Riceviamo e pubblichiamo
Milano,  a “Oasi 2030”, lo spazio gestito dall’Università di Pavia e dal WWF e dedicato ai temi dello sviluppo sostenibile mostra fotografica “Sud Sudan. Un popolo in fuga”. Maria Sassi, docente di Economia e gestione del sistema agroindustriale, documenta con le immagini un paese dilaniato dalla guerra. Da oggi fino al 10 febbraio.

Inaugura oggi, domenica 12 gennaio, a Milano, presso “Oasi 2030” (Giardini di Via Tommaso da Cazzaniga), lo spazio gestito dall’Università di Pavia e dal WWF e dedicato mostraSudSudanai temi dello sviluppo sostenibile, la mostra “Sud Sudan. Un popolo in fuga”, con fotografie di Maria Sassi, e organizzata in collaborazione con il Centro Internazionale Cooperazione per lo Sviluppo.
«Il mio lavoro è straordinario. Mi porta dove gli eventi accadono. Per tre anni sarò in Sud Sudan come partner di un progetto di cooperazione allo sviluppo finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e coordinato dall’organismo non governativo Vides. Ho già svolto alcune missioni in Sud Sudan. In solitudine ho lasciato l’Italia per raggiungere il paese più giovane e tra i più poveri al mondo per studiarne le ragioni dell’insicurezza alimentare».
Sono parole della professoressa Maria Sassi, docente di Economia e gestione del sistema agroindustriale, presso l’Università di Pavia, da sempre impegnata sui temi umanitari e di cooperazione, in particolare legati all’insicurezza alimentare nell’area Sub-Sahariana. Ma questa volta la professoressa Sassi si presenta a Milano, nello spazio di “Oasi 2030”, come fotografa, con la mostra “Sud Sudan. Un popolo in fuga”.
La mostra – che resterà aperta gratuitamente fino al 10 febbraio 2020, ore 10-17 – si articola attorno a tre principali tematiche che hanno come filo conduttore il cibo, per un totale di 33 scatti della docente pavese, con editing di Susanna Sassi.
Il cibo, uno dei diritti umani fondamentali, deve trovare un’adeguata disponibilità, accesso e utilizzo anche da parte delle popolazioni più vulnerabili come gli sfollati, per realizzare l’obiettivo dell’eliminazione dell’insicurezza alimentare come fissato dell’Agenda 2030.
Il punto di partenza della mostra è rappresentato dalle materie prime (acqua, legna, carbone e alimenti da acquistare) per poi passare alla preparazione del cibo e ai modi e condizioni in cui viene consumato, specialmente dai più vulnerabili.
«Ho trovato un paese dilaniato da una guerra per la liberazione e da violenze interne di maria sassinatura etnica – prosegue Maria Sassi – che rendono difficile la costruzione di un’identità nazionale tra le 64 comunità etniche e le oltre 80 lingue parlate. Ho trovato un paese senza uno stato, senza istituzioni che ne garantiscano la sicurezza interna e in emergenza umanitaria. Ho trovato un popolo pronto a scappare in ogni momento per ricercare la sicurezza attorno alle missioni delle Nazioni Unite o alle chiese. Sono i così detti sfollati interni, circa 2 milioni di persone che vivono in situazioni economiche drammatiche, deprivate da ogni mezzo di sussistenza, della terra, della casa, del bestiame e di ogni altra attività. Nell’area del progetto in cui sono impegnata, ho visitato alcuni dei campi in cui si rifugiano. Mi ha commosso la disperata resistenza di queste persone, l’accesa speranza di pace dei più anziani, il sorriso spontaneo dei bambini e il loro pianto inconsolabile. Li ho fotografati per averli sempre con me e con questa mostra voglio condividere il mio ricordo nella speranza che questa loro immeritata tragedia possa finire».

Maria Sassi è un economista agrario che lavora presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Pavia. È esperta di insicurezza alimentare nell’Africa Sub-Sahariana. La fotografia è una delle sue grandi passioni, è il mezzo per fissare i suoi ricordi più importanti durante le missioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo.

Susanna Sassi è studentessa e ha la passione per la fotografia e l’editing. È vincitrice di diversi concorsi fotografici su temi sociali e ha realizzato mostre fotografiche per valorizzare l’ambiente naturale dell’Oltrepò pavese.