La Capra Enoica (Fabrizio Capra)

Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Esino Rosso, vino marchigiano prodotto tra le province di Ancona e di Macerata

Ècolo el fiume che spónta
che viene da j anni da j anni
dritto
longo
storce
rislónga
co’ le cunturcenze del serpe
striscia paesi e le sponde
pare st’influso de sangue
che atiza cunfonde
inbroja le vene
se lìbra da l’aqua
de tute catene
(Eccolo il fiume che spunta / che viene dal tempo dei tempi / dritto / lungo / si torce / riallunga / con la tortuosità del serpente // tenta paesi e sponde // pare un fluire del sangue / che fomenta confonde / imbroglia le vene / si solleva dall’acqua / di tutte le catene).
Quale migliore poesia tratta da “Esino, immagini e parole” per introdurre il vino di oggi, l’Esino Rosso DOC.

PILLOLE DI STORIA
bottiglia bicchiereLa zona di produzione dell’Esino era già interessata dalla viticoltura in epoca romana, fatto testimoniato da reperti storici, con naturale decadimento con la caduta dell’Impero Romano.
Dopo un periodo, quello dell’alto Medio Evo, dove la coltivazione della vite avveniva in piccoli appezzamenti, la ripresa avvenne con la fondazione delle Abbazie.
Di coltivazione della vite nell’area dell’Esino è negli scritti del giudice De Crescenzi (Senigallia 1269) mentre era ben presente nel catasto di Corinaldo del 1532.
Il “Dialogo sul necessario miglioramento dei Vini Anconitani e del Piceno per formarne un ramo di interessante commercio” pubblicato nel 1809 a Jesi da Don Angelo Rastelli, parroco di Monsano, ci fornisce una viva descrizione della viticoltura e dell’enologia del territorio attualmente interessato alla DOC “Esino”.
Fu negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso che si diede impulso a una viticoltura più attenta e portò a rafforzare la produzione vitivinicola di alcune zone come, appunto, quella dell’Esino, un processo che porterà alla richiesta della DOC ottenuta in data 11 settembre 1995.

I RICORDI
Il ricordo è di quando ho bevuto e apprezzato questo vino per la prima e unica volta.
lo varchettoMarzo di quest’anno, vengo invitato per la prima volta da Angelo Serri di Tipicità a un press tour nella zona di Fermo.
Come mio solito arrivo in largo anticipo e così riesco a fare due passi per le caratteristiche vie di Civitanova Marche.
Viene l’ora di pranzo e mi butto in un locale che mi ispirava fin dal suo nome: Lo Varchetto “Quello che troi… magni!”.
Sarà stato un insieme di cose ma quell’Esino Rosso degustato in quel locale mi è proprio piaciuto.

ORIGINE DEL NOME
Esino, prende il nome da uno dei fiumi che attraversano la zona di produzione, l’Esino appunto… tutto semplice.
fiume esinoPerò io non mi fermo mai al semplice e sono andato a leggere l’origine del nome Esino, inteso come fiume.
Per semplicità vi riporto cosa è scritto nella “magica” Wikipedia.
Il nome, analogamente a quanto accaduto nelle vallate adiacenti, potrebbe derivare dalla città romana che lambiva Aesis (Jesi), o secondo altre ipotesi essere una latinizzazione della divinità celtica Eso ed essere la città romana a derivare il proprio nome dal fiume. Con ogni probabilità infatti Jesi fu fondata dai Galli Senoni già presenti nel nord delle Marche e che stabilirono lungo il fiume il loro confine meridionale con le popolazioni Picene. A quei tempi l’Esino era navigabile ed Eso era la divinità celtica del commercio fluviale raffigurato con un’ascia in mano ed un aspetto taurino”.

PENSIERO… MEDITATIVO
Passiamo alla fase dissacratoria…
vignetiMi piace colui che scrive del profumo di questo vino: odore caratteristico intenso… ohibò… ma cosa significa “caratteristico” se non me lo spieghi? Se lo avessi letto prima di degustarlo sicuramente non avrei capito nulla… come canta Ruggeri, “Mistero”.
Però tutti concordano nel ritrovarci la ciliegia e la marasca proprio perché lo definiscono un vino fruttato.
Quello che mi lascia un po’ così è che qualcuno afferma che rilascia un finale di note balsamiche (probabilmente aveva mangiato prima qualche caramella alle erbe di montagna) oppure c’è chi dice che presenta un “finale di violetta”…
… ma Violetta nella celebre opera lirica, La Traviata, non finisce male?

AFORISMA DELLA SETTIMANA
“Il bello del vino è che, per due ore, i tuoi problemi sono di altri”. Pedro Ruiz