Torino: la storia della Casa degli Spettri in via Barbaroux

di Fabrizio Capra
Per “Non solo misteri” torniamo a scrivere di quella che è la Torino misteriosa e vi raccontiamo la storia della Casa degli Spettri dell’attuale via Barbaroux, allora via Guardinfanti.

Torino. Via Giuseppe Barbaroux è una lunga via parallela di via Garibaldi che inizia all’angolo di piazza Castello e via Pietro Micca e  finisce il suo percorso in piazza casa degli spettri foto giusy virgilioVincenzo Arbarello all’angolo con corso Siccardi.
Giuseppe Barbaroux (Cuneo 6 dicembre 1772 – Torino 11 maggio 1843) fu un avvocato, giureconsulto, avvocato generale presso il Senato di Genova e ambasciatore a Roma. Nel 1831 re Carlo Alberto lo nominò ministro Guardasigilli e fu tra i fautori dello Statuto Albertino. Morì suicida gettandosi dalla finestra dell’attuale civico 29 della via a lui dedicata.
Via Barbaroux propone alcuni luoghi molto interessanti per Torino tra cui la casa dove Silvio Pellico scrisse “Le mie prigioni” e l’Arciconfraternita della Misericordia, la casa di Cagliostro e l’Università dei maestri minusieri, palazzi gentilizi e botteghe.
Oggi però voglio scrivervi di un’altra casa di via Barbaroux, quella che si erge al civico n. 7, nota come la “casa degli spettri”.
Un giorno di pioggia del 1818, un rilegatore torinese ebbe un inquietante incontro con una coppia di spettri, marito e moglie, in vita rispettivamente uccisore e vittima del consorte.
Però procediamo con ordine.
Nel 1798 in un appartamento al secondo piano dell’attuale civico 7 di via Barbaroux, allora via Guardinfanti, accadde un dramma della gelosia: un uomo uccise la giovane moglie con due coltellate, poi si suicidò con un colpo di pistola.
La casa dopo questo avvenimento iniziò a subire una fama sinistra e nessuno volle più abitare in quell’appartamento dove ogni notte si sentivano animate discussioni, urla femminili e un colpo di arma da fuoco.
Ben presto prese la nomea di “Casa degli Spettri”, i passanti la evitavano e, in prossimità di essa, cambiavano anche marciapiede.
Il 18 maggio 1818, venti anni dopo il tragico evento, Antonio Garone, un giovane che abitava da poco a Torino e all’oscuro della vicenda, uscito dalla sua bottega di legatore per prendere una boccata d’aria vide una giovane donna vestita con abiti fuori moda che camminava spedita a capo scoperto sotto la pioggia comportandosi in modo strano.
Antonio la seguì per i vicoli bui e la vide salire nella casa di via Barbaroux e lì assistette al remake del triste evento.
Alla donna stesa a terra chiese se poteva fare qualcosa per lei e lei rispose “Mio marito e io siamo intrappolati qui dalla mancanza di pietà: ci giudicarono e nessuno pregò per le nostre anime: puo farlo tu?”.
Antonio fece dire messe e recitare preghiere per i due infelici, prese in affitto quell’appartamento e pian piano tornò la pace, i due fantasmi non si trovarono più a dover replicare il loro dramma e a lui sembrò di avere sempre una presenza amica che vegliava su di lui.
Non si sa se chi vi abita ora sente ancora queste presenze ma dal quel lontano 1818 nulla si è più saputo dei fantasmi della giovane coppia.

Foto di Giusy Virgilio

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