Riceviamo e pubblichiamo
Mercoledì 29 gennaio al Teatro San Giuseppe di Torino la presentazione del libro che sovverte tutto quello che sappiamo sulla geografia omerica.

omero nel baltico copertinaSi intitola “Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell’Odissea e dell’Iliade”, ed è un libro che sovverte, basandosi su solide argomentazioni, tutte le conoscenze di carattere geografico che hanno finora accompagnato la lettura dei grandi poemi omerici.
Per consentire al suo autore, Felice Vinci, di presentarlo al pubblico torinese, l’Associazione Ex Allievi del Collegio San Giuseppe, con il patrocinio della Città metropolitana di Torino, ha organizzato un incontro che si terrà nel teatro del Collegio (ingresso da via Andrea Doria 18, Torinomercoledì 29 gennaio alle 20.30.
Insieme a Vinci, e introdotti dal presidente dell’Associazione Ex allievi del Collegio San Giuseppe, Dario Tarozzi, presenteranno “Omero nel Baltico” (Palombi editore) Fratel Adalberto Valerani, professore di latino e greco ed ex preside del Liceo classico del Collegio San Giuseppe, e il notaio torinese Mario Enrico Rossi, ex allievo del medesimo liceo sangiuseppino.
Secondo la tesi contenuta in “Omero nel Baltico” (giunta alla sesta edizione suscitando 14321150-e1498669993842molte discussioni e qualche scandalo), il reale scenario dei poemi omerici è identificabile non nel Mediterraneo, ma nell’Europa settentrionale: le saghe che hanno dato loro origine provengono dal Baltico e dalla Scandinavia, dove nel II millennio a.C. fioriva una splendida età del bronzo; le portarono in Grecia, in seguito al tracollo dell’optimum climatico, i grandi navigatori che nel XVI secolo a.C. fondarono la civiltà micenea: essi ricostruirono nel Mediterraneo il loro mondo originario, in cui si erano svolte la guerra di Troia e le altre vicende della mitologia greca.
Una tesi ben suffragata da molti dati oggettivi raccolti da Vinci in anni di attente ricerche.

Cari lettori dell’Iliade e dell’Odissea, e in particolare voi studenti, non vi ha mai insospettito leggere nei poemi omerici di fertili pianure solcate da grandi fiumi nel bel mezzo del Peloponneso, che invece, da che mondo è mondo, è una terra montuosa? O lungochiomati, intabarrati in pesanti mantelli di lana? E ancora, dove sarebbe finita l’isola di Dulichios, quella che Omero colloca di fronte a Itaca, della quale però nell’Egeo non c’è traccia? Forse, allora conviene farsi mettere sull’avviso da Strabone, che si chiede perché mai l’isola di Faro, che è sempre stata davanti al porto di Alessandria, sia stata ubicata da Omero a una giornata di navigazione dall’Egitto. Oppure da Plutarco, secondo cui l’isola da cinque giorni dalla Britannia. Fidatevi: “il più sublime di tutti i sublimi poeti” non era un asino in geografia. (Dario Tarozzi, Presidente Associazione Ex Allievi Collegio San Giuseppe – Torino)

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