La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Carema, importante vino piemontese di confine fulgido esempio di una viticoltura (o sarebbe meglio dire VitiCultura) che sta scomparendo.

Ed il vino fluisce rosso
lungo mille generazioni
come il fiume del tempo
e nell’arduo cammino
ci fa dono di musica,
di fuoco e di leoni.

ho scelto questo passaggio di “Sonetto al vino” di Jorge Luis Borges per presentare il Carema.

PILLOLE DI STORIA
phoca_thumb_l_scalinata2Il Carema è un vino che si produce esclusivamente nel territorio del Comune di Carema e deve la sua notorietà al fatto cha la vicina Olivetti, con sede a Ivrea, usava donare a clienti e fornitori questo vino.
Sicuramente è un vino che ha una storia millenaria, vigneti coltivati con il sistema delle tipiche pergole (tòpie) messe a dimora sopra la viva roccia formatasi dal ghiacciaio pleistocenico.
Carema è al confine tra la provincia di Torino e la Valle d’Aosta e in epoca romana rappresentava l’ultimo avamposto prima di inerpicarsi sulla strada per le Gallie: e dove c’erano i romani e la terra era vocata alla viticoltura  si produceva vino. E cerca che ti ricerca ho trovato che scritti degli storici latini raccontano che la vittoria del console Terenzio Marrone sui Salassi, nel 23 a.C., fu festeggiata dai soldati con il saccheggio delle cantine di Carema.
I vini della zona di Carema già nel Cinquecento.
phoca_thumb_l_cantina_girodEd è proprio nel Cinquecento che si scrive tanto dei vini di Carema: Il bottigliere di Papa Paolo III Farnese, autore di una guida enologica datata 1539, lo definiva infatti “un’ottima e perfetta bevanda da Principi e Signori”. Un altro trattato del XVI secolo, il “De Vinis Italiae”, menzionava il Carema come vino servito alla mensa dei Papi e dei Duchi di Savoia e “vin d’arrosto” per i Reali di Francia.
Nel XIX secolo gli ettari coltivati a vite erano oltre 350 per poi passare nei primi anni del Novecento a 120 ettari. Oggi se ne contano circa una trentina. A dare un buon aiuto all’abbandono, prima la diffusione di parassiti (fine Ottocento inizio 900) e poi la difficoltà della coltivazione che ha portato molti viticoltori a gettare la spugna.
Nel 1960 viene costituita la Cantina Produttori Nebbiolo di Carema; nel 1967 ottiene il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (Doc); nel 1996 il Consorzio di Tutela e Valorizzazione dei vini di Caluso si estende al Carema e al Canavese. Dal 2014 il Carema è diventato Presidio Slow Food.

I RICORDI
comune-carema-scorcio-grandmasunLa zona di Carema mi ha sempre affascinato. Fin da bambino, quando, percorrendo l’autostrada, per recarmi nella Vallèe (ma poi anche il ritorno) lambendo il territorio di Carema si rimaneva affascinati dal paesaggio: in primis iniziava a cambiare letteralmente, si iniziava ad assaporare la regione aostana e poi quelle viti abbarbicate ti facevano pensare a una viticoltura eroica e a vini dal grande potenziale. Bere un bicchiere di Carema è fascino, è un qualcosa di glamour, perché ti addentri in un percorso ambientale unico nel suo genere e ti senti coinvolto.
Quando mi è capitato di assaggiarlo l’ho centellinato perché dentro a questo vino si sente tutta la fatica del viticoltore laddove ancora si coltiva senza l’utilizzo delle attrezzature e delle macchine, solo con la forza delle braccia e il sudore della fronte.
Solo per questo concedersi ogni tanto una bottiglia di Carema è buona regola.

ORIGINE DEL NOME
Il nome Carema ha una derivazione toponomastica ovvero da comune dove viene coltivato. E credo che null’altro si deve aggiungere.

PENSIERO… MEDITATIVO
Voglio iniziare questo mio ultimo spazio dedicato al Carema con una citazione del grande Mario Soldati (e a lui tutto è permesso), il quale parlando di questo vino disse: “forte e simpatico come un gusto di sole e di roccia”. L’ha scritto Soldati e non posso dissacrare un grande maestro.
comune-carema-anfiteatro_vignetiVenendo a noi, stranamente nessuno è passato prima dal fruttivendolo per descrivere il Carema, ma si fanno riferimenti floreali, in particolar modo all’odore della Rosa… macerata (intesa come messa a mollo e non al comune marchigiano), tanto importante da inserire questa definizione nel disciplinare della DOC: ma si è così contagiosi?
Se proprio voglio dissacrare un po’ potrei soffermarmi sul fatto che  “in bocca si presenta asciutto, morbido e sapido…”, asciutto? Ma il vino non è un liquido.
Chiudo con un riferimento agli abbinamenti gastronomici.
Un autorevole sito afferma che il vino Carema da il meglio di sé anche insieme all’agnello al forno e allo spiedo, con contorno di funghi trifolati.
E per una volta la Capra è salva!

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Una bottiglia di vino contiene più filosofia che tutti i libri del mondo . Louis Pasteur