Riceviamo e pubblichiamo
“Bormida”, il film che tratta le tematiche ambientali collegate allo sviluppo industriale del ‘900 e dedicato alla storica protagonista delle battaglie in Valle Bormida, Marina Garbarino, verrà proiettato martedì 26 novembre nella Sala Conferenze Ex Kaimano di Acqui Terme.

film bormidaLa dodicesima edizione del Premio Acqui Ambiente, premio letterario biennale organizzato dal Comune di Acqui e dedicato alla memoria dell’intellettuale nigeriano Ken Saro Wiwa, vittima delle autorità del suo Paese per l’impegno profuso in difesa del diritto dell’uomo alla tutela dell’ambiente, consegnato in occasione della cerimonia di premiazione che ha avuto luogo il 23 giugno 2019, invita alla riflessione su problematiche sempre più attuali.
Tra queste, quella trattata nel film “BORMIDA” che verrà proiettato, grazie alla collaborazione dell’Associazione per la Rinascita della Valle Bormida Pulita – Valle Bormida Pulita, martedì 26 novembre p.v. alle ore 20,30 presso la Sala Conferenze Ex Kaimano – Via Maggiorino Ferraris 3 – Acqui Terme e che approfondisce tematiche ambientali legate allo sviluppo industriale del secolo scorso. Introdotto dall’Assessore alla Cultura Avv. Alessandra Terzolo, l’incontro vedrà la partecipazione di esponenti dell’Associazione per la Rinascita della Valle Bormida Pulita – Valle Bormida Pulita che apriranno un dibattito al termine della proiezione.
È dedicato a Marina Garbarino (1959-2016), già Presidente dell’Associazione Valle Bormida Pulita e storica protagonista, insieme al marito Mario Cauda, delle battaglie contro l’inquinamento causato dall’ACNA di Cengio, una delle bombe ecologiche di cui è stato disseminato il territorio italiano.
Presentato già alla 36ª Edizione del Torino Film Festival, “BORMIDA” è un documentario che racconta di un fiume contaminato da una fabbrica e della popolazione che si mette in marcia per non perdere la propria terra e la vita. Il fiume continua a scorrere, ma i boschi sono ormai deserti. I racconti di due attivisti, di un agronomo e di un allevatore tracciano dei cammini in un paesaggio che è una sedimentazione di sguardi e di tempi differenti. Il luogo diventa narrazione, anche sensoriale ed emotiva. Una possibile mappa per evocare fantasmi.
film bormida locandinaAutore del film è Alberto Momo, regista e critico cinematografico, i cui lavori sono stati presentati nei principali festival internazionali (Venezia, Locarno, Rotterdam, Montreal), alla Biennale di Architettura di Venezia e all’Accademia di San Luca e alla televisione nel programma di Rai3 Fuori Orario. Per la televisione ha curato programmi per Rai3 e Rai4. Ha vinto inoltre il premio come miglior cortometraggio italiano (Valdarno 2001), miglior documentario italiano (Torino 2006) e miglior libro di cinema italiano (Limina/Film Tv 2014). Nel 2015 ha fondato la casa di produzione e distribuzione cinematografica Zomia.
Laura Cantarella, co-autrice del film, è fotografa, ricercatrice indipendente, docente. Alterna l’attività di autrice alla progettazione e al coordinamento di indagini territoriali, con particolare attenzione ai territori fragili. I suoi lavori sono stati esposti in numerose istituzioni museali e culturali tra cui Chelsea Art Museum New York, MACBA Museau d’Art Contemporaine Barcelona, CCCB Centre de Cultura Contemporania de Barcelona, Savignano Immagini, Rapallo Fotografia Contemporanea, IUAV Venezia, F4 / Un’idea di Fotografia – Fondazione Fabbri. Tra i vincitori del Premio Terna per l’Arte Contemporanea e finalista al Premio Fabbri.
