Oggi con il primo capitolo di “Siria: mi chiamo Bushra” di Antonio Scafaro, che ci accompagnerà per alcune settimane, prende il via questa nuova rubrica dedicata ai racconti e alla poesia, uno spazio aperto a tutti i lettori. Chi fosse interessato a pubblicare un racconto o delle poesie ci può contattare scrivendo a redazione.rpfashionglamournews@gmail.com. E ora, buona lettura!
SIRIA: mi chiamo Bushra
di Antonio Scafaro
1° capitolo – Sono fortunata

Il cielo era oscurato da mille colori.
Forme bizzarre si intrecciavano con semplici geometrie.
WhatsApp Image 2019-11-05 at 18.12.02Gli aquiloni avevano conquistato il cielo.
La festa del Basant ci accolse in Pakistan il primo giorno di primavera di quel lontano 2005.
Mio padre si era recato lì per lavoro e aveva deciso di portare tutta la famiglia.
Ci fermammo solo qualche giorno ma fu una vacanza bellissima.
Avevo tre anni, amavo la vita e i miei genitori.
Anche quell’ 8 marzo 2018 il cielo era stato oscurato, ma non da aquiloni ma dal grigio del fumo e della polvere sollevata dagli scoppi dei razzi scoppiati nella notte, alla periferia della città.
I nostri genitori ci avevano svegliato presto, al mercato dei poveri di Kachoul bisognava arrivare di prima mattina se volevi portare a casa qualcosa da mangiare.
Nonostante la guerra che ci accompagna come un’ombra da otto anni e nonostante la fame e la paura, io sono felice, ho ancora la mia famiglia e questo in Siria è un’enorme ricchezza.
Il cielo grigio all’improvviso viene violato da sibili e scoppi.
La gente urla, corre in tutte le direzioni, ricordo solo che mio padre ci trascina fuori dal mercato, poi più nulla.
WhatsApp Image 2019-11-05 at 18.12.02 (1)Il cielo adesso è rosso, non sento rumori, sono sballottata, qualcuno mi ha preso in braccio e corre, perché corre quest’uomo, io sto bene non sento niente e poi il cielo è così rosso, così bello.
Di colpo sento un dolore fortissimo alle orecchie, fischi fortissimi mi trapassano il cervello, sento urla, sirene, pianti.
Mi sveglio sotto una tenda, mi alzo e grido, urlo il nome dei miei genitori, dei miei fratelli.
Poi li vedo, i miei genitori sono sopra un tavolo, i corpi deformati in un abbraccio, hanno le braccia e le gambe a brandelli e hanno assunto strane posizioni.
A volte la morte rende ridicoli, se questa scena l’avessi vista con altri occhi in un teatrino, avrei subito pensato a delle marionette, invece sono i miei genitori, uniti per sempre.
I miei tre fratellini piangono, invano qualcuno cerca di consolarli, si girano e i nostri sguardi si incrociano, nei loro occhi leggo paura ma anche speranza, in me vedono la salvezza e la sicurezza che i miei genitori non possono più dare loro.
Di colpo mi rendo conto di non essere più ricca.

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 Mi chiamo Bushra, sono una ragazza di diciassette anni, vivo nel Ghouta orientale, alla periferia di Damasco.
Frequento, no, mi correggo, frequentavo la scuola secondaria superiore di 11° grado e avevo deciso di proseguire i miei studi nelle materie letterarie.
La mia scuola è stata bombardata due anni fa, morirono cinque compagne di scuola, io fui fortunata, mi ruppi solo una gamba e mi curarono in un ospedale gestito da volontari.
WhatsApp Image 2019-11-05 at 18.11.58Noi siriani siamo costretti a stare sotto le bombe, ma perché questi uomini e donne che arrivano da tutto il mondo rischiano la loro vita per curarci?
Me lo sono chiesto tante volte in quel mese che sono stata ricoverata, la risposta me l’ha data una giovane dottoressa italiana: “siamo tutti fratelli e sorelle”.
Ma cosa sono allora coloro che portano la morte in mezzo a noi senza neppure guardarci negli occhi? Credo siano fratelli e sorelle che hanno perso la ragione, sono anime vuote senza più amore per il prossimo.
Amavo leggere, i libri erano il mio mondo, la mia conoscenza, i miei maestri di vita.
Oggi sono qui, in questo campo profughi, sto scrivendo su un pezzo di carta sporco, unto, lo faccio per non pensare.
È l’unico modo per riuscire a sopravvivere.
WhatsApp Image 2019-11-05 at 18.11.59I miei tre fratellini si sono addormentati.
Siamo qui da dieci giorni, da quando i miei genitori sono morti sotto le bombe lanciate dai Jihadisti.
Anche oggi siamo riusciti a mangiare, negli ultimi anni in questo campo più di cento persone, tra cui tanti bambini, sono morti di fame.
Sono stata in coda più di un’ora, non sempre arriva qualcosa da mangiare, la scorsa settimana l’Imam del campo ci ha autorizzato a mangiare anche carne di cane e di gatto, anche se è impura, io non credo di potercela fare, ma devo essere di esempio ai miei fratellini altrimenti non mangiano, e io non so come procurare altro cibo.
Oggi è un giorno fortunato, siamo vivi.

fine primo capitolo
secondo capitolo - mercoledì 20 novembre 2019
terzo capitolo - mercoledì 27 novembre 2019
quarto capitolo - mercoledì 4 dicembre 2019
quinto capitolo - mercoledì 11 dicembre 2019
sesto capitolo - mercoledì 18 dicembre 2019
settimo capitolo - mercoledì 25 dicembre 2019