Ogni mercoledì fino al 25 dicembre “Siria: mi chiamo Bushra” ci terrà compagnia. Oggi il secondo capitolo del racconto di Antonio Scafaro. Buona lettura!
SIRIA: mi chiamo Bushra
di Antonio Scafaro
2° capitolo – Il cibo

Sì, siamo vivi, ma fino a quando?
WhatsApp Image 2019-11-19 at 12.40.13Alla mia età non si pensa alla morte, è un evento troppo lontano nel tempo per poter interessare un’adolescente, eppure in questo campo profughi le mie prospettive sono cambiate.
La morte è entrata a far parte del quotidiano, qui in Siria la si guarda con rassegnazione e distacco.
La sopravvivenza di ogni specie è incontestabilmente legata al cibo.
Gli animali uccidono, le formiche passano la vita ad accumulare, gli umani se lo procurano con il lavoro, ma in guerra, dove la dignità di ogni essere umano è annullata da egoismi e interessi vacui, si arriva a elemosinare, a rubare, a volte anche a uccidere per continuare a vivere.
Sarà perché qualcuno pensa che siamo tutti fratelli e sorelle, sarà perché la bontà, che comunque il Signore ha radicato nel nostro animo, prevale sugli egoismi, sarà perché il Signore ci ha aggiunto anche i sensi di colpa, che anche nel nostro campo arrivano gli aiuti umanitari, gli egoistici aiuti umanitari.
Sono giovane, la mia cultura è legata ai libri che mi facevano sognare e agli insegnamenti dei miei precettori, ma qui nel campo l’enciclopedia della vita mi insegna che, in certi casi, gli stessi che ci portano la morte, ci regalano la vita.
Se non vogliamo continuare a mangiare foglie e animali domestici, se non vogliamo morire mangiando veleni che troviamo scavando fra le macerie, allora speriamo nella carità, che spesso è ferma in magazzini a poca distanza da noi.
WhatsApp Image 2019-11-19 at 12.40.12Vediamo la vita ma non possiamo prenderla per assurdi cavilli di competenza, per paura dei cecchini che fanno il tiro a segno o che addirittura, ma io non ci voglio credere perché facendolo, accetterei l’idea che certi uomini sono nati senza un’anima, appendono pagnotte di pane ai muri e aspettano che qualche morto vivente, che sia bambino o mamma, si arrischi a prenderlo, per poter aumentare la loro statistica di morti ammazzati al primo colpo.
Ma perché gli uomini perdono la vergogna e la dignità?
Mi metto in coda, sono arrivati i camion che distribuiscono i viveri.
Mi sento tirare per un braccio, barba bianca, corpo curvo, occhi scavati e tristi, lo riconosco, è il mio vicino di tenda: “Torna al campo, prendo io la tua razione” mi dice Nizar, il vecchio.
Insisto per rimanere, ho paura che voglia approfittare della mia ingenuità per rubare la mia parte, devo mangiare, devo vivere, ma soprattutto devo permettere ai miei fratellini di vivere.
Il vecchio alza la voce, mi ordina di tornare alla tenda, ho paura e obbedisco.
Piango sconsolata in un angolo, mi si avvicina la mia compagna di tenda, mamma di tre bambini, mi stringe forte a sé, chiudo gli occhi e per un attimo immagino che sia la mia mamma ad abbracciarmi.  Racconto a lei la mia rabbia per quanto è accaduto: “Lo odio quell’uomo, vuole rubare il mio cibo e quello dei miei fratellini”.
Io credo che il Signore abbia permesso l’esistenza della rabbia per mettere alla prova la bontà umana.
Ci ha regalato l’intelligenza e questo dono dovrebbe prevalere sulla cattiveria.
In quel momento però il mio dono moderatore si è perso in qualche angolo della mia piccola testolina e mi ha fatto dire cose di cui mi vergognerò tutta la vita.
WhatsApp Image 2019-11-19 at 12.40.12 (1)“Cara Bushra, mi dice Faatin la mia vicina, ricordati di guardare sempre oltre l’orizzonte, le prime cose che vedi potrebbero essere miraggi e i miraggi sono fumi che si disperdono al primo soffio di vento.
Ormai hai imparato a tue spese che gli uomini si dividono in buoni e cattivi.
Quelli che ci consegnano gli aiuti non sono gli uomini delle organizzazioni umanitarie, a loro non è permesso entrare, sono funzionari locali o organizzazioni del posto, addetti alle consegne.
E fra questi purtroppo ci sono anche uomini cattivi, che in cambio del cibo che devono dare chiedono favori sessuali, chiedono di potersi appartare con te.
Ormai sei grande capisci di cosa parlo, Nizarha avuto pena per te, ha visto in te una sua nipote, una sua figlia e ha voluto salvarti, lui è un uomo buono”.

Il Signore ci ha regalato anche la vergogna.
La vergogna ci aiuta a capire gli errori, ci aiuta a rimediare, ci accompagna per mano al perdono.
L’intelligenza ha ripreso il proprio ruolo, dopo circa due ore vedo tornare il vecchio, il viso ancora più scarno, però è abbellito da un sorriso, mi porge uno scatolone e una confezione di acqua:
“Scusa, mi dice, ho dovuto alzare la voce, ma eri in pericolo”.

WhatsApp Image 2019-11-19 at 12.40.11L’ho abbracciato, il Signore ci ha donato anche l’abbraccio, per poter donare energia positiva al prossimo e per poter trasmettere l’amore che ogni essere umano ha dentro di sé.
Piango, il Signore ci ha donato anche le lacrime, per poter lavare l’anima.
Chiedo perdono, il perdono è l’ultimo regalo del Signore, ci aiuta a riportare i sentimenti nella propria dimensione.

Oggi ho imparato una lezione.
In futuro mi ricorderò di guardare sempre oltre l’orizzonte.

fine secondo capitolo 
primo capitolo – mercoledì 13 novembre 2019
terzo capitolo - mercoledì 27 novembre 2019 
quarto capitolo - mercoledì 4 dicembre 2019 
quinto capitolo - mercoledì 11 dicembre 2019 
sesto capitolo - mercoledì 18 dicembre 2019 
settimo capitolo - mercoledì 25 dicembre 2019