a cura della Redazione
“La luna e i falò” è l’ultimo romanzo scritto da Cesare Pavese tra il 18 settembre e il 9 novembre 1049. Cesare Pavese con questo romanzo chiude la sua carriera di narratore e circa un anno dopo, il 27 agosto 1950, metterà fine anche alla sua vita. La Fondazione Cesare Pavese, in questi giorni difficili, ci invita a riscoprire questo romanzo attraverso due momenti particolari e ci segnala Gian Arturo Ferrari, giurato del Premio Pavese, candidato al Premio Strega 2020.
È una terra che attende e non dice parola
"La terra e la morte", Lavorare stanca
Cesare Pavese 

In questi giorni difficili,  ricordando l’importanza di restare a casa per non contribuire foto-contenuti-cesare-pavese-3-1024x811alla diffusione del Coronavirus. La Fondazione Cesare Pavese ha scelto di farti compagnia con un viaggio tra le pagine de La luna e i falò e con una sezione speciale dedicata ad alcuni dei protagonisti del Premio Pavese.

Le colline di Pavese
L’Ente del Turismo Langhe Monferrato e Roero ci porta alla scoperta di questi territori attraverso i libri che li raccontano.
Prima tappa: Santo Stefano Belbo con il romanzo La luna e i falò presentato da la luna e i falòPierluigi Vaccaneo.
https://www.youtube.com/watch?v=boPHnaYgW8U

La luna e i falò ad alta voce
Se ti è venuta voglia di perderti tra le sue pagine, lo trovi letto da Remo Girone (grandissimo attore italiano) tra gli oltre 200 libri proposti nell’omonima trasmissione di Rai Radio3, riascoltabili gratuitamente in streaming e scaricabili in podcast.
https://www.raiplayradio.it/playlist/2017/12/La-luna-e-i-falo-7d54affd-b8b1-44d0-af1a-bdb3a0b8addf.html

Premio Strega 2020
C’è anche il romanzo Ragazzo Italiano di Gian Arturo Ferrari, giurato del Premio Pavese, tra i dodici candidati al Premio Strega 2020. La cinquina dei finalisti sarà votata il 9 giugno, mentre il vincitore sarà eletto il 2 luglio in diretta su RaiTre.
Gian Arturo Ferrari – Ragazzo italiano Feltrinelli
Proposto al Premio Strega da Margaret Mazzantini con questa motivazione:
«Ragazzo italiano è un libro scritto con uno spirito fanciullesco, nel senso più nobile del termine. Per me avrebbe potuto intitolarsi anche “Giovane”. Il giovane preso per mano lungo queste pagine, negli anni della sua crescita: un antieroe fragile, un bambino che vive circondato da donne, educato da donne, fasciato innanzitutto di stupore. E giovane è anche lo sguardo del narratore che torna ad accostarsi a quel bambino, poi ragazzino, poi Ferrari_coverragazzo, nelle tre parti che compongono il romanzo.
Ferrari riporta, ricrea in maniera formidabile, dialoghi che sono tranches di vita, che fanno pensare a certi quadri espressionisti, a certe fotografie di umile gente messa in posa. Hai la sensazione di stare in quelle case, con quelle persone. I dialoghi sono arterie vitali nascoste sotto il tessuto narrativo di un mondo che comunica con noi attraverso queste voci. Quel tessuto narrativo, poi, possiede una grazia d’altri tempi, connaturata a un’epoca più timida. Un’Italia più giovane, più sprovveduta, l’Italia partorita dalla guerra, con il suo grande gregge di reduci. Mentre Ninni avanza di statura, il mondo intorno muta violentemente, e s’intravede già molto di quello che sarà – il tempo dell’accumulo insensato, della solitudine dei molti, della disgregazione sociale – attraverso la finestra che questo romanzo di formazione apre e lascia aperta. Gian Arturo Ferrari ha scritto un vero romanzo. Perché alla fine cosa si chiede a un romanzo? Una ricreazione, nel senso dello svago, della nobile pausa nell’esercizio della vita quotidiana, ma anche la ri-creazione di un mondo comune, attraverso uno sguardo e una visione, che ricostituisca un involucro vitale. Perché, in questa polverizzazione culturale che ci sposta sempre un po’ più in là nella nostra solitudine antropocentrica, il vero scopo della letteratura è quello di renderci, finché sarà possibile, un po’ più umani