La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Ribolla Gialla del Collio Friulano, vino di una terra che ha dato tanto e che ancora da.

Viva viva la ligrie,
viva ‘l vin la compagnie!
Lassìn sta’ ogni dolór:
viva ‘l vin e viva l’amor
viva viva ‘l vin e viva l’amor!

(Viva, viva l’allegria viva il vino, la compagnia! Lasciamo stare ogni dolore: viva il vino e viva l’amore viva, viva il vino evviva l’amore!).
La Stajare è una canzone friulana scritta da Ercole Carletti (testo) e Arturo Zardini (musica) nel 1921 e inserita nel repertorio del Coro Marmolada.
Ho scomodato questo pezzo di storia per agganciarmi al Friuli Venezia Giulia, per la precisione al Collio e alla sua Ribolla Gialla.

PILLOLE DI STORIA
ribolla gialla uvaLa Ribolla Gialla del Collio Friulano, un vino che è legato alla storia.
L’origine del vitigno potrebbe risalire, manco a dirlo, agli antichi romani che portarono durante il loro dominio in terra friulana l’uva Avola.
Altre fonti affermano che invece l’antenato della Ribolla era il vitigno Robola che era coltivato fina dall’epoca del dominio della Serenissima che rimane l’ipotesi più accreditata.
Di fatti la sua origine risale, secondo questa ipotesi, da mercanti veneziani che hanno portato questa varietà da Cefalonia e nelle isole a sud della Dalmazia ma vediamo poco sotto che anche questa ipotesi potrebbe essere infondata.
Il vino Ribolla Gialla risale a 700 anni fa, tesi attendibilissima perché esistono documenti datati 1299, un atto notarile, dove è testimoniata una compravendita di Ribolla Gialla o meglio di Rabiola del Collio.
Altri documenti ci svelano che questo vino veniva offerto dal comune di Udine alla cariche politiche e militari al loro ingresso in città.
È alla fine del Trecento che la Ribolla Gialla varca i confini: cronisti tedeschi ammiravano questo prodotto.
Nel 1968 la Ribolla Gialla è tra i vini che ottengono il riconoscimento della DOC Collio.
Nel 2012, un gruppo di scienziati provenienti da Italia, Slovenia, Grecia e Svizzera si è riunito per studiare le origini e le caratteristiche della Ribolla e per determinare se la Rebula (Slovenia), la Ribolla Gialla (Italia) e la Robola (Grecia) sono delle varietà. Con l’utilizzo di strumenti molecolari, soprattutto con la genotipizzazione, è stato condotto uno studio con i marcatori SSR (Simple Sequence Repeats), che ha dimostrato che la Rebula e la Ribolla Gialla possiedono genotipi identici in tutti i 35 marcatori SSR e che si tratta della stessa varietà dai nomi leggermente diversi. La ricerca ha confermato che la collioRobola greca non è uguale alla Ribolla, sebbene sia strettamente correlata a essa.

I RICORDI
I ricordi non mi portano solo a questo vino.
Parecchi anni fa mi trovavo in ferie a Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, sulle sponde dell’Isonzo, e un giorno mi sono goduto un giretto panoramico sul Collio, un territorio dai molti significati, dalla grande storia, da pagine della nostra storia indimenticabili.
E allora è facile abbinare questo territorio ai suoi vini dove ogni sorso è rituffarsi in sensazioni che si possono percepire se uno ha percorso quelle strade percependo le vibrazioni che quel luogo ancora oggi ti vengono trasmesse.
Ecco dove corre il mio pensiero quando degusto una buona Ribolla Gialla del Collio.

ORIGINE DEL NOME
Mi piace una descrizione dove si afferma che la Ribolla Gialla si chiama in questo modo perché originariamente una notevole ricchezza di acido malico faceva si che ribollisse… ribolla gialla collio cormonsun ribollire di carducciane memorie..

PENSIERO… MEDITATIVO
Ora dissacriamo un po’
Subito mi colpisce una descrizione organolettica “Fruttato, di limone e banana”… nel cuneese decenni fa provarono a coltivare il “lemonbana” con scarso successo, bastava prendere qualche bottiglia di Ribolla Gialla e dire a Gianni Morandi di cantare “banane e limone” al posto del lampone…
Però mi rassicura chi ha scritto che è un vino godibilissimo… meglio del catalogo Postalmarket?
ma poi prosegue con “elegante, sapido-salato vivace delizioso sapore di agrumi”… che caos di gusti.
Poi diamo spazio ai sentori, olfattivi e gustativi, più variegati: pera matura, pesca, frutta esotica, castagne, mandorle tostate, prugne, cacao, sidro, agrumi ma anche glicine, tiglio, erbe aromatiche.
Il più fantasioso ci ha trovato il profumo di foglia di pomodoro e di sambuco.
Ma il colpo di genio è chi ha spiegato che “in bocca è minerale, polposa, croccante, mai troppo rotonda…” e vabbè, un giorno mi racconterà che cosa ha mai bevuto.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
“La sola arma che tollero, è un cavatappi”. Jean Carmet