di Alessia Panati
Oggi torna a scrivere per RP Fashion & Glamour News Alessia Panati che ci propone una interessante riflessione partendo dalla sua esperienza personale.

Ho iniziato a lavorare da giovanissima, avevo appena 19 anni quando il mio spirito di IMG_7829-22-01-20-01-21indipendenza bussava costantemente alla porta dei miei pensieri.
Fortuna vuole che trovai subito lavoro come commessa in un negozio di abbigliamento vicino a Casteggio, mio paese di origine.
Riuscivo a conciliare il lavoro con la mia passione per le sfilate ed hostess nei congressi, anche se queste ultime le ho abbandonate qualche anno dopo perché gli orari di lavoro non me lo permettevano più.
Poi, la grande occasione! Portare un curriculum in una boutique in Via della Spiga a Milano! Mi ero detta che tanto valeva provare visto che il lavoro in paese e provincia mi stava stretto. Tre giorni dopo la chiamata per fare un IMG_7825-22-01-20-01-21colloquio durato poi 30 minuti, i più interminabili della mia vita, per sentirmi dire “tra 10giorni si presenti in negozio che inizia“.
Uscii da quel negozio, seppur ancora incredula con la mente e gli occhi ancora più pieni di sogni e speranze.
Dopo 6 mesi di contratto a tempo determinato,conquistai l’indeterminato.
Iniziai a vivere la vita frenetica di Milano con le corse per prendere il treno, la metro, conoscenze nuove, un modo nuovo di lavorare che mi ha fatto crescere professionalmente. La moda, parlare con molti clienti stranieri, vip e stilisti che nella settimana della moda venivano direttamente in negozio.
Le divise delle commesse tutte uguali e precise dalla testa ai piedi che venivano poi IMG_7828-22-01-20-01-21confezionate ad arte nella settimana della moda milanese, dove la boutique stessa (non tutte) nella giornata della sfilata del proprio marchio, mandava le sue dipendenti dal coiffeur, raccomandandosi anche di avere lo stesso trucco o rossetto se possibile.
E cosi a Milano per sei anni, più altri sei di “gavetta” alle spalle.
Ecco però che una volta diventata mamma mi trovo a vivere un’altra realtà. Mi ero resa conto che questi orari, i km lontana da casa e le corse per prendere il treno non erano più nelle mie possibilità, cosi ti trovi a fare i classici due conti… Quanto costa il nido? Quanto una baby sitter? Quanto IMG_7827-22-01-20-01-21entrambi per le emergenze in caso di malattia del bambino? E se poi? E se ma?
Cosi mi sono trovata a dover abbandonare il posto di lavoro,con la speranza appena possibile di trovarne un altro. Non è stato sempre semplice perché tra un lavoretto e l’altro arriva lo sconforto e la presa coscienza che era meglio abbandonare per un po’ l’idea di un lavoro perché con due bambine, la donna nel mondo del lavoro è vista come un problema.
Cosi mi dedico a tutto quello che ruota attorno alla casa, figlie e marito, assecondando i suoi orari e spostamenti di lavoro ricoperti in questi anni.
Quello che non riesco proprio a capire sono quelle persone che dicono “beata te che sei a casa“.
Sicuramente sono fortunata perché ho cresciuto io le mie bambine, perché se si IMG_7826-22-01-20-01-21ammalano posso tranquillamente tenerle a casa da scuola e asilo e passare le varie festività e vacanze con loro… Ma quando a fare questa esclamazione sono mamme con alle spalle 4 nonni che si dividono i nipoti tra scuola, asilo, nuoto, musica, danza, judo e chi più ne ha ne metta e la donna che va da loro a stirare, che ricoprono ruoli dove i week end sono sempre a casa, ESATTAMENTE COSA INTENDONO CON IL BEATA TE? Figli a parte ovviamente…