La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la sua rubrica La Capra Enoica prende spunto da due curiosità del mondo del vino per poi viaggiare nelle colline monferrine (provincia di Alessandria) per ricordare e citare un grande vino, il Rubino di Cantavenna.

Esistono tante “fobie” a questo mondo, proprio di ogni genere,
Le “fobie”, questa paura angosciosa per lo più immotivata e quindi a carattere bacco-caravaggio-analisipatologico, queste avversione istintiva e invincibile per qualcosa: le fobie sono preoccupanti.
Ma la fobia che più mi preoccupa, una fobia che rasenta la malattia è l’enofobia
… si, avete letto bene: e-no-fo-bì-a.
Vi state chiedendo che cosa sia? È la paura del vino e, purtroppo, ci sono alcune persone che ne soffrono.
E non me lo so spiegare.
Dico: ma come si può avere paura del vino. Non ci voglio pensare… il vino, piuttosto, deve avere paura di me.
Voglio, invece, pensare a qualcosa che mi faccia riprendere da questa cosa dell’enofobia JAPAN-WINE-SPAche mi ha lasciato impietrito.
Ecco, invece, una bella notizia di tutt’altro tenore…
L’Italia produce ogni anno circa 50 milioni di ettolitri di vino; basterebbero per riempire più di 2000 piscine olimpioniche. Certo, i tuffi avrebbero tutto un altro sapore
Perché torno a pensare agli “enofobi”? Chissà che paura nel vedere in una piscina così tanto vino.
Turbato dagli “enofobi” provo a sognare le piscine olimpiche colme di ottimo vino delle mie terre piemontesi.
Dovrei proporlo alla mia amica Tina Sbarato, azienda vitivinicola sulle colline monferrine casalesi prospicienti il fiume Po, in quel di Cantavenna di Gabiano, dove a scorrere è un ottimo vino, il Rubino di Cantavenna, un capolavoro delle colline, delle sbaratoviti e della dedizione del viticoltore.
Forse con il Rubino che viene prodotto una piscina olimpica non si riesce a riempire ma una piscinetta magari si… alla faccia degli enofobi che per la loro fobia si perdono un vino fantastico.
I ricordi sono tanti legati a questo vino, ricordi fatti di persone, luoghi e territori.
Il Rubino di Cantavenna è un vino, per chi non lo conosce, tutto da scoprire, da gustare e da amare, un vino che è veramente rappresentativo di un  territorio perché dentro alla bottiglia si ritrova tutto il carattere e la schiettezza delle colline in cui viene prodotto.
La sua composizione è un uvaggio fatto in campo, un matrimonio (lo cito anche se rubino-154x300ultimamente con l’avanzare dell’età sono diventato un po’ “gamofobo”, giusto per avere una fobia anch’io) tra uve barbera, grignolino e freisa, tre vitigni propri  del Monferrato, che insieme creano una bellissima armonia nelle botti prima, poi nelle bottiglie, nei bicchieri e, infine, tra le persone che si siedono intorno a un tavolo per degustarlo insieme.
E voi, mi raccomando, non fate gli enofobi e, se non avete ancora avuto la possibilità di apprezzarlo, fatelo al più presto.
Per questo mi permetto di consigliare il Rubino di Cantavenna della mia amica Tina Sbarato: http://www.aziendaagricolasbarato.com/
E come recita il motto dell’azienda Sbarato “Vinum dei ebrietas opus diaboli est”… alla faccia degli enofobi…