Questo film deve inoltre la sua genesi al lavoro appassionato di alcuni studenti di Architettura di Torino, co-autori del film: Elena Andreacchio, Federica Barletta, Chiara Carlucci, Preziosa Giudice, Kaveh Khorramian, Hamid Amouzad Khalili, Elena Marasciuolo, Viviana Marengo, Marilivia Minnici, Caterina Nolli, Marika Provinzano, Valeria Rinaldi, Ilaria Riva, Alessia Stivala, Andrea Trombetta, Silvia Vercelli con Riccardo Covino e Pietro Merlo, tecnici del Laboratorio Multimedia del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino.
Il documentario è arricchito del contributo del fotografo Andrea Botto, dei fotogrammi dell’artista Paolo Leonardo e dei suoni dell’artista Alessandro Sciaraffa che ne ha curato la colonna sonora. Il materiale d’archivio è stato fornito dall’Archivio Nazionale Cinema Impresa – Centro Sperimentale di Cinematografia. Il film è stato realizzato con il supporto di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund e di Fondazione Matrice ed è prodotto e distribuito da Zomia.

L’Associazione per la Rinascita della Valle Bormida venne fondata il 1º settembre 1987 a Saliceto con l'intento di combattere il secolare inquinamento della Valle Bormida ma nel contempo, come si comprende già dal suo nome, posare le basi per la rinascita della stessa. L'associazione, apartitica, nacque dall'unione di due gruppi spontanei, costituiti prevalentemente da giovani della Valle Bormida, decisi a mobilitare l'intera valle contro l'Acna. Seguirono anni di accese proteste e di elaborazione di strategie su diversi fronti: legale, amministrativo, sociale, culturale. Venne anche pubblicato il app_1920_1280_Valle_Bormida_Pulita_-_logosettimanale “Valle Bormida Pulita” distribuito in tutta la valle che accompagnò sia la protesta sia la proposta. Nel 1988 più di ottomila persone sfilarono a Cengio per chiedere la chiusura dell’Acna e il ricollocamento dei 700 operai. I sindacati risposero schierandosi con l’azienda in difesa dei posti di lavoro. Le proteste si spostarono anche a Torino, Genova, Roma e nel frattempo un presidio continuo fu organizzato intorno ad uno scarico di percolato e acque reflue che defluivano nella Bormida. Si scoprirono traffici illeciti di rifiuti tossici che percorrevano l’Italia da nord a sud, esportati in Africa o in altre parti del mondo e una enorme discarica interna alle mura della fabbrica in parte coperta da grandi lagoons di stoccaggio di rifiuti tossici. Il clamore in Italia fu molto alto ma non solo: il caso fu presentato in una apposita audizione al Parlamento Europeo. Non fu sufficiente la legge “Merli”, promulgata dopo il disastro di Seveso che stabiliva limiti e divieti alle emissioni di inquinanti, ad interrompere l’attività dell’azienda e l’inquinamento. Si dovette attendere la dichiarazione di “area ad elevato rischio di crisi ambientale” (L. 349/1986) e un provvedimento del Ministero dell’Ambiente del 1988 per una prima sospensione delle attività produttive, a cui ne seguirono altre. L’azienda propose quindi di realizzare un inceneritore chiamandolo Re-Sol (recupero solfati). Nel novembre 1990, 10mila persone e 130 sindaci manifestarono a Cengio contro l'Acna e l'inceneritore per il recupero dei solfati. Nel 1999 lo stabilimento chiuse e i restanti 230 lavoratori vennero messi in cassa integrazione. Un'inchiesta del 2000 della “Commissione Parlamentare d’inchiesta sui rifiuti” mise in luce che probabilmente fanghi dell'Acna di Cengio furono smaltiti nella discarica di Pianura, a Napoli, per un ammontare di almeno ottocentomila tonnellate Attualmente è in corso la messa in sicurezza con restrizione del sito, il cui completamento era previsto per il 2014/15 ma molto dubbi sono stati sollevati, e non ancora risolti, sulla mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale e l’alluvione del novembre 2016 ha evidenziato che molto rimane da fare per la messa in sicurezza del sito nel caso di eventi eccezionali. Ma non solo la bonifica non è del tutto risolta: anche la partita dei danni ambientali, che vede l’Eni come interlocutore, non è ancora conclusa.