Protagonisti dell’articolo di oggi gli arbitri, componente importante di ogni campionato e anche quello targato X-Five ha i suoi. Jacopo ne ha incontrati due.

Oggi voglio parlarvi di un ruolo, di un modo diverso di stare in campo e di vivere il calcio.
Si rompe il muro del silenzio per consegnare il microfono ad una giacchetta nera (o meglio, giallo evidenziatore), quello degli arbitri.
È ora di dare un messaggio e qualche spiegazione in più su questo mondo che può essere utile a chi viene al campo, a chi urla dalla tribuna, a chi legge i giornali e le notizie sul web. E certamente anche a chi subisce qualche ingiustizia per qualche errore commesso in buona fede.
Chi sono e perché decidono di intraprendere questa carriera? Ho incontrato due arbitri del campionato X-five ed insieme a loro abbiamo fatto una bella chiacchierata.

Partiamo con Pier Luigi Vignolo, arbitro di lungo corso.
Non so quasi da dove iniziare, ma la prima domanda è scontata: siete soli contro tutti, non riuscite quasi mai a mettere tutti d’accordo. Perché fare l’arbitro?
Fare l’ arbitro è una passione che a me è venuta quando ho appeso le scarpe al chiodo, secondariamente è stata una sfida. Per quanto riguarda l’essere soli, ti rafforza come carattere, ti da più temperamento”.
Domanda a caldo: cosa ne pensi di tutta la situazione attuale?
È una situazione che mesi fa sembrava inimmaginabile; la paura per il virus c’è stata, ma sono stati molto bravi a giocare con la psiche umana. Se pensiamo che i decessi di Bergamo non sono stati neanche la metà per covid”.
Cosa ti spaventa quando sei al campo?
In campo mi sento un gladiatore ,non mi spaventa niente, penso solo a dirigere la gara nei migliore dei modi”.

Gli arbitri svolgono una preparazione atletica e tattica?
Gli arbitri devono svolgere questa preparazione in entrambi i casi , ma soprattutto essere preparati tatticamente”.
Come si capisce se un arbitro è bravo?
L’arbitro bravo lo si capisce quando (e prendo il mio caso) non si fa influenzare, ed applica il regolamento a regola d’ arte. Nell’arena del campo verde non si hanno amici, ne nemici, ma solo rispetto reciproco”.
Aggiungiamo un po’ di pepe. È vero che ci sono arbitri che si legano al dito certe situazioni o che segnalano certe squadre ai colleghi?
Questo credo proprio di no, ognuno deve leggere le situazioni singolarmente, a me piace lavare i panni a casa mia”.
Un gesto curioso successo su un campo di calcio che ti ha visto protagonista?
Un gesto curioso che ricorderò sempre: arbitravo una partita di calcio a 7 a Casale Popolo, il doppio passo di Salvatore Rizzo, mi ha fatto scompisciare in quanto effettuandolo si è incespicato nel pallone cadendo, ho fermato il gioco per la scena comica. Se ci penso rido ancora adesso”.

Ed ora passiamo la palla, pardon il fischietto a Giovanni Angiulli.
Cos’è per te, essere un arbitro? Che sensazioni ti trasmette e come ti comporti in campo.
Fare l’arbitro è una vocazione, personalmente io non ho paura di nulla in campo. Anche se per caso prendo una decisione, che poi magari si rileva essere sbagliata, io la mia decisione la difendo – in quel momento –  sono deciso e sicuro di me, faccio in modo che tutti accettino la mia decisione. Per arbitrare io mi baso sulla mia onestà, sono serio e non faccio regali o favori a nessuno; fischio ciò che vedo. Nessuno mi può mancare di rispetto, perché io ci metto il mio cuore, come per chi gioca anche per me, venire ad arbitrare è una passione,  la mia passione. Perché potrei essere a casa con la mia famiglia, ed invece sono lì a correre dietro ad altri che rincorrono un pallone. Faccio il possibile per scegliere e prendere la decisione più giusta. Non abbasso mai la testa:più sei credibile e più la partita è nelle tue mani. Non vedo l’ora di ricominciare”.
Gli arbitri sono umani, sono studenti e lavoratori e la domenica per loro è quasi un giorno sacro. La domenica è il giorno della partita, dove fare bene… tutto si oscura, tutti i problemi per 90 minuti e oltre vengono dimenticati, così come per giocatori e allenatori.
Un arbitro tiene tantissimo ad uscire sul campo e fare bella figura, per gli altri e per sè stesso. Sì, forse sono dei perfezionisti. La loro è una professione molto stressante, ma davvero molto bella.
Grazie a questa intervista abbiamo abbattuto il muro del silenzio su questa categoria.