Ogni mercoledì fino al 25 dicembre “Siria: mi chiamo Bushra” ci terrà compagnia. Oggi il quarto capitolo del racconto di Antonio Scafaro. Buona lettura!
SIRIA: mi chiamo Bushra
di Antonio Scafaro
4° capitolo – Aamir

WhatsApp Image 2019-12-03 at 18.41.59Come tutte le mattine, anche questo giovedì di aprile sono andata a prendere il rifornimento di acqua giornaliero.
Mentre mi avvicino alla tenda sento chiamarmi, è Faatin, la mia vicina.
Bushra, mentre sei andata a prendere l’acqua, è passato un ragazzo e ha lasciato un pacco per te, aveva fretta, non mi ha neppure detto il suo nome, aveva uno sguardo profondo e triste.
Sono stata assalita da una profonda eccitazione e al contempo, una crescente ansia, stava invadendo il mio animo.
I miei genitori mi ritenevano una persona fortunata perché riuscivo sempre a vedere il lato positivo delle cose. Non so perché ma in quel momento il mio pensiero è corso ad Aamir, ho pensato che la  sua coscienza fosse riuscita a ritrovare la consapevolezza della vita reale e questo, per un attimo, mi ha ridonato fiducia nel futuro.

La mia vita a Jaramana è sempre stata segnata dalla normalità.
A volte la normalità sfocia in noia ed è per questo motivo che con le mie amiche, di nascosto, a volte andavamo a cercare un po’ di divertimento, sano divertimento naturalmente, tipico dell’età adolescenziale.
Jaramana è una città grande con più di centomila abitanti e questo la rende una città vivace, con una popolazione prevalentemente di religione drusa e cristiana, si potrebbe definire multietnica dato il considerevole numero di iracheni e palestinesi presenti in città.
Il nostro ritrovo era nella piazza della moschea, con la sua cupola verde visibile da ogni punto della città.
WhatsApp Image 2019-12-03 at 18.41.59 (1)Si passeggiava per le vie affollate e, con discrezione, si osservavano i ragazzi seduti ai tavolini dei bar.
Si commentava innocentemente sulle qualità dell’uno o dell’altro dei ragazzi che conoscevamo.
Il mio sguardo era sempre impegnato alla ricerca di Aamir, un ragazzo anche lui diciasettenne, che abitava nel mio quartiere.
Alto con i capelli ricci e occhi scuri, tratto poligenico tipico della nostra regione, con uno sguardo profondo capace di leggerti fin nel profondo.
Dato che i nostri genitori si conoscevano, più di una volta avevo avuto modo di parlargli, mi raccontava dei suoi progetti futuri, di quando sarebbe finita la guerra, voleva girare il mondo, conoscere altre culture, imparare tante lingue e, aggiungeva, tornerò e migliorerò il nostro paese.
Mia mamma si era accorta di questa mia simpatia per Aamir, mi faceva mille raccomandazioni e dispensava consigli.
Comportati onestamente come ti abbiamo insegnato, abbi rispetto prima di tutto di te stessa e della tua famiglia, adesso pensa a studiare, lascia pure volare i sogni, la realtà arriverà al momento giusto”.
Seduta alla scrivania, i miei studi ogni tanto erano interrotti da fantasticherie, mi immaginavo stretta al suo braccio in giro per il mondo, spensierati e felici, liberi da ogni preoccupazione e paura.
I genitori di Aamir erano proprietari terrieri e con la riforma fondiaria avevano destinato buona parte delle loro terre a colture cosiddette “strategiche”, frumento, orzo, barbabietola, lenticchie eccetera, avevano però destinato una parte dei loro terreni anche alla produzione di frutta, in particolare albicocche, susine e pesche.
WhatsApp Image 2019-12-03 at 18.41.59 (2)Ogni fine settimana Aamir era incaricato dai suoi genitori di consegnarci un cesto ripieno di questi frutti ricoperti di ghiaccio tritato, mia mamma contraccambiava con il Baklava , una torta preparata con pistacchi o noci e miele.
Mio padre, quando era a casa, lo invitava a entrare e si intrattenevano parlando di politica e di studio, quando lo accompagnavo alla porta approfittavamo di quei pochi momenti per scambiarci le nostre confidenze.
Un fine settimana il cesto di frutta non ci venne consegnato, avevo aspettato con ansia questo momento per poter rivedere Aamir, pensai a qualche contrattempo o impegni di lavoro di Aamir nei campi, chiesi a mio padre ma la risposta fu vaga: “Non ti preoccupare, pensa a studiare”.
Mi rivolsi allora a mia madre, con cui naturalmente avevo un rapporto più confidenziale, all’inizio fu vaga poi, dietro mia insistenza, mi disse che Aamir non sarebbe più passato, era andato via di casa e si era alleato con i ribelli anti governativi.
I miei ideali su Aamir crollarono, con me non aveva mai parlato di politica, la sua più sentita aspirazione era che la guerra finisse al più presto per poter tornare a una vita senza paure.
WhatsApp Image 2019-12-03 at 18.41.57Il primo sentimento fu di delusione, e la prima domanda fu: dove è finita la sua coscienza, la sua moralità suprema? La consapevolezza,che gli aveva fatto sempre distinguere il bene dal male, l’aveva abbandonato per false utopie che forse gli erano stateinculcate da qualche amico nel bar che solitamente frequentava?
Non trovai risposta, ma la tristezza quella sì, avevo perso l’unico motivo che riusciva a farmi dimenticare gli orrori della guerra.

Ho aperto il pacco con curiosità e apprensione, mille pensieri mi hanno attraversato la testa, Il cuore ha incominciato a battere all’impazzata quando ho visto un cesto pieno di frutta e una fetta di Baklava.
Era più di un anno che non avevo sue notizie, Aamir è vivo, questa è la conferma, ho sorriso al cielo e ho ringraziato Dio.

Allora può esserci un futuro. Posso ricominciare a sperare. Posso ricominciare a vivere.

fine quarto capitolo
primo capitolo – mercoledì 13 novembre 2019
secondo capitolo - mercoledì 20 novembre 2019
terzo capitolo – mercoledì 27 novembre 2019
quinto capitolo - mercoledì 11 dicembre 2019
sesto capitolo - mercoledì 18 dicembre 2019
settimo capitolo - mercoledì 25 dicembre 2019