La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Soave, importante vino veneto.

Vino pazzo che suole spingere anche l’uomo molto saggio
a intonare una canzone e a ridere di gusto
e lo manda su a danzare, e lascia sfuggire qualche parola
che era meglio tacere
questa volta ho scomodato Omero per proporre un signor vino bianco, il Soave.

PILLOLE DI STORIA
La vite nelle zone di produzione del Soave esistevano già circa 40milioni di anni fa, ne sono testimoni reperti archeologici.
bottiglia bicchiereCassiodoro, prima dell’anno mille, si raccomandava di non far mai mancare sulla tavola reale vini  veneti da uve bianche soavissimi e corposi capaci di esprimere “chiara purità….gioviale candidezza e soavità incredibile”.
In età barbarica il Soave perse molto del suo potenziale per via dell’abbandono dei vigneti.
Lo sviluppo della coltivazione del vigneto si ha tra il 1228 anno dello Statuto Ezzeliniano e il 1500 quando si migliorano le tecniche per agevolare la raccolta delle uve, ovvero l’introduzione del “palo secco”.
È nell’Ottocento che da un confronto con i vini del Reno e i Tokay ungheresi si ricerca un miglioramento della qualità cercando soprattutto quelli che erano i terreni maggiormente vocati.
Il 9 giugno 1901 nasce la Cantina Sociale del Soave al fine di tutelare questo vino.
Ma nel ‘900 anche il Soave patisce le malattie che colpiscono i vigneti italiani ma la grande forza del mondo produttivo impegnato a ricostituire il patrimonio vitato da il via a quello che diventerà il Consorzio di Tutela Vino Soave e Recioto di Soave.
Nel 1931 viene riconosciuto, primo tra tutti, come vino “tipico e pregiato”.
Dal 1968 si  può fregiare della DOC e poi nel 2001 il Soave Superiore ottiene la DOCG.

I RICORDI

Nel lontano 1995 passai le ferie estive sul Lago di Garda, per la precisione a Peschiera, e bottiglienelle varie “scorribande” nei paesi gardesani lato provincia di Verona sovente mi imbattei nel Soave quale vino servito al ristorante oppure acquistato nei supermercati e nei negozi per pasteggiare nel bungalow.
La memoria mi ricorda che anche negli anni precedente qualche Soave acquistato in un noto supermercato da una lettera lunga mi aggradava, ma, e rimango fermo nella mia opinione, il vino bevuto sul territorio di produzione, al massimo nelle strette vicinanze, si assapora maggiormente e ti fa vivere momenti veramente particolari perché ti da immedesimare con il territorio stesso.
Da allora, per non offuscare un bel ricordo, non bevvi più Soave.

ORIGINE DEL NOME
Il nome Soave, almeno così viene affermato, deriva dagli Svevi (Suaves) calati in Italia con Alboino, re Longobardo.

PENSIERO… MEDITATIVO
vignetiHo fortemente rischiato di lasciare in bianco questa parte dell’articolo.
Le solite cose: la mandorla, la pesca, la mela, la pera, uno ci ha sentito anche l’ananas… insomma la solito macedonia su cui ho già scritto e correrei, quindi, il rischio di ripertemi.
Non dimentichiamo anche la fiorista: fiori bianchi, sambuco, violetta.
Stavo per gettare la spugna quando sono incappato in questa descrizione: i terreni vulcanici inoltre si rivelano con decise note di porfido, pietra focaia e selce…
… e ho pensato che mi mancava questo aspetto mineralogico: ma chi ha mai assaggiato porfido, pietra focaia e selce per dire che il vino ha questo gusto o qualcuno ci ha provato pensando che prima o poi poteva anche servire.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Vino e musica furono sempre per me i migliori cavatappi. Anton Cechov